Il Prof. Andrea Crisanti, incaricato mesi fa dal governo per un piano nazionale anti-Covid, critica fortemente l'ultimo DPCM

3' di lettura 26/10/2020 - "Le misure messe in campo con il nuovo Dpcm sono misure ad effetto temporaneo e non risolutive". L'ha dichiarato, a "Yahoo notizie" e a varie agenzie stampa, Andrea Crisanti, docente ordinario di Microbiologia all'Università di Padova. Il punto, ha spiegato, è che "finché non si elaborerà un piano per consolidare i risultati eventualmente derivanti da misure più restrittive, continueremo inevitabilmente in questa spirale di contagi".

Secondo Crisanti, bisognerebbe quindi "mettere in campo un piano di sorveglianza che, una volta che saremo riusciti ad abbassare i contagi attraverso misure più restrittive come tutti speriamo, riesca a mantenerli bassi e sotto controllo".Ci sono, ha sottolineato Crisanti, "vari esempi di Paesi virtuosi che sono riusciti in questo obiettivo, da Taiwan alla Corea (parliamo, ovviamente, della Corea del Sud, non del regime "giurassico-stalinista" di Pyongyang, sulla cui effettiva situazione sanitaria non si hanno notizie attendibili, N.d.R.). Oltre alle misure illustrate ...dal premier, bisognerebbe cioè adottare una strategia" adeguata di contenimento.

Ma che fine ha fatto il "Piano Crisanti" per combattere l'epidemia, rapidamente elaborato dal professore ad agosto scorso, dopo l'apposito incarico da parte del governo Conte? Il piano Progetto sorveglianza nazionale: Italia è stato caricato il 20 ottobre, sul sito "Lettera 150", think-tank composto da 250 accademici italiani di diverse discipline, riunitisi durante la prima fase dell’epidemia.

Secondo Crisanti stesso, se questo piano fosse stato adottato, avrebbe potuto evitare le nuove limitazioni della libertà introdotte ora dal governo per limitare i contagi di Coronavirus. «Se si raggiunge la soglia di rottura, quando il numero dei casi eccede la capacità di risposta del sistema sanitario, l’unica opzione disponibile rimane il lockdown che, vista la situazione economica, rimane una scelta estrema», scriveva il Direttore del Dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova il 20 agosto scorso.

Crisanti quel programma l’avrebbe consegnato, a Roma, direttamente nelle mani del ministro per i Rapporti con il parlamento, Federico D’Incà, e del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri. Invece, «Non ho più avuto riscontri alla mia proposta», dice amaramente. Il suo programma di politica sanitaria prevedeva (cercando di rispettare il piu' possibile la normativa sulla privacy) il tracciamento automatico di tutti gli appartenenti agli ambienti di vita dei positivi, e tamponi diffusi, fino a 400 mila al giorno se necessario, per spegnere sul nascere i focolai.

«Ora, a distanza di mesi, vengono emanati nuovi decreti del presidente del Consiglio, destinati a impattare sulla nostra qualità della vita e sulle nostre attività lavorative, subiti pazientemente con la speranza che possano contribuire a diminuire il contagio», afferma ancora Crisanti, commentando la pubblicazione del suo piano. E fa un’altra critica al governo: «Ancora una volta si persiste nell’errore di non chiedersi come, ridotto il contagio con misure progressivamente restrittive, si faccia a mantenerlo a livelli bassi». Insomma, osserviamo, si continua a fare le cose a metà, a procedere in quella che è, da sempre, la tradizione italiana piu' negativa.


di Fabrizio Federici
redazione@vivereroma.org





Questo è un articolo pubblicato il 26-10-2020 alle 08:05 sul giornale del 27 ottobre 2020 - 772 letture

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