Porto S.Elpidio: incontro tra balneari, Favia (Centro Democratico) in prima linea per il loro futuro

David Favia 2' di lettura 09/02/2013 - Nella suggestiva cornice di Villa Baruchello a Porto S.Elpidio si sono dati appuntamento le imprese balneari di gran parte del Paese per interrogarsi sul loro futuro perdurando l’inerzia del Governo dinanzi alle forche caudine della direttiva Bolkestein sulla disciplina delle concessioni demaniali marittime.

Presenti l’on. Bruno Tabacci, cofondatore di “Centro Democratico” terza forza della coalizione di centro sinistra e l’on. David Favia del “Centro Democratico” che fino a ieri in Parlamento ha combattuto una aspra battaglia in difesa delle oltre trentamila aziende e dei trecentomila lavoratori che appunto operano lungo le nostre coste e che rischiano seriamente di vedersi sfilare il lavoro dalle multinazionali.

Da parte loro, sia Riccardo Borgo, presidente nazionale SIB – Confcommercio che Enzo Monachesi, presidente regionale SIB delle Marche, hanno sottolineato lo stato di grave incertezza che sta condizionando il settore e che rischia di spazzar via anni e anni di sacrifici e di investimenti da parte delle imprese balneari del Paese e dell’indotto.

E’ stata evidenziata la necessità di agire concretamente per salvare le 30 mila imprese italiane da una fine certa, sollecitando contestualmente alla Commissione europea la non applicabilità della direttiva Bolkestein e quindi la letale tagliola delle scadenze.

L’on. Tabacci si è impegnato a ridiscutere in sede europea la direttiva Bolkestein, precisando le caratteristiche peculiari del settore delle imprese balneari nel contesto italiano, prevalentemente votate alla tutela del territorio.

A Bruxelles – ha detto al riguardo Favìa - dobbiamo chiedere di fare ciò che è stato fatto per gli ambulanti, i notai, i concessionari, le acque minerali e i distributori di carburante. Perché le imprese balneari, realtà sana della nostra imprenditoria, devono subire un trattamento diverso?". Lo stesso Favìa ha poi aggiunto: “rinviando la presentazione di una nuova legge e rimandando a principi generici che condanneranno a morte le nostre imprese, disattendendo peraltro l'impegno assunto in Parlamento attraverso due mozioni, Monti si carica di una gravissima responsabilità. Il Governo vada a Bruxelles a difendere i diritti di queste imprese, di questa realtà italiana sana e unica in Europa, evitando di svendere le nostre spiagge, nella migliore delle ipotesi alle multinazionali straniere, nella peggiore alla criminalità organizzata".

Da ultimo Favìa ha sostenuto che: “Il modello legislativo cui si deve guardare è quello spagnolo, che proroga le concessioni per 75 anni per ragioni di tutela ambientale e salvaguardia del patrimonio immobiliare e imprenditoriale e che ha avuto un commento positivo in sede europea. Il governo italiano deve ragionare in questa prospettiva, anche in una logica di pari trattamento con gli altri paesi europei, e deve pertanto elaborare una normativa che, d’accordo con l’Europa, dichiari la direttiva servizi non applicabile al settore dei balneari”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-02-2013 alle 17:31 sul giornale del 11 febbraio 2013 - 688 letture

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