Porto San Giorgio: Andrea Agostini ed il primo giorno di scuola ai tempi del coronavirus

3' di lettura 12/09/2020 - Il 14 settembre al suono della campanella il mondo scolastico, fatto di dirigenti, insegnanti, personale non docente, alunni e famiglie, siederà sul banco di prova delle misure anti covid.

Nonostante il lungo tormentone estivo, eccetto che per spese sostanzialmente inutili come il ricco business dei banchi singoli a rotelle e l’ulteriore sanificazione degli istituti che sarà necessaria in quelle regioni come la nostra che non hanno rinviato l’inizio dell’anno scolastico a dopo le elezioni, vi è da dire che almeno all’apparenza le criticità appaiono ancora oggi insuperate.
E’ da irresponsabili che la scuola non utilizzi il termoscanner all’ingresso degli alunni a rilevare la temperatura se si vuole tentare di garantire un ambiente salubre. E’ da sciagurati non avere ragionato dello smaltimento di rifiuti giornaliero che comporterà la distribuzione quotidiana nazionale di 11 milioni di mascherine di tipo chirurgico.
E’ da illusi ritenere che tutti gli interessati durante la giornata scolastica terranno le famose rime buccali a 1 metro di distanza, metri che diventano 2 per i docenti in cattedra e per gli alunni durante l’attività sportiva.
Andando oltre il timore è che l’inizio dell’anno scolastico possa costituire una sorta di sganciamento di bombe a grappolo di coronavirus su tutta la nostra comunità. Un esempio concreto prendendo a spunto la mia comunità.
L’ISC Nardi, caratterizzato da oltre 150 docenti e oltre 1000 alunni, se non approccerà alla perfezione le misure anti covid, a quale rischio di contagio esporrà i 16000 abitanti che costituiscono Porto San Giorgio?
L’ingresso a scuola avverrà da più varchi e con orari scaglionati per evitare assembramenti non solo all’ingresso ma anche sui mezzi di trasporto scolastico? E’ stato ridotto il numero degli alunni nelle classi e aumentato il numero delle corse dei trasporti rispetto allo scorso anno scolastico? I locali scolastici sono stati muniti durante l’estate di impianti che garantiscano ricambio di areazione?
O magari si pensa di fare lezione a finestre aperte? Magari le stesse finestre di quando andavo a scuola io, quelle con gli spigoli vivi di metallo a punta e senza fermi, che quando si aprivano e chiudevano si rischiava ogni volta di farsi male?
Ci sono tanti collaboratori scolastici quanti ne servono a distribuire celermente ogni mattina all’ingresso la mascherina del giorno? Il distanziamento in entrata e uscita, all’intervallo, nei corridoi, nei bagni, come verrà garantito? La sanificazione e l’igienizzazione dei bagni come verrà garantita?
E se l’alunno non si muoverà con la mascherina o non rispetterà le regole di distanziamento e di igiene o non eviterà contatti fisici con i compagni, come pure di scambiare oggetti con questi, quali misure disciplinari verranno adottate e di quale efficacia nel garantire la salubrità degli ambienti e la salute di ognuno? Queste le domande che mi sono pervenute da insegnanti e genitori in questi ultimi giorni, domande alle quali lunedì le autorità preposte dovranno dare risposta. Auspico che chi di dovere superi l’esame, che altrimenti sarà a rischio la salute pubblica.






Questo è un articolo pubblicato il 12-09-2020 alle 11:29 sul giornale del 14 settembre 2020 - 1093 letture

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