L'urlo dell'ex sindaco di Amandola Treggiari: Ma quando torna la Medicina?

3' di lettura 28/10/2020 - "La zona dei Sibillini sulla Sanità è quasi all'Amen. A bocce ferme qualcuno, o più di uno, dovrà rispondere ai cittadini di questo deserto assistenziale che dura ormai da più di quattro anni"- sostiene Treggiari.

Ma quando torna la Medicina? - la domanda tradisce l’esasperazione dell’ex sindaco di Amandola Riccardo Treggiari, che non perde occasione per richiamare l’attenzione sull’urgenza di riavere sul territorio di Amandola un servizio sanitario che non c’è più da 4 anni, dal’indomani del terremoto. Sulla questione più volte ha detto la sua coinvolgendo direttamente i politici di ieri e quelli di oggi, dai quali si aspetta un segnale immediato che sollecita, anche a nome di tanti cittadini e del Comitato Salute dei Sibillini di cui fa parte.

“Il Covid morde, gli ospedali provinciali sono sotto pressione, c'è la necessità di separare i contagiati dagli altri ammalati, ci sono gli spazi liberi degli ospedali minori chiusi che consentirebbero la separazione richiesta, basterebbe la volontà politica di farlo, ordinando alle Aree Vaste di procedere in tal senso: facciamolo!” - attacca.

“La zona dei Sibillini piange miseria in ogni settore, ma per ciò che riguarda la Sanità siamo quasi all'amen. A bocce ferme qualcuno, o più di uno, dovrà rispondere ai cittadini di questo deserto assistenziale che dura ormai da più di quattro anni. Non ci sono solamente vittime di Covid. I malati oncologici, per certi signori, possono pure attendere. La terapia del dolore, in Amandola, è un lontano ricordo. L'assenza colpevole di anestesisti rende monco persino il servizio di Radiologia: impossibile effettuare una TAC con il mezzo di contrasto. Il Punto di Assistenza Territoriale è ridotto ad un piccolo ambulatorio dove avviene lo smistamento per raggiungere Fermo dopo più di un'ora di safari automobilistico che le ambulanze devono affrontare” - continua.

"Di fronte a questo disastro annunciato, rumoreggia il silenzio abissale delle Istituzioni locali- dice- Le stesse Istituzioni che, con la coda tra le gambe, dopo aver deciso all'unanimità di ripristinare il vecchio ospedale, in un'assemblea dell'Unione Montana a Comunanza nel 2018, presente l'allora Governatore Ceriscioli, accettarono supinamente la decisione che non se ne dovesse fare più niente perché era in costruzione una struttura provvisoria: il tristemente famoso Capanno di Pian di Contro”.

Ed ecco la sua proposta : “ Oggi che quell'orrenda costruzione, costata ben 2,5 milioni di euro è quasi ultimata, che almeno la si metta in funzione. Può essere utilizzato, in attesa di tempi migliori, per allestirvi un punto-tamponi per la zona montana, servizio ritenuto indispensabile anche dal Sindaco di Montefortino. Contestualmente, si dovrebbero accelerare i lavori per il recupero del Vittorio Emanuele II e della RSA dove riportare Medicina. Qui, però, si apre un nuovo capitolo sul quale ritorneremo: si vocifera, nemmeno troppo sommessamente, che il reparto di Medicina sia di là dal tornare a casa in tempi brevi. Si stanno accampando scuse riguardo all'insufficiente numero del personale medico ed infermieristico a disposizione. Confidiamo in un'azione energica ed immediata del nuovo Governo Regionale”.






Questo è un articolo pubblicato il 28-10-2020 alle 18:55 sul giornale del 30 ottobre 2020 - 967 letture

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