Porto San Giorgio: ponte alla foce dell'Ete, quel vecchio avverbio del nuovo sindaco

porto san giorgio 3' di lettura 13/08/2012 - Abbiamo letto nei giorni scorsi dell’intenzione, da parte della nuova amministrazione comunale di Porto San Giorgio, di procedere “per ora” con la realizzazione di un ponte pedonale e ciclabile alla foce del fiume Ete.

Il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Fermano ritiene che il ponte, di cui si parla ormai da anni, debba essere solo pedonale e ciclabile (per sempre), come del resto è sempre stato concepito da tutte le amministrazioni fermane e sangiorgesi da vent’anni a questa parte. Quello scrupolo avverbiale da cui si è fatto prendere il nuovo Sindaco di Porto San Giorgio, se serve per non precludersi altri futuri possibili ampliamenti o semantici o infrastrutturali (cemento e asfalto per automobili) può essere tranquillamente messo da parte.

È evidente a tutti che quell’eventuale attraversamento dell’Ete deve essere inserito in un contesto più ampio di riqualificazione naturalistica e turistico-ricreativa di tutta la zona che comprende l’area dell’ex campo di volo di Marina Palmense, il Monte Caucciù, la collina sud di Porto San Giorgio e il porto di Porto San Giorgio. Crediamo che in questi spazi, opportunamente riqualificati e coordinati, si possa realizzare una grande area rinaturalizzata inter-urbana polifunzionale che comprenda la ricostituzione di un’area umida alla foce dell’Ete e nella zona dell’ex deposito di sabbia, attrezzata con percorsi guidati e capanni di avvistamento per avifauna acquatica, un parco costiero con la ricostruzione del sistema spiaggia, duna e retroduna in tutta l’area fino all’abitato di Marina Palmense, un parco collinare con essenze della macchia mediterranea locale nell’area di monte Caucciù e nella collina sud di Porto San Giorgio, un’aula del mare dotata di un acquario di livello regionale nella zona del porto.

Il tutto perseguendo il tentativo di ricostruire la rete ecologica mare-collina, con tutti i suoi elementi caratterizzanti, in una delle ultime zone verdi costiere che sono disponibili nella nostra regione, e in quanto tale, da difendere e tutelare ad oltranza. Le aree potrebbero essere attrezzate per la fruizione sia turistico-ricreativa (panchine di sosta, aree pic-nic, punti di ristoro, percorsi vita) che educazionale (percorsi guidati, cartelli esplicativi di botanica, geologia, naturalistici), mentre l’aula del mare potrebbe essere la “testa pensante” del parco intercomunale, dove si svolgono attività di formazione per scolaresche, attività di visite guidate, convegni, attività culturali legate al parco.

È chiaro in ogni caso che pensare alla rinaturalizzazione di quell’area in questi termini esclude ogni intervento di asfalto o – peggio – cemento. Un’area di questo genere estenderebbe l’attività turistica-ricreativa a periodi più lunghi nel corso dell’anno, anche con interventi in acqua del tutto alternativi e più moderni delle obsolete scogliere frangiflutti su cui ancora poltriscono le menti dei nostri imprenditori e dirigenti regionali, e darebbe possibilità di un lavoro qualificato a giovani della zona, insomma creerebbe una economia locale che valorizzerebbe il territorio ed i suoi abitanti migliorandone notevolmente la vivibilità.

I finanziamenti per interventi del genere si possono avere da progetti europei (come ad esempio il progetto LIFE che scadrà a settembre) dai fondi di compensazione della terza corsia che possono essere messi a disposizione dalla Provincia di Fermo (che potrebbe mettere a disposizione del progetto anche i terreni di sua proprietà a Monte Caucciù), dal Comune di Fermo e dal Comune di Porto San Giorgio.


Dal Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Fermano





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-08-2012 alle 16:33 sul giornale del 14 agosto 2012 - 924 letture

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