Visitati da Antigone Marche gli istituti penitenziari di Fermo e Montacuto

carcere montacuto 11' di lettura 30/08/2011 -

Dopo avere visitato qualche settimana fa i penitenziari di Marino del Tronto (Ascoli Piceno) e di Villa Fastiggi (Pesaro), l’Associazione Antigone si è occupata della casa circondariale di Montacuto (Ancona) e della Casa di reclusione di Fermo. Le due visite si sono svolte la settimana scorsa e rientrano nell’ambito dell’attività dell’Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione, con cui ogni anno si compie una rilevazione sistematica delle condizioni delle persone private della libertà personale.



Le volontarie di Antigone Marche e dell’Osservatorio nazionale di Antigone sono state accompagnate, rispettivamente, a Fermo, dall’onorevole del Pdl Remigio Ceroni, e ad Ancona dal consigliere regionale di Sel, Massimo Binci, e dal responsabile del gruppo assembleare regionale dei Verdi, Giuseppe Canducci. I problemi maggiori dei due istituti riguardano gli spazi e le possibilità di lavoro: due condizioni irrinunciabili per garantire la funzione rieducativa e di reinserimento sociale degli istituti di pena. La situazione è aggravata dal sovraffollamento e dalla mancanza di fondi. A Fermo il tasso di sovraffollamento è del 98%, mentre ad Ancona è del 255% (cioè ben oltre il doppio della capienza massima, il 4° carcere più affollato d’Italia!). Le persone recluse fanno i turni per mangiare o stare in piedi; secondo l’Unione Europea si tratterebbe di tortura (ma in Italia il reato di tortura non è codificato) perché i reclusi dispongono di meno di 3 mq a testa. Quanto alla scarsità di fondi, provoca un’ulteriore compressione dell’attività trattamentale – corsi, laboratori - e della possibilità di predisporre occasioni di lavoro per i detenuti.

Non vi sono ambienti adeguati per le (poche) ore di socialità, i camminamenti per le ore del passeggio sono scoperti e, quindi, esposti al sole o alla pioggia, tanto che i detenuti a volte preferiscono rimanere in cella. A Fermo le lezioni scolastiche, i corsi e tutte le attività si possono svolgere soltanto nella palestra; la manutenzione è carente - in Ancona i corridoi sono coperti di muffa e infiltrazioni d’acqua. Una situazione drammatica che evidenzia, anche nella nostra regione, questioni che vanno oltre la mera politica penale e richiedono decisioni urgenti ed adeguate, a tutti i livelli per le rispettive competenze, per ripristinare il rispetto dei diritti fondamentali nei luoghi di detenzione come parte integrante di una società civile e democratica.

Dopo che il 19 Luglio scorso la stessa assemblea legislativa regionale ha approvato due mozioni sulle condizioni di detenzione nelle Marche, occorre mantenere viva l’attenzione, anche continuando a diffondere dati di prima mano, per far sì che alle apprezzabili prese di posizione seguano provvedimenti concreti, a cominciare dalle materie di competenza regionale e locale (sanità, lavoro, istruzione, reinserimento sociale). Di seguito riportiamo in modo schematico le descrizioni dettagliate dei due istituti e della loro situazione attuale, mentre una versione ancora più approfondita si può trovare sul sito di Antigone: www.associazioneantigone.it.

FERMO
Al momento della visita, il 23 agosto, i detenuti presenti nel carcere di Fermo erano 87, di cui 78 definitivi, 4 ricorrenti, 5 in attesa di primo giudizio. L a capienza regolamentare, però, consente circa la metà delle presenze, 44 persone. Dunque, il sovraffollamento che si riscontra è pari al 98%. Gli stranieri sono il 40%, così come i tossicodipendenti (33 persone). Gli affetti da Epatite C (malattia più diffusa) sono 20, mentre non ci sono sieropositivi. Il carcere di Fermo, costruito ai primi del 1900, è molto piccolo e inadatto a ospitare una casa di reclusione. Se si fa eccezione per una palestra dove vengono svolte tutte le attività del trattamento che, proprio per la carenza di spazi sono poche e vengono limitate nel numero, il carcere fermano non ha spazi ricreativi comuni. Anche il camminamento è molto piccolo, misurando circa 40 mq, ed è scoperto, dunque esposto totalmente a pioggia e sole. Tanto che, a volte, i detenuti preferiscono trascorrere all’interno della struttura l’ora destinata al passeggio. Attualmente si sta ristrutturando un locale per adibirlo ad aula scolastica e a biblioteca. La stanza per i colloqui ha ancora il bancone divisorio e le panche sono fisse. L’infermeria, invece, si trova al piano terra ed è molto piccola, ma ci si sta organizzando per spostarla in un luogo più ampio. Le celle sono 18, disposte su due piani, piano terra e primo piano.

