Una giornata estiva per il rientro in classe

3' di lettura 14/09/2020 - Ai più piccoli ed ai più grandi è arrivato puntuale il saluto dei sindaci e si ricomincia con fiducia dopo sei mesi. Scuole aperte ed aule igienizzate di ogni ordine e grado del fermano

“. . . Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s’accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. . . “ Edmondo De Amicis nel suo libro CUORE raccontava così il primo giorno di scuola.
Cinquantacinque anni fa, al mio primo giorno di scuola, non c’era quell’incertezza che ha accompagnato questo nuovo anno scolastico; allora tutti sapevamo che la scuola iniziava il primo di ottobre e in quel giorno, tranne impedimenti personali, c’eravamo tutti e non sempre, come capitò a me, si poteva scegliere il compagno di banco.
Oggi non è il primo di ottobre e per i bambini delle prime non c’è stato nemmeno l’impaccio e l’incertezza di doversi sedere accanto a qualcuno con il quale ci sentiamo più o meno a nostro agio; oggi, infatti, per questa strana e rovinosa pandemia ogni banco è staccato l’uno dall’altro.

Allora c’era anche il 4 ottobre e per la festa di San Francesco tutti in fila per due a messa per festeggiare il patrono d'Italia; da molto tempo è stato bypassato anche questo rituale che per chi aveva paura del proprio maestro era un modo per vivere una mattinata tranquilla anche se poi, tutti, alla fine sapevamo chi era il santo protettore della nostra Italia.
Dettagli di un tempo che ai più giovani potrebbero suscitare risa e ilarità ma allora avevamo rispetto e in tantissimi avevamo anche paura dei nostri maestri che con un urlo, qualche bacchettata sulle mani e qualche ceffone riusciva a far fare la pipì addosso ai più timorosi ed ai più fragili emotivamente. In quegli anni dovevamo stare attenti alle sgridate dei nostri maestri e a quelle dei nostri padri e madri se mancavamo di riguardo ai nostri insegnanti. E così per me e tanti altri è stato fino a quando non mi sono diplomato.

La scuola era un impegno e noi dovevamo assolvere al meglio i nostri doveri di scolari prima e di studenti poi senza tanti ma e senza tanti perché. L?alternativa era la campagna o la fabbrica.
Il Maestro aveva sempre ragione. Era lui che dettava le regole di comportamento in classe e già dalla seconda elementare la gran parte di noi andava a scuola a piedi in qualsiasi stagione.

Insomma oggi c’è paura del COVID e non del maestro o meglio dei maestri che, quasi sicuramente, accompagneranno gli alunni di ogni classe fino alla quinta.

Tra incertezze e tanti scetticismi, la campanella è tornata a suonare e, lasciando fuori il bel sole di questa metà di settembre, si è tornati in classe con tanti suggerimenti e allert per mettersi al riparo dal COVID. Si igienizza tutto, si resta distanti, si indossa la mascherina e, per dirla come qualcuno, “speriamo che io me la cavi”.

Sindaci più o meno distratti dalle elezioni che interromperanno già subito la scuola hanno portato i loro saluti.


di Lorenzo Bracalente
lorenzo.bracalente@gmail.com
 







Questo è un articolo pubblicato il 14-09-2020 alle 15:57 sul giornale del 15 settembre 2020 - 422 letture

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