Provoincia: sul fotooltaico l'opposizione abbandona l'aula

impianto fotovoltaico a pannelli solari 6' di lettura 15/10/2010 -

Il consigliere provinciale Saturnino Di Ruscio interviene sulla vicenda del Ptc fotovoltaico.



In riferimento al Consiglio Provinciale svoltosi nel pomeriggio di giovedì 14 ottobre 2010, ritengo doveroso fare alcune considerazioni. Il nodo centrale della discussione era quello relativo alla variante del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTC) finalizzato al Regolamento nel territorio provinciale per l’istallazione di impianti tecnologici in particolare fotovoltaici.

L’opposizione è uscita dall’aula in segno di protesta contro un provvedimento anche dubbio dal punto di vista della legittimità. In particolare la maggioranza provinciale ha avuto un comportamento antidemocratico. Non è stata infatti data, almeno all’opposizione, la possibilità di discutere ed analizzare in modo costruttivo ed approfondito la variante suddetta visto che il documento è stato messo a disposizione dei consiglieri solo il giorno prima della sua discussione ed è stato sottoposto all’esame della commissione appena un’ora prima del Consiglio Provinciale. Un comportamento da stigmatizzare per la mancanza di trasparenza e partecipazione tanto decantata dal Presidente Cesetti.

L’opposizione avrebbe votato la variante al PTC se solo fosse stata messa nelle condizioni di farlo, ma ciò non è stato possibile per evidente volontà dalla maggioranza attraverso un atto di arroganza politica. Un PTC che presenta gravi carenze:
1)Sulla proposta di delibera si riscontra un vizio procedurale non essendo stato espletato quanto previsto dal cambiamento disposto dai comma 1 e 10 primo periodo dell’art.25 della L.R. 34/92 sulla formazione e pubblicazione del P.T.C. Tale disposizione prevede infatti che “…le province assicurano, fin dalla fase iniziale di predisposizione del piano, la partecipazione dei comuni”. Risulta che nulla sia stato fatto in tal senso. E’ facile parlare di partecipazione e condivisione, ma le parole vanno tradotte in atti concreti. Una volta adottata entrano in vigore le norme di salvaguardia e i commi possono dire poco a riguardo.

2)Non si ritiene che la presente proposta di variante al PTC possa essere esclusa dalla procedura di V.A.S. in quanto modifica sensibilmente gli aspetti ambientali e storico-culturali del territorio. Seppur vengono ridotte le dimensioni degli impianti e le aree sulle quali poterli installare, si modifica il sistema della pianificazione comunale ed in quanto tale devono esserne verificate le ricadute sotto ogni profilo tramite la procedura di V.A.S. o quantomeno con la procedura di screening che ne attesti e certifichi la sua esclusione. Non si ritiene sufficiente la semplice dichiarazione di esclusione inserita nell’atto deliberativo resa esclusivamente come formalismo amministrativo. Le questioni sono di merito, cioè verificare che cosa succede effettivamente sul territorio con apposite valutazioni di carattere tecnico. Le stesse linee guida nazionali (vedi allegato 3 par 17 – criteri per l’individuazione di arre non idonee) affermano chiaramente che: …“l’individuazione delle aree e dei siti non idonei non deve, comunque, configurarsi, come divieto preliminare, ma come atto di accelerazione, e semplificazione all’iter di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio, anche in termini di opportunità localizzative offerte dalle specifiche caratteristiche e vocazioni del territorio” Ma, a quante pare, queste sono questioni che non interessano a chi amministra un territorio.

3)Non sono stati tenuti in debita considerazione i procedimenti autorizzativi in itinere né comunali né provinciali sui quali si sono create legittime aspettative da parte dei soggetti proponenti e che forse il loro diniego esporrebbe le amministrazioni a considerevoli danni economici. Va detto con forza che le procedure autorizzative non hanno avuto in tutti questi mesi una definitiva chiarezza interpretativa. Anche oggi si riscontrano modalità e interpretazioni diverse sia in termini procedurali che di competenza fra enti ovvero tra provincia e comune aggravate poi dall’adozione di provvedimenti palesemente illegittimi come la variante di cui stiamo parlando. Sarebbe stato meglio rinviare l’adozione della delibera di variante, per avviare con i comuni una concertazione non solo ai fini della corretta procedura di adozione della variante stessa ma anche come condivisione dei processi di sviluppo economico e sociale. Nella stessa Delibera Regionale n.13 del 30 settembre 2010, all’allegato 2 “Indirizzi generali Tecnico-Amministrativi”, al punto 1.2 viene stabilito che : “ I procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del presente atto, sono conclusi ai sensi della previgente normativa”.

4)A fronte di quanto sopra viene da chiedersi quale sia il valore di questo PTC. Come si può avviare una variante ad un piano non esistente? Soprattutto, come si può accettare questa variante che tiene conto solamente d’interessi di parte? E ancora, la Regione Marche con Delibera di Giunta n. 999 del 28 luglio 2008, quale ente sovraordinato all’espressione del parere di conformità ha richiesto, per la variante adottata dal Consiglio Provinciale di Ascoli Piceno definitivamente in data 6 settembre 2007 con atto n. 90, una serie di chiarimenti ai quali a tutt’oggi non è stato dato riscontro. In merito a questa problematica non è chiaro come i due enti provincia possano pronunciarsi congiuntamente sui chiarimenti richiesti dalla Regione Marche, atteso che gli stessi hanno implicazioni dirette sulle azioni di governo del territorio per le quali ormai ogni singola provincia vanta obiettivi e strategie diverse. Infatti, già diversi mesi or sono, la Provincia di Ascoli ha adottato autonomamente una variante al PTC (di Ascoli Piceno) che riguarda le stesse problematiche di cui oggi stiamo parlando. Permanendo questo stato di cose l’azione pianificatoria risulterebbe ingessata e preclusa ad ogni forma propositiva ed assolutamente illegittima sotto il profilo giuridico. Viene da chiedersi a seguito tutto ciò: ma questo PTC della Provincia di Fermo, è per i 73 comuni dell’interno comprensorio Ascoli/ Fermo o solo per i 40 comuni della nuova Provincia?

A prescindere dall’esistenza o meno di questo PTC che la provincia ha semplicemente fatto proprio con un atto di giunta provinciale (n. 17/2009) e non di consiglio provinciale, organo competente in materia di pianificazione urbanistica, com’è possibile fare una variante ad uno strumento che in realtà non esiste? Ed inoltre, come si possono anticipare norme più restrittive rispetto ad un quadro di riferimento sovraordinato che non è ancora in vigore? Mi riferisco alle linee guida regionali di cui alla delibera n.13/2010 della quale a tutt’oggi non risulta pubblicata sul BUR della Regione Marche. Bisogna anche evidenziare, in conclusione, la mancanza di un piano energetico provinciale. Tutto questo conferma quanto può volte evidenziato dal sottoscritto, ovvero che l’amministrazione provinciale ‘navighi a vista’ senza avere un piano strategico a lungo termine per il futuro di questo territorio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-10-2010 alle 15:43 sul giornale del 16 ottobre 2010 - 745 letture

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