Fermo, Area Vasta 4 fa il punto: tra virus che circola e un sistema sanitario sempre più criticato e lasciato solo

5' di lettura 01/10/2020 - Troppi comportamenti fuori dalle regole. Ancora non si riesce a creare una coscienza responsabile dei cittadini, uno stile di vita difensivo rispetto a uno stato pandemico - è l’allarme lanciato dal direttore di Area Vasta 4 Livini.

Si accentuano, specie negli ultimi giorni, anche le situazioni di “aggressività” da parte dei cittadini nei confronti del sistema sanitario. «Lamentale assurde per il Covid center a Fermo ieri, poiché si sono create due ore di calca - afferma Livini, che rilancia: «non può essere la sola sanità responsabile dello stato di salute e di benessere della comunità. Al sistema sanitario si danno delle responsabilità pur di mantenere in piedi la vita comunitaria (scuola, sport, attività commerciali) non può essere lasciato solo: ogni istituzione ha dei compiti che devono essere svolti a pieno. Si è lasciato troppo correre - conclude - e poi è la sanità a trovarsi a correre, e se non la fa in tempi tempestivi, come ci si aspetta, viene criticata e additata».

Così infastidito, Livini difende, oggi più che mai, il lavoro degli operatori.

Voce, per fare il punto della situazione, al dott. Amadio, primario malattie infettive. Passato il periodo dell’emergenza il suo reparto è diventato man mano Covid free. Ad agosto due ricoveri Covid (uno era un turista); nel mese di settembre 21 ricoveri Covid. Per il 99% - ha chiarito il dottore - sono pazienti provenienti dall’ascolano, di cui tre sono finiti intubati in rianimazione e 2 in semintensiva. I decessi verificatisi sono stati due: l’uno aveva patologie pregresse, l’altro, invece, è morto per complicanze legate al Covid. «Qualcosa sta succedendo. C’è un incremento di casi: questo ci deve spingere a incitare le persone ad avere comportamenti corretti. A oggi sono 9 i ricoverati per Covid. Come in passato, il reparto è stato diviso in due diverse sezioni».

Critico il dott. Scialè, direttore del distretto. «L’andare bene non fa notizia. Sul distretto sono stati “scaricati” i famosi test sierologici per il personale scolastico: ne ho sentito parlare - dice - solo quando qualcuno si lamentava». Detto ciò, fa parlare i numeri: «800 test sierologici nell’arco di 10 giorni; pochi positivi, tutti verificati con tampone che ha dato esito negativo. Un lavoro - afferma - che ci è arrivato tra capo e collo, all’ultimo momento». E, a proposito di tempestività, sottoscrive le parole del direttor Livini e cita l’esempio della residenza per anziani privata di Sant’Elpidio a Mare: «tra il fare il tampone e lo sgomberare la struttura sono passate 36 ore, e avevamo 18 persone da sistemare. Sono 7 mesi - conclude a proposito dello stato d’animo degli operatori sanitari - in cui persone sono sotto una pressione feroce, prima per via dei casi drammatici ora per il terrore che qualcosa riparta in maniera violenta».

Ciarrocchi, direttore dipartimento prevenzione conferma: «la situazione è in peggioramento, i dati ci indicano che il virus sta circolando in maniera maggiore rispetto a qualche mese fa. 63 positivi sono attualmente nella provincia di Fermo; i giornalieri stanno aumentando. Stamattina sono arrivate 6 positività. Stiamo registrando alcuni focolai: il virus si trasmette in alcune comunità (di italiani e stranieri), casi si stanno registrando anche nelle scuole. Il territorio - dice - sta lavorando per contenere al massimo il diffondersi dell’infezione virale. Ciò si traduce nell’identificazione dei positivi, attraverso il tampone, dopo essere stati intercettati dal pediatra e dal medico di medicina generale. Siamo in una fase - dice - che in Italia c’è già stata (dicembre-gennaio) ma allora non sapevamo, a differenza di adesso, cosa avevamo davanti». E, sui casi Covid nelle aule di scuola, specifica: «il dipartimento di prevenzione valuta caso per caso quante e quali persone devono essere messe in quarantena».

A proposito di vaccino antinfluenzale - spiega: «è atteso come una panacea ma è impossibile vaccinare tutti. A fronte di 172.000 persone (nell’area vasta 4) sono solo 43.000 le dosi a disposizione. La priorità va agli anziani, ai bambini da 0 a 6 anni, ai soggetti fragili con patologie. Noi, comunque, vaccineremo solo gli operatori sanitari e i pazienti ricoverati nelle nostre strutture ospedaliere».

Intanto - fa sapere - sono arrivati 600 test antigenici nasofaringei. Ma si profila una questione: non possono essere fatti autonomamente dal paziente. Quindi, chi lo effettuerà?

Altri dati giungono dal dott. Misericordia, medico di medicina generale: «stiamo prenotando dai 100 ai 120 tamponi al giorno. Abbiamo strutturato un portale autogestito dalla medicina generale che consente a ogni medico di famiglia e pediatra dotato di credenziali d’accesso ad hoc, di indicare nome, cognome, codice fiscale e numero di telefono del soggetto candidato per fare il tampone. Il sistema automaticamente ci da l’appuntamento per potersi recare a fare il tampone, e il distretto registra il risultato dell’esame in tempi rapidissimi: in 24 - 36 ore abbiamo il risultato».

E sulle resistenze nei confronti del tampone, specie in ambiente scolastico, chiarisce a gran voce: «il tampone non fa male, a nessuna età. Ai ragazzini che stanno male il tampone va fatto. Ѐ solo questa la maniera per far sì che la scuola regga».

Il dott. Rocchi, infine, voce del mondo degli infermieri, punta l’attenzione sulla formazione. «Non lasciamola in secondo piano: la formazione deve riallinearsi come si riallineano le conoscenze scientifiche e non va trascurato il passaggio delle corrette informazioni tra il personale sanitario e le famiglie».


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 01-10-2020 alle 17:41 sul giornale del 03 ottobre 2020 - 449 letture

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