Emergenza Covid, il punto del direttore Livini: la scuola chiede aiuto, tanta preoccupazione e poche risposte

5' di lettura 17/10/2020 - Livini fa il punto sull’emergenza. Un’emergenza che - come lo stesso direttore dice - si sta prolungando, sta diventando l’ordinarietà.

«I numeri sono talmente importanti che cominciano a determinare tanti condizionamenti organizzativi e a far saltare un sistema abituato a ritmi di lavoro diversi. Ritmi che tenevano conto di questioni importanti come l’appropriatezza nell’erogazione delle prestazioni e i diritti di lavoro degli operatori - afferma. La situazione - sostiene - è da rimodulare, per tutti i cittadini che chiedono risposte».

C’è dunque preoccupazione, c’è bisogno di fare, per riportare la comunità su livelli di normalità, prima che la situazione imploda.

«La sanità ha un peso importante ma l’emergenza è di tutti. La chiamata è per tutti - dice. Anche gli altri occorre che facciano la loro parte. Occorrono procedure e sostegni forti e chiari, ci arrivano grida di aiuto di continuo - afferma, con riferimento al mondo della scuola».

«Di fronte a certe situazioni non sanno come comportarsi. Segno che il sistema non si è preoccupato di mettere in fila una serie di risposte per certi settori vitali. Abbiamo chiesto - anticipa il direttore - alla direzione dell’istituto scolastico regionale una serie di numeri. Vogliamo rapportare il fenomeno su un numero complessivo, capire se c’è una curva preoccupante o se sono numeri gestibili. Ci sono tante ansie, certamente giustificabili. Ma sono giustificabili con i numeri?» si chiede.

La scuola quindi chiede aiuto. Famiglie, insegnanti e presidi sono preoccupati. «Dobbiamo parametrare il quadro allarmante al contesto. Hanno pensato ai banchi con le rotelle, ma l’aspetto organizzato, che doveva essere puntuale, è sfuggito. Sarò un’idea antiquata - conclude - ma io avrei individuato un medico scolastico» conclude, sostenendo l’importanza di tenere aperte le scuole finché è possibile.

Il dottor Scialè aggiorna sui tamponi. Se ne stanno facendo circa 500 tamponi ogni giorno. 102 sono risultati positivi negli ultimi 4 giorni. Quindi il 5 % è positivo.

«I tamponi sono richiesti per il 60% dai pediatri e per il 40% dai medici di medicina generale. E - precisa Scialè - siamo passati dai 200 ai 500 giornalieri: non è una passeggiata. Il sistema ha ancora dei margini, e si sta valutando di separare i ddt». Si pensa pertanto a un ddt per i pediatri, ora che il test antigenico è stato sdoganato da una circolare ministeriale (con una attendibilità del 90%).

«Non abbiamo chiaro il mandato - aggiunge Livini. Oggi lavoriamo con queste persone e questa strumentazione, se dovessimo testare tutta la popolazione ci vuole una strumentazione adeguata. Il sistema vive di iniziative locali - lo sfogo del direttore. Aspettiamo indicazioni più precise, non si può spremere un sistema fino a chiedergli il sangue».

Fronte ricoveri. A ieri sera, ore 19, i ricoverati erano 31. Un uomo marocchino di 80 anni, residente in provincia di Reggio Emilia, è purtroppo deceduto. 10 sono del fermano, 15 dell’ascolano, 10 del maceratese, 3 da fuori regione. 10 di loro sono gravi, gli altri versano in condizioni buone. 890 persone sono invece in isolamento domiciliare, di cui 96 sintomatiche.

Ecco come vive il Murri invece, unico ospedale della nostra Area Vasta. «Ad oggi, c’è la garanzia di 31 posti letto a Malattie infettive - spiega Livini. A questo si aggiunge la possibilità di prendere 22 letti dalla medicina, più ulteriori spazi dalla cardiologia e letti che consentono di fare la terapia sub intensiva. Ove, infine, l’emergenza fosse massima, andremo ad accorpare i reparti chirurgici, liberando un piano intero di altri 30 letti. Insieme a queste azioni locali, c’è l’apertura di Civitanova, un riferimento per tutti».

La volontà quindi è di tenere pulita la rianimazione. Sono 600 gli interventi di sala operatoria sospesi, non gravi ma comunque da recuperare. Si stanno facendo sedute aggiuntive di sabato. Si stanno recuperando attività di screening, tac e risonanza, specialistica ambulatoriale, come oculistica, cardiologia, ortopedia, dermatologia.

Chiesti intanto 61 infermieri, sono state 46 le adesioni. Sono stati anche chiesti 6 posti di rianimazione, ed è in progetto di portare a 20 i posti di terapia e a 10 quelli di terapia sub intensiva.

Poi ci sarà Sant’Elpidio a Mare per le cure intermedie e la radio diagnostica. Lo stesso a Montegiorgio.

Per quanto concerne la struttura di Campofilone, c’è invece del disagio. «Campofilone in questa fase la stanno usando come accoglienza per i pazienti post critici di tutta la regione, e questo penalizza le Marche del sud. E su Villa Fastigi e Fossombrone, per ora non riattivati, non si può contare. In più i post critici che vanno a Campofilone, capita che si aggravino e debbano rientrare in ospedale, naturalmente a Fermo, il più vicino».

Ricorda, infine, Scialè, il grande lavoro delle Usca, composte da un medico e un infermiere. Partono da Sant’Elpidio a Mare. Sono due, funzionano bene, fanno in media sette interventi al giorno, e sono state riattivate il 1º ottobre.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 17-10-2020 alle 13:26 sul giornale del 18 ottobre 2020 - 569 letture

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