Porto San Giorgio: Lo sfogo di un ex dipendente della San Giorgio distribuzione e servizi

5' di lettura 09/09/2020 - Cristiana Ponzo combatte per i suoi diritti e coraggiosamente non resta in silenzio.

Cristiana, sangiorgese ma attualmente residente a Pedaso, si aggiudicò l’impiego alla Sangiorgio distribuzione e servizi dopo aver partecipato ad un bando di concorso.
Si trattava di part time, di 8 ore settimanali come addetta pasti in un refettorio scolastico con un contratto a tempo indeterminato ed una retribuzione per 13 mensilita’.
Al tempo, nel 2005, la neosocieta’ partecipata al comune, nasceva dalla sensibilità di chi voleva togliere lavoratrici gia’ impiegate nel settore multi servizi, dalla gogna delle cooperative e dare loro opportunita’ e dignita’.
Col susseguirsi degli anni però il contratto non veniva rispettato nella sua stesura, ovvero contratto firmato da 3 sigle sindacali, ma contratto scomodo in quanto non erano previste sospensioni, ne’ lavorative, ne’ retributive.
Tuttavia, i vari amministratori dimostravano noncuranza se la signora non riceveva il suo salario.
La motivazione addotta, comunicata alla Ponzo, trovava le sue radici nel fatto che l’azienda non aveva lavori da erogare.
Dopo anni di lotte intestine avvenute tra le mura del palazzo adibito a Municipio per porre fine a questo abuso di potere tra lei e personalita’ dirigenziali, e dopo avere ricevuto la massima espressione di indifferenza dai suddetti e nessuna promessa di rispetto del contratto, insieme al sindacato la donna trova il modo di aggirare l’ostacolo, andando a far loro persino un favore, proponendo l’ampliamento della mansione contrattuale, rendendo cioe’ possibile lo svolgere di altri lavori, sconfinando negli altri rami societari.
Il contratto perciò si trasforma in 27 ore settimanali di ruolo ed inizia dapprima come operatore ecologico e successivamente, con l’insediarsi dell’attuale amministrazione comunale, come impiegata per la distribuzione del materiale per la raccolta differenziata.
Ma i mancati stipendi restavano tali e per un ammontare cospicuo e nessuno si adopera per trovare la maniera di corrisponderli.
Le cose peggiorarono ulteriormente, e la donna, responsabile di un front office al pubblico, dopo aver denunciato quotidianamente l’aggressivita’
nei modi che le venivano riservati dalla maggior parte degli utenti, frutto della malgestione degli orari degli sportelli e dei servizi lacunosi e poco efficenti per i quali pagavano il loro dazio, si è ritrovata senza un solo sibilo di spiegazione allontanata dal suo posto di lavoro, e retrocessa tra le mura delle mense scolastiche da dove proveniva con lo stesso trattamento di favore (sospensione dello stipendio per i 3 mesi estivi).
Dopo tanti anni al pubblico, senza mai una parola negativa sulla sua condotta etica, addirittura improvvisamente diventa inidonea, assumendo uno stato brado della mente che di sicuro non risponde piu’ a criteri di tolleranza estrema e di sottomissione a regole comportamentali lesive e irrispettose della sua persona, imposte dall’Alto con il pegno che o è così o altrimenti doveva andare.
La questione della donna, arriva a chi di dovere, a suo parere figura silente e poco decifrabile e di stampo politico, seduta su una poltrona vacante, per coadiuvare quelle del direttore tecnico, precedentemente con la funzione di amministratore, il quale viene informato da lei stessa perche’ il demansionamento non le è consono visto che per anni ha svolto la mansione di impiegata.
A questo punto, esausta di tutto, ella ricorre ad un legale privato, conoscitore del diritto lavorativo, al quale si affida per chiedere che venga assolutamente rispettato il contratto e che venga riconosciuto l’ammontare dei compensi pregressi.
Tutto cio’ non avviene e anche nell’anno 2019 la signora si ritrova a dover fare i conti con un’estate infruttuosa dal punto di vista retributivo, fino a che decide di chiedere il licenziamento, in virtu’ della consapevolezza che svegliarsi la mattina per svolgere il proprio dovere a discapito della giusta gratificazione economica è un illecito, e non ha voluto piu’ essere d’accordo con chi indiscriminatamente lo ha commesso negli anni.
Oggi la Ponzo è fuori dalla società, con una conciliazione che non la ripaga assolutamente dei suoi servigi e del suo operato, che non la rispetta per aver sempre dimostrato, attraverso il suo onesto operato, di corrispondere al meglio la fiducia riposta nelle sue capacita’ ed il suo racconto vuole essere una pagina da leggere per tutti coloro che lottano per affermare i propri diritti sanciti dalla costituzione, anche con in mano la propria tessera elettorale.
Cristiana Ponzo si assume la responsabilità di quanto dichiarato e descritto nel presente articolo.



Maria Teresa Virgili


Questo è un articolo pubblicato il 09-09-2020 alle 20:56 sul giornale del 10 settembre 2020 - 2068 letture

In questo articolo si parla di cronaca, articolo, Maria Teresa Virgili

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