Confindustria: misurazione oggettiva delle risorse e dei valori intangibili dell’impresa

3' di lettura 09/05/2010 - Il patrimonio di un'azienda non è costituito solo da beni materiali, ma anche da una serie di risorse intangibili, quali know-how, struttura organizzativa, investimento sul capitale umano, competenze del management, processo generazionale, storicità aziendale, visione strategica, rapporto fiduciario con gli stakeholdes, che difficilmente possono essere copiate da altre imprese.

Le risorse immateriali, o intangibili, diventano il fulcro dell’attività aziendale, in quanto garantiscono l’incremento del valore economico e la permanenza sul mercato dell’impresa, divenendo fattori capaci di creare un differenziale competitivo. Su questi argomenti è stato incentrato il seminario organizzato, a Villa Vitali, da Confindustria Fermo.


Fortemente voluto dal presidente Luca Monaldi, l’incontro ha visto in qualità di relatori: il prof. Stefano Marasca (Università Politecnica delle Marche e presidente del Laboratorio degli “Intangibles” per il valore economico); Giuseppe Fiorini (Fiorini Industrial Packaging Spa, già presidente di Confindustria Ancona); Luciano Goffi (dg della Banca Popolare di Ancona). In sala erano presenti vari consulenti aziendali ed eccellenze imprenditoriali. La conoscenza del mercato, le competenze tecnologiche, la fiducia dei consumatori, l'immagine dell'azienda, la notorietà della marca, le relazioni con il mercato finanziario, i rapporti con i fornitori: risorse di grandissimo valore. I relatori hanno dibattuto a lungo l’argomento.


“Mentre i beni materiali possono essere facilmente copiati dalle altre imprese – è stato ribadito – le risorse immateriali sono specifiche di un'azienda e ne sintetizzano la storia e le scelte operate in passato. Proprio per questa ragione esse possono fare la differenza rispetto alla concorrenza costituendo un vantaggio competitivo che può determinare il successo dell'impresa”. Pertanto, per l'azienda è di estrema importanza riuscire a misurare, dare un valore a tali risorse.

Per quantizzare questi valori, il prof. Marasca e la Live Srl, avvalendosi di esperienze e verifiche in campo applicativo come quella presso la Fiorini, ha messo a punto un modello affidabile di valutazione, parzialmente assistito da software applicativo specifico. Monaldi ha posto tre precise domande ai relatori: costi e tempi realizzativi, utilità economica dell’applicazione, riscontro in termini di rating da parte della banca. Così Fiorini: “I costi sono abbordabili e Confindustria può giocare un ruolo importante nel far capire all’Amministrazione pubblica che un intervento in tale direzione è un ottimo investimento per la cultura d’impresa e per costituire una base più corretta su cui elaborare le proprie strategie di mercato”.


Marasca: “Sebbene non si possa quantificare direttamente un risultato in termini monetari, chi meglio conosce i punti deboli e le eccellenze della propria azienda ha una migliore capacità di governo”. Ha concluso Goffi: “La banca ha tutti i limiti imposti da Basilea 2 e occorrerà vedere anche i risultati di Basilea 3, ma senza dubbio una buona presentazione dei valori interni di un’azienda migliora il rapporto nel suo complesso e i risultati concreti non possono che essere favorevoli”.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-05-2010 alle 19:13 sul giornale del 10 maggio 2010 - 1104 letture

In questo articolo si parla di economia, confindustria fermo





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