Av4, tra vaccini e tamponi: il punto sull’emergenza. Cola: «Dura la seconda ondata. Siamo preparati»

5' di lettura 04/12/2020 - Il 15 novembre al Murri c’erano 70 ricoverati Covid. «Ѐ stata la giornata più nera ma, rispetto a metà novembre, il quadro è migliorato - afferma il direttore di Av4 Livini». In quegli stessi giorni sono state avviate delle azioni sul territorio.

«Azioni - spiega - come la riconversione delle cure intermedie di Sant’Elpidio, la chiusura dell’Rsr di Porto San Giorgio per recuperare personale e l’Inrca che ha messo a disposizione 15 posti letto di post critici».

Ci sono poi le attività sospese o rallentate, specie quelle di area chirurgica: «abbiamo avviato un ragionamento per cercare di recuperare ciò che avevamo rallentato. Così come abbiamo avviato un ragionamento per il ritorno alla normalità di quelle strutture nel frattempo chiuse o riconvertite. Inoltre, potrebbero partire i lavori per poter creare i 15 posti letto in più di terapia intensiva e i 10 di semintensiva: il finanziamento - precisa - lo abbiamo pronto». Organizzazione scattata anche per sistemare due celle frigorifere per stoccare il vaccino Covid.

Perplessità invece, circa lo screening di massa regionale. L’indicazione è partire prima di Natale, ma un piano ancora non c’è. Non è così immediato, i numeri sono spaventosi (dovrebbero essere sottoposti a tamponi 30 soggetti all’ora): occorre tempo, occorre personale, occorre una rete informatica, occorre uno spazio.

Controllati periodicamente gli operatori sanitari. «Completato il primo giro di tamponi, testati oltre 1200 operatori con un esito incoraggiante. Poche le positività: meno dell’1%. Nessun cluster interno: il sistema ha tenuto - interviene il dott. Rocchi. C’è preoccupazione, c’è stanchezza ma anche consapevolezza delle proprie possibilità e coesione: la squadra è solida».

Parte con una considerazione la dott.ssa Cola, primario della rianimazione. «Noi abbiamo la missione di curare tutti, malati Covid e non Covid: equità e sicurezza delle cure per tutti quanti - dice. Ѐ chiaro - aggiunge - che quando si affaccia un’emergenza bisogna rispondere ad essa. I pazienti più fragili sono quelli che vanno incontro a complicanze più facilmente e non possiamo lasciarli andare: a curare i sani siamo tutti bravi». Poi snocciola i dati. «Nei primi due mesi del 2020 c’è stato, come ogni anno, un incremento degli interventi chirurgici. Tra marzo e aprile abbiamo fatto il 50% degli interventi chirurgici che sono stati fatti a marzo-aprile 2019. Nonostante la pandemia e il dictat regionale di fare solo emergenze, abbiamo onorato tutta l’urgenza e quella che poteva diventare tale».

Nella seconda ondata la terapia del dolore ha visto 1700 accessi: «è stato chiusa a marzo e aprile, ma poi abbiamo preteso di conservarla, non si può lasciare. Ed essa occupa un anestesista e due infermieri». Per quanto riguarda la rianimazione nel primo picco pandemico sono stati ricoverati 48 pazienti, con una mortalità del 12%. Nel mese di novembre ricoverati 23 pazienti in rianimazione Covid, «e - sottolinea la Cola - non è vero che la rianimazione non Covid è stata chiusa».

Ancora dati dalla Cola, tratti dal British Medical Journal, sulla severità del Covid: 80% lieve-moderato, 14% severo, 5% critico, 1% asintomatico. Ai dati fa seguire un conto: «oggi noi abbiamo 476 nuovi positivi, il 5% di 476 è 23. Ci aspettiamo, tra due settimane, 12 pazienti ricoverati in ospedale: un numero che riusciamo ad affrontare, ma oltre no. Quindi - rimarca - è fondamentale che non si ammalino i pazienti fragili». Rimarcato anche un altro dalla dott.ssa: l’importanza di “stare parati”. «Siamo pronti, preparati, abbiamo aperti una rianimazione Covid e non Covid e abbiamo approntato una rianimazione pulita in blocco operatorio con tre letti, qualora una terza ondata fosse ancora peggio. Il reparto di cardiologia, a quel punto, si rivelerà una risorsa perché potremmo allargare la terapia intensiva Covid lì e dare in sala operatoria una risposta agli altri».

Al dott. Scialè la questione tamponi. «Continuiamo a fare nei 4 ddt (Fermo, Montegiorgio, Petritoli e Amandola) una media di 450 tamponi molecolari al giorno, dal lunedì al venerdì. Circa 150 il sabato».

Un tampone su 4 è positivo, circa il 25%. Altro aspetto legato ai tamponi: «siamo stati riforniti in maniera consistente di test rapidi antigenici: abbiamo in magazzino circa 6.500 test antigenici. Con la delibera del 30 novembre è stato sottoscritto l’accordo tra Regione e medici di medicina generale». C’è, però, un intoppo, fino ad oggi ancora non sono pervenute notizie specifiche in merito a possibili attività di comunità, ossia che il medico di base li faccia non solo nel suo ambulatorio ma in aree specifiche individuate.

Per quanto riguarda gli screening periodici nelle strutture residenziali e semi residenziali dal 16 novembre è sceso in campo il dott. Licitra della Patologia Clinica per effettuare i test antigenici strumentali. «L’antigenico strumentale - spiega Scialè - è molto più sensibile del rapido: dà anche il valore della carica virale».

Ora, il quadro delle residenze e semiresidenze. «Dal 25 ottobre al 4 dicembre abbiamo avuto in 22 strutture dell’area anziani e disabili 19 positivi ospiti e 22 positivi operatori». Poi il plauso, ancora una volta, a Campofilone, struttura di grande aiuto, che però per due settimane non aveva avuto posto.

«C’è stata la necessità di adottare una soluzione interna, in assenza di una programmazione regionale. Il fatto - denuncia Scialè - che il 1 dicembre sia stata ufficializzata l’apertura della Residenza Dorica (AN) e il 2 quella di Ripatransone indica un ritardo colpevole».

Piccola precisazione in merito ai vaccini antiinfluenzali, richiesto da utenti che chiamano al distretto lamentando che le farmacie non ce l’hanno. Scialè ribadisce: «ne abbiamo avuti 37 mila rispetto ai 23 mila del 2019. 33 mila ne abbiamo dati ai medici di medicina generale, 4 mila li abbiamo fatti agli operatori, alle associazioni di volontario, a tutti i bambini a rischio. In magazzino ne sono rimasti 370, li teniamo per le persone a rischio che potranno averne bisogno. Siamo in attesa di 5.100 dosi di Fluad. Li distribuiremo, circa 40 per ogni medico di base e chiuderemo».


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 04-12-2020 alle 16:59 sul giornale del 05 dicembre 2020 - 521 letture

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