Monte Urano: François Ozon protagonista dei mercoledì d\'essai

cinema 4' di lettura 09/11/2009 - E’ di François Ozon il secondo “magico” film della nuova rassegna di novembre, come sempre vi aspettiamo numerosi.

Mercoledì 11 novembre
RICKY di François Ozon (Francia - Italia 2009 - 90’)
Una storia d’amore e libertà grazie al genio immaginifico di Ozon.
Un racconto reale e fantastico che seduce e rovescia la storia anche contro l’ovvio e la verosimiglianza.
Un tocco di magia per ritrovare la leggerezza dell’universo in cui tutti ci muoviamo.

LA CRITICA DEL FILM:
Anna Maria Pasetti - FICE
Bizzarro impenitente. Giocherellone osservatore dell’umana specie fino a trasformarla in qualcos’altro. A François Ozon piace cambiare per essere uguale a se stesso. Traendo libero spunto dal romanzo Moth di Rose Tremain, confeziona la fanta-commedia agrodolce Ricky, intingendo nel magico un realismo per metà del film profondamente dardenniano. La scena, infatti, si apre nella plumbea provincia nella Francia del Nord, dove la ragazza madre Katie (Alexandra Lamy) e la figlioletta Lisa (l’enfant prodige Mélusine Mayance) arrivano faticosamente a fine mese, essendo la donna una semplice operaia. Tra un turno e l’altro incontra il collega Paco (Sergi Lopez): nasce la passione seguita dal pargolo Ricky. La famigliola sembra il ritratto di una felice cartolina proletaria, finché l’uomo nostalgico dongiovanni lascia donna e prole, ignaro delle novità “fisiologiche” che stanno prendendo forma nel corpo del piccolo Ricky. Con queste se la vedranno Katie e Lisa, inizialmente sconvolte e in pellegrinaggio tra uno specialista e l’altro, successivamente rassegnate alla diversità. Che poi, alla fine, può anche esser fortunosa se data in pasto alle voracità mediatiche. Per fortuna cuor di mamma Katie opterà per una soluzione completamente sentimentale, facendo volare il film nel cielo mielato della fantasia a lacrima pronta. Interessante nella materia e certamente poetico nei momenti migliori, Ricky non decolla come Ozon si sarebbe augurato. Il motivo risiede in una sceneggiatura debolmente raccordata e che non soddisfa la cura nei dettagli – specie nel trattamento dei rapporti interpersonali – di una storia intrigante e dotata di una grande dose metaforica. L’accettazione che diventa esaltazione della diversità è un tema caro al regista francese – pure il suo recente e più riuscito Angel (2007) lo rimarcava nelle gesta di una folle eroina romantica – ma non può stare in piedi da solo se non supportato da una scrittura che vada in profondità, seppur si tratti di un film che reclama “leggerezza” rispetto ad altre opere della sua filmografia. Un plauso va, comunque, all’esilarante sequenza girata (con fatica, ammette il regista) nel supermercato e alla prova delle due attrici: Lamy solitamente impiegata in ruoli comici si cimenta qui con un film fuori dai generi e dai registri e la sua Katie è una madre sostanzialmente affaticata, preoccupata e molto realistica; la piccola Mélusine Mayance offre una performance da professionista “matura” che di certo lo stesso Ozon non tralascerà di utilizzare nei suoi prossimi lavori.

Roberto Nepoti – LA REPUBBLICA
Non avesse altri meriti (e li ha), a François Ozon andrebbe riconosciuto quello di sorprenderci a ogni nuovo film. Con Ricky, ci propone una parabola sulla maternità in forma di racconto fantastico, rendendo via via più porose realtà e immaginazione fino a portarci in territori pressoché inesplorati. All\'inizio siamo dalle parti del realismo sociale, con una famiglia precaria (una giovane operaia, sua figlia e il suo nuovo amante) in un contesto assolutamente ordinario. Quando nasce il piccolo della nuova coppia, Ricky, il film scivola verso il fantasy: all\'opposto di quanto accade negli horror dove il neonato è uno scherzo della natura, però; anzi, acquistando un tono via via più lieve e sereno. Poche le analogie col cinema noto. Eccetto forse lo stesso Ozon (Sotto la sabbia, dove una vedova viveva col fantasma del marito) o, in altra area, i film di M. Night Shyamalan.

Paolo Mereghetti – IL CORRIERE DELLA SERA
(...) il bello del cinema, e di Ricky, è proprio che alla fine ognuno è libero di trarre la morale che vuole. Anche in barba alle slabbrature e alle incongruenze che il film non si preoccupa di nascondere (...) e che anzi diventano una nuova dimostrazione delle libertà che il cinema può regalarci.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-11-2009 alle 11:30 sul giornale del 10 novembre 2009 - 1225 letture

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