La vera perla di Montecosaro: un viaggio nel Museo del Cinema a Pennello

3' di lettura 15/09/2020 - L'unica esposizione permanente nazionale inerente alla grafica pubblicitaria cinematografica

Al cinema ci sono un primo e un secondo tempo, con quindici minuti di intervallo.

Al Museo del cinema di Montecosaro c'è un primo tempo firmato Verdone, Lina Wertmuller, Totò, zeppo di manifesti anni'50 e gadget anni '90; e poi c'è un secondo tempo. Si sale al primo piano, sulle scale un intervallo felliniano, per poi tornare indietro ed immergersi tra i maestri della pittura che ritraevano i divi del cinema del secolo scorso.

Andiamo per ordine.

Il palazzo che ospita il Museo del Cinema a Pennello, unico nel suo genere, è datato 1260, nato come struttura difensiva e poi divenuto civile abitazione e dal 1869 è stato donato alla famiglia di Paolo Marinozzi, che lo ha trasformato in un luogo d'incanto. Aperto al pubblico come museo privato, ogni giorno attira turisti provenienti da ogni dove, e prenotare una visita qui è davvero una scelta azzeccata.

Dalla sua apertura ufficiale, quando nel 2011 lo inaugurò Claudia Cardinale, vanta la visita dei grandi protagonisti del cinema d'autore italiano e non solo. Tra gli altri sono passati, lasciando ognuno il proprio marchio, Carlo Verdone che autografò il jukebox di Compagni di scuola, Elena de Curtis nipote del Conte de Curtis che inaugurò la Sala Totò, Giancarlo Giannini che firmò commosso il gommone usato in Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, Ennio Morricone che scrisse una personale dedica.

Il museo nasce da una passione ardente e inarrestabile verso i manifesti cinematografici. "Sin dall'infanzia – racconta Marinozzi - ero affascinato dalle locandine dei grandi film, le collezionai fino ad averne così tante da poterci aprire il museo". Il direttore si comporta da ottimo padrone di casa, d'altra parte non potrebbe essere altrimenti: "in questa sala sono nato io – spiega mentre giriamo nel palazzo - in quest'altra mia nonna organizzava i banchetti di nozze per tutto il paese e questo era il soggiorno, si può dire che a tutti gli effetti questo museo sia casa mia".

In una sala del palazzo è stato girato nel 1994 il film Il grande Fausto, quando ancora il progetto museale era più che embrionale. Ci si chiede se tutto accada per un motivo.

Ogni angolo del palazzo è tappezzato da manifesti, bozzetti, oggetti culto, abiti di scena originali o riprodotti nei dettagli. Si possono ammirare le opere di Rodolfo Gasparri, pittore che realizzò le locandine dei film siglati Wertmuller, il bozzetto originale di Amarcord firmato Giuliano Geleng, gli schizzi preparatori di Milo Manara e del primo pittore di bozzetti degli anni quaranta Anselmo Ballester. Non solo: sopra tavoli e divani si trovano film in super 8 e VHS, i libri da cui i film sono stati tratti, piccoli manifesti e locandine. Come spiega Marinozzi, "tutto parla di cinema e il cinema non può essere scisso dalla letteratura, dall'opera lirica in alcuni casi e dalle arti in genere".

È un vero viaggio alla scoperta del cinema assolutamente da non perdere, in cui non si può che rimanere affascinati davanti alle meravigliose immagini evocative dei manifesti pubblicitari che fanno parte della cultura cinematografica mondiale.


di Marina Mannucci
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 15-09-2020 alle 10:13 sul giornale del 16 settembre 2020 - 273 letture

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