Regionali, Valentini: per costruire una presenza senza piagnistei e lontani dall\'antipolitica

compagnia delle opere marche sud logo 4' di lettura 12/03/2010 - Interviene il presidente CdO Marche Sud Massimo Valentini.

A proposito delle prossime elezioni regionali la prima affermazione da porre è che il bene comune non può essere il prodotto dello stato etico, l’esperienza ci documenta inequivocabilmente che il bene comune è prodotto dalla libertà dell’io che nelle comunità sociali costruisce responsabilmente per sé e per gli altri. La sottolineatura etica dello stato centralista al contrario tende sempre a ridurre la libertà della persona e quindi a non favorire la sua responsabilità. E’ per questo motivo che la CdO non fa parte del coro dell’antipolitica, ma esprime anche in questo momento una responsabilità che nasce dall’osservare una esperienza in atto che chiede di essere adeguatamente riconosciuta.



E’ per questo che per la libertà e per lo sviluppo della nostra Regione riteniamo contenuto prioritario l’effettiva introduzione del principio della sussidiarietà che permette il riconoscimento di quanto la società civile può autonomamente fare per rispondere ai propri bisogni lasciando all’ente locale la funzione di garantire un contesto operativo certo, rispondente ai criteri di efficienza e di intervenire direttamente ove tale intervento della società civile non può attuarsi. L’introduzione del principio di sussidiarietà non può ridursi ad una semplice esternalizzazione di servizi, né tanto meno considerarlo come un approdo necessario quando l’ente pubblico non riesce ad intervenire direttamente ed è costretto ad appoggiarsi al privato sociale. Questa è una logica che normalmente sfrutta le capacità del privato sociale non potenziandole sino in fondo, oppure genera quei perversi legami tra politica ed impresa che tutti condannano in quanto non produce bene comune ma disparità e distorsioni nel mercato.



Per l’introduzione di questo principio nella regione Marche riteniamo decisivo il perseguimento dei seguenti obiettivi, la cui accettazione diviene per noi una chiara discriminante su come orientare il proprio voto. Innanzitutto l’attuazione del federalismo che valorizza la collaborazione tra cittadini e istituzioni, senza replicare a livello regionale o comunale nuove forme di centralismo, è una chiara necessità, come pure il federalismo fiscale è fondamentale perché responsabilizza gli amministratori di fronte al territorio. Nelle politiche del welfare è fondamentale che si adotti il criterio della libertà di scelta degli utenti del servizio in un sistema paritario pubblico privato. Nella Regione ci rendiamo conto che occorre fare molta strada in quanto ancora sono timidi i segnali di questa impostazione. Il riconoscimento del valore pubblico di iniziative del privato sociale non è ancora iniziato e compiuto sino a quando non si da libertà di scelta alle famiglie ove spendere il proprio voucher o la propria dote. L’esternalizzazione dei servizi a privati senza libertà di scelta degli utenti tende ancora a configurare una modalità di rapporto tra politica e privato non corretto in quanto, invece di premiare la qualità del servizio, si tende a premiare l’appartenenza. La libertà di scelta rompe questo perverso legame e valorizza il merito che solo l’utente può riconoscere e certificare.



Nella politica industriale perseguita dalla Regione occorre mettere al centro l’impresa, non come soggetto passivo delle iniziative che la Regione realizza, ma come soggetto attivo che sceglie i percorsi che ritiene più idonei per il proprio sviluppo. La politica industriale non può essere ridotta ad un accordo tra lobby che si suddividono le risorse o ad un disegno astratto su come dovrebbe essere la tipologia delle nostre imprese andando a forzature del mercato e a sperpero di risorse, Da questo punto vanno ripensate le strategie adottate nella politica dei Centri servizi regionali e nelle politiche di sostegno settoriale in quanto si possono assistere ad una serie di iniziative che invece di premiare la capacità di scelta dell’impresa riguardo a servizi efficienti tendono ad imporre uno schema di servizi centralistico non sottoposto ad alcun controllo di qualità e quindi soggetto ad autoreferenzialità e a sperpero di risorse. Perché l’azienda non può spendere il proprio voucher in un sistema misto pubblico-privato libero e non solo regionale ? . Anche nella politica dei servizi al lavoro la Regione Marche sino ad ora non ha favorito adeguatamente la nascita di un sistema misto pubblico privato.



I sistemi di accreditamento sono molto restrittivi tanto che solo tre realtà private in tutta la regione sono state accreditate pur essendoci altre realtà del privato sociale che svolgono servizi di orientamento al lavoro. Anche per la formazione il criterio del voucher assegnato alle persone a alle imprese permetterebbe quelle efficienze che il sistema del bando di assegnazione non garantisce. Da ultimo anche nella scuola della regione Marche il sistema paritario è debolissimo. Dal momento che le competenze della regione in materia sono molto aumentate, sostenere l’autonomia scolastica e la libertà di scelta educativa attraverso i sistemi dei voucher, o della dote, permetterebbe di valorizzare la centralità della questione educativa oggi. Queste sono le proposte che riteniamo determinanti per avviare un processo di libertà e sviluppo nella Regione.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-03-2010 alle 18:49 sul giornale del 13 marzo 2010 - 603 letture

In questo articolo si parla di attualità, Compagnia delle Opere Marche Sud





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