Indesit: 'Insufficiente il documento firmato dal consiglio provinciale congiunto'

2' di lettura 10/07/2013 - L’ennesimo colpo che si intende assestare all’assetto produttivo marchigiano e nazionale, con drastici tagli occupazionali annunciati alla Indesit, si inserisce nel quadro della generale distruzione in atto dell’intero sistema industriale italiano e rappresenta il “de profundis” del tanto decantato “modello marchigiano”, non più conveniente per il padronato ai fini della massimizzazione dei profitti in una fase di liberalizzazione selvaggia come quella attuale.

Ora si getta definitivamente quella maschera dal volto umano e paternalistico che oltre a generare le fortune economiche e finanziarie della famiglia Merloni, ha prodotto anche le fortune politiche dei suoi componenti come ad esempio la signora Maria Paola Merloni e dei suoi uomini di punta come ad esempio il presidente Spacca e l’assessore regionale Viventi.

Ma è ora di dire con forza che questa devastazione non è originata da una sorta di calamità naturale o da un destino cinico e baro. E’ in realtà generata da precise responsabilità materiali e politiche. Responsabilità che sono riconducibili ad individui, forze e componenti politicheben identificabili.

Forze politiche di centro destra e di centro sinistra che, superando finalmente ogni residua ipocrisia, oggi governano insieme questo Paese, prima attraverso il governo Monti, ora con il governo Letta-Alfano. Una convergenza che esplicita la sostanziale condivisione dei cosiddetti “fondamentali” del modello socio economico liberista vigente quello che assegnala “sovranità ai mercati”.

Componenti politiche che negli ultimi decenni, senza soluzione di continuità hanno contribuito a livello nazionale, europeo ed internazionale, attraverso Capi di Governo, Ministri e Parlamentari, a modellare quel sistema di regole che consente la libera circolazione dei capitali, la delocalizzazione industriale indiscriminata, la speculazione finanziaria ai danni dell’economie locali e dei popoli. Quel sistema che proprio attraverso il ricatto della delocalizzazione industriale ha compresso diritti e salari dei lavoratori al punto da determinare quell’impoverimento all’origine dell’attuale crisi economica strutturale generata, appunto, dalla caduta della domanda aggregata e dalla conseguente recessione.

Per queste ragioni in occasione della seduta congiunta dei Consigli provinciali di Ascoli e Fermo, abbiamo ritenuto assolutamente insufficiente il documento prodotto dalle due Amministrazioni che, come già avvenuto senza alcun risultato in analoghe situazioni di crisi, si limitava a criticare le scelte aziendali e ad invocarne un ripensamento senza indicare cause, responsabilità e possibili azioni delle istituzioni per scongiurare il ripetersi di questi massacri sociali.

Nel nostro ordine del giorno, fatto proprio infine dall’itero consesso, si indicano invece azioni concrete sulle quali si tratta ora di “inchiodare” i vertici della nostra Regione ed i Parlamentari regionali.

Massimo Rossi (RC), Gabriele Illuminati (RC), Massimiliano Binari (SEL), Gaetano Agostini (IdV), Licia Canigola (IdV)

In allegato il documento



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