x

SEI IN > VIVERE FERMO > ATTUALITA'
comunicato stampa

Cgil: la vendita della Solgas va contro gli interessi del territorio

4' di lettura
1130

da CGIL Fermo
Camera del Lavoro Territoriale


Bandiera Cgil

Continuiamo a pensare che il tema dei Servizi Pubblici Locali e della gestione delle partecipate abbia bisogno di un'analisi approfondita e di una strategia complessiva che scavalchi i confini comunali. Senza la dotazione di una politica capace di guardare oltre il breve e medio termine, la scelta sic et simpliciter della vendita degli assets di proprietà pubblica o partecipati, risulta dannosa per il nostro territorio.

Come la vendita parziale delle aziende del gas di Porto San Giorgio e di Monte Urano, quella paventata della Solgas di Fermo rappresentano di fatto un impoverimento dell'economia locale e l'instaurazione della premesse di un futuro danno per cittadini ed utenti.

I futuri profitti, se in gran parte privatizzati, non saranno più ad appannaggio del bilancio comunale e del territorio che, sempre più, si avvia verso un destino caratterizzato da attività, risorse e risparmi colonizzati da attori esterni.

Privarsi della possibilità di trarre risorse da alcuni servizi, anche se gli stessi sono individuati dalla norma come apparentemente “non strettamente necessari per il perseguimento di finalità istituzionali”, è ancor più rischioso in una fase dove le entrate comunali sono assottigliate dalla crisi e dei tagli dei trasferimenti statali.
Privatizzare/vendere oggi, significa, a meno di aumentare le tasse locali, tagliare domani i servizi sociali, diminuire ulteriormente la capacità dei comuni di contrastare le crescenti disuguaglianze e di tamponare le emergenze socio-economiche che avvinghiano tanti cittadine e famiglie, di essere marginali difronte alla rottura della coesione sociale, di non poter arginare il deterioramento democratico delle comunità cittadine.

L'alternativa che proponiamo è l'apertura urgente di un processo di aggregazione intercomunale di tutti i servizi accompagnato da una profonda ristrutturazione delle aziende, anche per l'Asite come unica azienda comunale di tutti i servizi, per migliorarne efficienza e produttività per cui si possano favorire la stabilità del lavoro e la diminuzione dei costi del servizio ai cittadini grazie a possibili economie di scala, garantendo le condizioni per assicurasi il livello delle entrate per le casse comunali.
Solo dopo di ciò si potrà affrontare il tema della proprietà e della partecipazione pubblica che, a ns. avviso, non può essere limitata agli indirizzi e alla programmazione.

Un'altra riflessione che reiteriamo, riguarda l'analisi dei processi di privatizzazioni affermatisi grazie al dominio decennale del “pensiero unico” mercatista della società, da cui anche la terribile crisi generale che stiamo vivendo.
In questi decenni caratterizzati dalle privatizzazioni, anche dei cosiddetti "beni comuni", a mancare è stata una opposizione e proposizione politica alternativa ad un processo che si è rivelato fallimentare. Da un'analisi dei risultati raggiunti (Banca d'Italia- Ocse-Istat) risulta che tutti gli indicatori come occupazione, valore aggiunto, produttività, indebitamento, investimenti, grado di concorrenza, costi per i cittadini sono pesantemente peggiorati.

Questo disegno, che tuttora persiste, si muove in ambito planetario. E' noto il ruolo negativo giocato dalle privatizzazioni nella crescita clamorosa della corruzione, delle disuguaglianze e, nel trasferimento delle ricchezze dall'economia reale a favore delle rendite, comprese quelle di posizione!
Proprio di fronte al nuovo “leviatano” planetario della finanza e alle scelte tiranniche (vedi Grecia o Fiscal Copact) che detta all'insegna di “meno Stato (meno scuole, sanità, assistenza) più mercato”, anche la politica locale non deve mostrarsi accondiscendente, soprattutto quando si mostra consapevole dei danni che subiranno territorio, comunità e democrazia.
Il danaro non può essere un fine. Esso è e deve essere uno strumento assoggettato ai bisogni della società umana.

La politica, anche quella locale, deve reagire e riportare al centro delle vicende umane la persona, i suoi diritti, le sue prerogative democratiche, i suoi “beni comuni”.
Infine, l'arretramento delle Amministrazioni comunali dai servizi sociali e di natura economica pone pesanti problemi di partecipazione democratica dei cittadini nelle scelte economiche e politiche del territorio, da cui persino l'Amministrazione comunale potrebbe rivelarsi ormai alienata. Anche per questo auspichiamo dibattito e confronto che, come la storia insegna, aiutano molto la buona Politica e le buone decisioni.



Bandiera Cgil

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-08-2015 alle 20:00 sul giornale del 26 agosto 2015 - 1130 letture