Ogni cella ospita da 2 a 6 detenuti e ha letti a castello fino a 3 piani. Le 7 celle più piccole (8 mq) hanno il water a vista e ospitano 2 detenuti. Le altre, che arrivano a 20 mq, hanno il bagno in un vano separato e ospitano 6 detenuti con doppio letto a castello a 3 piani. In queste celle i detenuti non riescono a stare in piedi contemporaneamente e devono mangiare a turno al tavolo perché c’è posto solo per 2 sedie. Ogni piano ha un proprio vano docce e tutti gli impianti di acqua potabile, energia elettrica e sono a norma. In estate, però, in un’ala dell’edificio c’è solo acqua calda. Per quanto riguarda il lavoro, ci sono solo 14 detenuti lavoranti, impiegati all’interno dell’istituto, in cucina e nelle pulizie. Non ci sono quindi detenuti in articolo 21 né in semilibertà, mentre dall’inizio del 2011 sono stati 33 i permessi premio. I corsi di scolarizzazione vengono effettuati in palestra e arrivano fino alle scuole medie e, nell’anno accademico 2010/2011, 4 detenuti hanno conseguito la licenza media. C’è una piccola biblioteca con circa 500 titoli e ci si sta attrezzando per recuperare testi in arabo e altre lingue dell’est. Tra le altre attività, è stato fatto un corso per arbitri di calcio. Per quanto riguarda il volontariato, invece, in estate viene organizzato il cineforum e un ciclo di rappresentazioni teatrali. Per spiegare alcuni termini utili da sapere. La semilibertà è una misura alternativa al carcere e permette al condannato di trascorrere parte del giorno fuori dell'istituto per attività lavorative, istruttive o utili al suo reinserimento nella società. Viene concessa dal Tribunale di Sorveglianza cui spetta il compito di valutare che il condannato definitivo abbia i requisiti soggettivi e oggettivi per ottenerla. L’articolo 21, invece, è una modalità del trattamento penitenziario che prevede, per la persona detenuta, l’uscita dall’istituto di pena per parte della giornata esclusivamente per motivi di lavoro. Per questo, viene disposto dalla direzione dell’istituto di pena su autorizzazione del magistrato di sorveglianza per i definitivi e della competente autorità giudiziaria per gli imputati.

Il permesso premio, invece, è un beneficio cui il condannato, che ha tenuto regolare condotta e che non risulti socialmente pericoloso, può accedere. Viene concesso dal Magistrato di Sorveglianza, sentito il direttore dell’istituto e la durata non può superare i 15 giorni. Viene concesso per interessi affettivi, culturali e di lavoro. La durata complessiva dei permessi non può superare i 45 giorni per ogni anno di espiazione della pena. Il carcere di Fermo è diretto dalla dottoressa Eleonora Consoli e il comandante è Aureliana Calandro. Sui 48 agenti di polizia penitenziaria assegnati, sono 39 quelli effettivi. Tre gli educatori e uno psicologo per 38 ore mensili. Il personale sanitario è invece composto da un dirigente medico, 2 guardie mediche (non notturne), 2 specialisti convenzionati (un infettivologo e uno psichiatra), 4 infermieri e uno psicologo a ore (30 mensili). Per due volte a settimana è presente il presidio del Ser.T. La malattia più frequente è l’epatite C e sono frequenti anche le cardiopatie. I farmaci della fascia A e C vengono dati ai detenuti gratuitamente. Per le visite specialistiche, invece, si ricorre all’Ospedale civile Murri in cui si lamentano dei ritardi. Si sono verificati episodi di autolesionismo e a febbraio 2010 c’è stato anche un suicidio.

ANCONA MONTACUTO
Al momento, quello di Ancona è il quarto in Italia per sovraffollamento (250 detenuti in più ogni 100 posti). I detenuti presenti sono 440 (di cui 192 stranieri, 109 tossicodipendenti, 23 in cura metadonica, 1 sieropositivo, 8 affetti da epatite C, 8 con patologie di tipo psichiatrico). La capienza regolamentare è, invece, di 172 persone. In 219 si trovano nella parte circondariale (76 giudicabili, 33 appellanti, 27 ricorrenti, 57 definitivi, 15 mista con definitivo, 11 mista senza definitivo). Fra tutti gli altri, invece, 71 sono nella reclusione (60 definitivi, 2 appellanti, 1 ricorrente, 8 mista con definitivo); 125 nell’alta sicurezza (30 giudicabili, 19 appellanti, 14 ricorrenti, 36 definitivi, 13 mista con definitivo, 13 mista senza definitivo); 16 nella sezione protetti, 6 nell’isolamento e 3 semiliberi.

