Eriberto Guidi: Sconfinamenti Fotografici al Terminal di Fermo

2' di lettura 27/10/2020 - C'è di più, oltre all'Eriberto narratore fotografico e uno dei migliori allievi di Luigi Crocenzi, c'è l'Eriberto inedito della sperimentazione, l'Eriberto intimo della musica che si cela nelle modulazioni di luci delle fotografie, e c'è l'Eriberto del colore.

Le curatrici della mostra Sconfinamenti Fotografici, inaugurata il 25 ottobre nel nuovo Terminal Mario Dondero di Fermo e visitabile fino al 10 gennaio, ripercorrono il percorso artistico del fotografo Eriberto Guidi nei tratti salienti della sua opera.

Le opere si presentano divise in cronologici gruppi espositivi. Si inizia sin da quando iniziò a fotografare il giovane Eriberto, ovvero quando negli anni Cinquanta colse con l'obiettivo per la prima volta la sua Fermo.

A seguire la serie che lo rese noto ad un pubblico ampio, "La novizia" del 1968, racconto fotografico accurato, in cui da illustratore presenta angoli, scorci e dettagli del momento di crescita di una giovane suora.

Indimenticabili gli scatti pubblicati dal periodico Life nel 1970, tra i quali uno in particolare colpisce il fruitore: "Sconfinamenti fotografici" è lo scatto che verrà successivamente colorato dall'autore con interventi manuali e l'utilizzo del pastello (1980). È probabilmente questa la fotografia che apre il periodo di sperimentazione sul colore di Eriberto Guidi, che lo accompagnerà fino agli ultimi anni.

Il processo del colore si materializza successivamente in una Polaroid con la quale realizza le "Istantanee di colline", ma è dal 1998 che Eriberto si avventura in un mondo veramente nuovo in cui compra una moderna stampante e sperimenta ricolorando a mano le stampe che ne fuoriescono.

Il colore a pastello è netto, vivace, esplode sulle foto bianche e nere, si mostra nei tratti decisi. Coi pastelli vengono colorate le colline marchigiane sulle quali lo sguardo dell'autore si sofferma più volte e anche a distanza di anni. Quelle colline "perfette come le mammelle di una mamma" che sono soggetti per le sue opere, sono osservate da più punti di vista nei "Campi quadrati" (1998).

Dalle parole di Guidi: "so con certezza che la porzione di realtà che scelgo devo studiarla con attenzione, misurarla nel riquadro del vetro smerigliato, elaborarla nella mia mente in contorni precisi".

La vita di Eriberto Guidi, scandita dalla musica, dagli artisti conosciuti in viaggio, dall'amore per la sua terra, è custodita in un'esposizione di 86 opere, accuratamente scelte per raccontare il fotografo del fotoracconto e per generare curiosità verso il fotografo della sperimentazione.


di Marina Mannucci
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 27-10-2020 alle 09:30 sul giornale del 28 ottobre 2020 - 239 letture

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