Confindustria: le proteste della sezione Lapidei

confindustria generico 3' di lettura 19/12/2009 - In data 1 dicembre scorso, la Regione Marche ha approvato l’ennesima modifica alla legge regionale 71/97 e successive modifiche, relativa alla disciplina delle attività estrattive.

L’insieme delle integrazioni alla normativa, apportate nel tempo, sono legate sia ad esigenze amministrative ed economiche dell’Ente Regionale, sia a dare una risposta progressiva ad un piano regionale che ha dimostrato nel tempo la sua inadeguatezza tecnica e pianificatoria. La Regione ha iniziato con il piano regionale (PRAE) a dare una prima risposta alla provincia di Macerata, per poi passare in seguito a quella di Ancona; questa volta è toccato alla provincia di Pesaro che in funzione dei contenuti dell’art. 2 della legge regionale, relativo al recupero ambientale di cave dismesse, può prevedere interventi su aree nelle quali sono presenti materiali di difficile reperibilità visto che la pianificazione regionale di settore aveva previsto esclusivamente aree estrattive ricadenti su formazioni (scaglia rossa) di scarso pregio minerario. L’unico territorio completamente abbandonato e le cui richieste sono state, da sempre, disattese è quello delle province di Ascoli Piceno e di Fermo. Già in fase di pianificazione regionale questo territorio era stato punito con una cubatura di piano (700.000 mc.) definita come esigenza territoriale annua, sotto dimensionata rispetto alle reali necessità del territorio e in evidente deficit rispetto a quelle attribuite alle altre Province: Ancona 1.200 mc., Macerata 1.300 mc., Pesaro 1.800 mc.

La categoria e l’Associazione Industriali del Fermano e dell’Ascolano hanno manifestato fin dai primi tempi il proprio disappunto e prodotto documenti in base ai quali veniva evidenziato che il territorio Fermano ed Ascolano, per evidente situazione vincolistica (Parco Sibillini) e geologica (valli alluvionali strette, conglomerati posti su aree crinaliche) non ha mai avuto, in funzione della normativa attuale, possibilità di pianificare l’ attività estrattiva nel tempo. Sulla base di questi presupposti, la categoria è già stata costretta in ottemperanza al PPAE, per mancanza di aree con potenzialità estrattive sufficienti, a presentare progetti con durata quinquennale, a differenza delle altre tre province che hanno pianificazioni decennali. La situazione attuale non dà la possibilità di ulteriori spazi estrattivi futuri ed ha bisogno di risposte urgenti. Non è possibile aspettare una ipotetica integrazione futura alla legge 71/97 !!!!.

Pertanto chi pianifica deve sapere e ricordare quanto gli è stato già detto e scritto, ovvero che questo territorio, se non vengono derogati alcuni vincoli, non ha futuro estrattivo con gravi ripercussioni sulla occupazione, sul futuro imprenditoriale delle società interessate e sul costo dei materiali da costruzione che andranno ad incidere in maniera negativa nei confronti dei cittadini e di un settore quale quello edilizio già in crisi. In ultima analisi è opportuno che tutte le rappresentanze istituzionali e politiche ricordino che il benessere di ogni cittadino e della sua famiglia proviene sempre dal mondo del lavoro. La solidarietà, che solitamente la politica esprime nei confronti di chi è costretto a chiudere la propria attività o ad un operaio che perde il posto di lavoro, non risolve assolutamente nulla se è la conseguenza di scelte politiche sbagliate e dannose per l\'economia locale. Scelte politiche sbagliate, o poco lungimiranti, che possono investire il campo dell\'occupazione, portano come unica conseguenza un forte aumento del malessere sociale. Non vorremmo che a far fronte a questo malessere sia lasciato solo chi appartiene al mondo del lavoro e contribuisce quasi unicamente al sostentamento del paese. Alla classe politica regionale chiediamo maggiore attenzione e maggiore coinvolgimento per uscire da una situazione sempre più grave.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-12-2009 alle 21:18 sul giornale del 21 dicembre 2009 - 1287 letture

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