A Massa Fermana, la mostra di Carlo Iacomucci

Carlo Iacomucci 2' di lettura 08/09/2012 - Capita raramente che una mostra d’arte da «luogo» delle effervescenze culturali si trasformi in sfera di trasfigurazioni cultuali, quelle che per il proprium anagogìco delle opere fanno esperire suggestioni del livello più elevato.

E’ indubbio, comunque, che vi concorra lo stesso spazio espositivo. Come l’antica e suggestiva Sala Consiliare del Comune di Massa Fermana, che accoglie «Oltre lo spazio e il tempo», un’incantevole mostra di pittura di Carlo Iacomucci, il noto incisore e pittore urbinate, maceratese d’adozione, tra i più celebrati della famosa “Scuola del Libro” della città feltresca, artista di spicco in sede nazionale e internazionale (vanta peraltro l’invito alla 54^ Biennale veneziana per Regioni).

La sua mostra (fino al 12 settembre) - promossa dal Centro Studi «Carlo Crivelli» in collaborazione con il Comune di Massa Fermana e curata con rara acutezza dal noto storico dell’arte Stefano Papetti - «sed magis cor» (ma il cuore di più), verrebbe da dire, per il florilegio delle opere pittoriche esposte, una trentina tra olii su tela o tavola e acquacrilici: un trionfo di segni e sapienti, vivaci cromìe, pagine di trasognata fantasia in spazi affollati di cose, a volte indistinte ma “piene di molte altre cose segrete” - dice l’autore. E poi forme diafanizzate in spazi tecàli, e dialoganti fantasmatiche figure vuote rivestite di casacche e copricapi (sofferta ricerca del sé?). Il tutto, tra fiabe, miti, reminiscenze che aggallano da una sorta di liquida motilità. E’ l’affiorare dei suoi disagi interiori; in primis, la (confessata) solitudine dell’anima, condizione ineliminabile della sua vita, teatralizzata, esorcizzata. La densità spaziale delle opere si pone, oltre sipari /finestre – teatro nel teatro – come patetico topos narrativo.

Carlo è qui che “patisce”, come ogni vero artista, tra falsità (lo stesso inganno dell’immagine?) e aneliti aletici, veritativi - piuttosto che - lo diciamo sommessamente - “Oltre lo spazio e il tempo”, dove le immagini sfumano nella plena veritas. Quell’insistito flottare di lacrime che attraversa ogni sua opera, è luogo poetico di redimibilità ove la tensiva adesione al reale si fa inestinguibile de-siderio struggente dell’Oltre. Quelle «lacrime», intanto, cadono, trasversali, tra palpitanti, caudati aquiloni - quasi spermî erranti - a nutrire la pelle arsa del mondo.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-09-2012 alle 15:16 sul giornale del 10 settembre 2012 - 695 letture

In questo articolo si parla di arte, attualità, mostra, Massa Fermana

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