La struttura ha bisogno di lavori di ristrutturazione. La parte di corridoio antistante i vani doccia (4 docce per ogni reparto) è coperta di muffa, il soffitto si è staccato e ci sono perdite d’acqua che formano delle pozze a terra. I camminamenti, di circa 200 mq e per lo più scoperti, e quindi esposti a pioggia e sole, sono 5 e le 6 sezioni ne usufruiscono facendo i turni per utilizzare il campo sportivo (a turno, 5 sezioni stanno nei camminamenti e una nel campo da calcio). Anche la polizia penitenziaria evidenzia la mancanza di spazi riparati all’esterno. Il carcere ha una biblioteca di circa 6 mila testi, anche in lingua straniera, una cappella cattolica e una piccola stanza per i musulmani. La stanza per i colloqui ha ancora il bancone divisorio, è buia, piccola e calda in estate. L’istituto, inoltre, è difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. L’unico autobus che porta al carcere, infatti, non parte neanche dalla stazione ed effettua poche corse al giorno.

Il carcere di Montacuto è stato aperto nel 1984, è una casa circondariale (per le persone in attesa di giudizio) cui si aggiunge una sezione di reclusione e due di Alta Sicurezza. È su 3 piani e in ognuno ci sono 2 sezioni. Ogni sezione ospita 22 celle di circa 10 mq con un bagno. Alle 22 celle se ne aggiunge un’altra, più grande, chiamata “Cameroncino” che ospita 5 persone e si trova proprio davanti al vano docce. In ogni piano, c’è un’infermeria e 2 stanze per la socialità. Le celle (2.80x3.50) sono pensate come singole e, invece, sono occupate da 3 detenuti che dormono in letti a castello a 3 piani. Ogni cella ha il bagno in un vano separato (1x3.50) dotato di lavandino e wc. Gli spazi sono, perciò, stretti e il tasso di sovraffollamento costringe i detenuti a vivere stipati. Esiste una sezione per i detenuti in articolo 21, un’altra per i semiliberi e un’altra di isolamento. A Montacuto, l’anno scorso, sono morti, per cause naturali, tre giovani, tossicodipendenti in cura di metadone e psicofarmaci. Frequentissimi sono gli episodi di autolesionismo (42 nel 2010) e diversi gli scioperi della fame (l’ultimo a maggio scorso). Nel 2010, inoltre, 4 detenuti sono stati mandati in osservazione psichiatrica e 15 sono stati ricoverati in strutture ospedaliere.

I corsi che sono stati attivati nel 2010, modellismo e pittura, legatoria, informatica, addetto al forno/pizzaiolo, addetto alla manutenzione hardware, pallavolo, tennis, teatro, radio, impianti termici e yoga, hanno avuto il sostentamento economico del pubblico e del privato. Il lavoro, che coinvolge a turno 34 persone, è solamente all’interno dell’istituto e la riduzione dei soldi a disposizione porta ad una diminuzione delle ore lavorative. Anche la polizia penitenziaria lamenta la scarsità di risorse finanziarie che costringe la direzione e gli agenti a comprimere l’attività trattamentale. Per quanto riguarda l’istruzione, in tutte le sezioni è garantita l’alfabetizzazione per gli stranieri e la scuola fino alle medie inferiori. Nell’alta sicurezza si svolge anche il corso Sirio, per il conseguimento del diploma di perito elettronico. La polizia penitenziaria lamenta una carenza di personale. Sui 200 agenti della pianta organica sono 130 quelli effettivi. L’istituto di Montacuto è diretto dalla dottoressa Santa Lebboroni, 5 sono gli educatori, 2 gli assistenti sociali e 2 gli psicologi. Per quanto riguarda l’aspetto sanitario, ci sono 4 guardie mediche, 1 dirigente e i medici specialistici: psichiatra, cardiologo, chirurgo, dermatologo, dentista e saltuariamente il fisiatra. Sei sono gli infermieri e il presidio del Ser.T. dà la presenta quotidiana del medico e dell’infermiere e, a volte, quella dello psicologo e dell’assistente sociale. Tra poco tempo, inoltre, sarà istituito un presidio medico presso l’ospedale civile di 4 posti letto. I volontari che gravitano attorno al carcere, sia con progetti annuali, sia con corsi più brevi, sono circa 40.






Questo è un articolo pubblicato il 30-08-2011 alle 17:20 sul giornale del 31 agosto 2011 - 768 letture

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