Porto S.Elpidio, Vincenzo Mollica e la bellezza di essere contemporanei: "non vedo niente ma non ho perso la speranza"

4' di lettura 10/08/2020 - "Ciò che abbiamo vissuto come cronista, io, e come musicista, Fabio, voi lo avete vissuto ancora meglio, come pubblico". Così inizia l'incontro pensato da Vincenzo Mollica dal nome evocativo "Prima che mi dimentico di tutto", che insieme a Fabio Frizzi, fratello del compianto Fabrizio, entra nelle piazze italiane e racconta storie e aneddoti, prima che si perdano nel tempo e nei meandri della memoria.

La serata è puntellata da racconti brevi ed intensi, sono evocati episodi di vita dietro telecamere e microfoni, affettuosi momenti con Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Alda Merini, Fabrizio de André, Andrea Camilleri, Enzo Biagi, Alberto Sordi. Mollica ricorda Abbe Lane che gli dedicò un cha cha cha durante un'intervista, Nino Rota che si addormentava ad ogni prima visione dei film di Fellini, ricorda gli insegnamenti di "nonno" Biagi quando all'inizio della sua carriera era solo un ragazzino curioso, l'infinita generosità di Alda Merini che suonava il pianoforte con delicatezza e lucidità.

Non manca l'omaggio a Fabrizio Frizzi con video e pensieri che vengono accolti da un applauso scrosciante del pubblico, ai quali segue il commosso commento di suo fratello Fabio "sul palco stasera è come se fossimo in quattro". Oltre a Frizzi e Mollica, sul palco c'è il chitarrista Riccardo Rocchi, che accompagna il compositore nell'esecuzione di brani tratti da colonne sonore di film da lui stesso composte, le quali suscitano i ricordi del paroliere Lucio Fulci e del compositore Carlo Rustichelli (sue, tra le altre, le musiche di Amici miei).

Sfondo dell'incontro è la gigantografia di Vincenzo Paperica, il papero col volto di Mollica, il quale commenta: "nella mia vita mi hanno fatto diventare pupazzo (inventato da Fiorello) che dice una parola che non ho mai capito ma che dico lo stesso con piacere e che è "sciabarabba" e un personaggio Diseny che si chiama Paperica (disegnato da Andrea Pazienza), e di questo sono onorato".

In un tempo in cui il buonismo pare essere difetto, Mollica non si inscrive nella parola nel suo senso più banale, la sua bontà è, con naturalezza e senza orpelli, superiore a qualsiasi definizione. Il mollichismo, stile di fare giornalismo preso da esempio da alcuni e spietatamente criticato da altri che deve il nome proprio a Vincenzo Mollica, dovrebbe abitare nei giornali di oggi, con la purezza di un cronista che a 67 anni ed insieme ai suoi fratelli (parkinson, glaucoma e diabete), parla da uomo libero, che non si è mai piegato agli ambigui giochi della politica né alle strategie di arrivismo per svolgere il mestiere, di un uomo per il quale i valori sono, in ordine, famiglia e lavoro e che a guardarlo, sembra ancora un giovane praticante, curioso e candido.

Le tre regole del giornalismo suggerite da Mollica sono proprio passione, fatica e curiosità. Quest'ultima parola si collega a uno degli aforismi citati durante la serata appartenente a Federico Fellini: "la curiosità mi fa svegliare ogni mattino". "Fellini mi ha insegnato a vedere, Camilleri l'arte di non vedere", o meglio a ricordare i colori e le forme per goderli di notte, perché "quando si sogna anche i ciechi possono vedere, e chissà cosa". Mollica gioca con la sua malattia "non vedo una minchia a qualsiasi distanza ma non ho perso la speranza", gioca con coloro che chiama fratelli e che lo accompagnano da sette anni a questa parte. Atteggiamento ammirevole che ci fa sentire piccoli. Lui invece ci fa sentire importanti, quasi che la riuscita della serata sia proprio merito del pubblico al posto di essere suo. È una delle sue caratteristiche, quella di dare importanza agli altri.

Il suo stesso manager Vittorio, che lo ha convinto 25 anni fa ad essere artefice del format Prima che mi dimentico di tutto, dopo un brutto incidente durante il quale per alcune ore Mollica ha perso la memoria, parla con ammirazione di una "persona misurata, umile seppur grande, che dona a chi gli sta intorno una marea di cose". Non si farà mai scrivere una biografia, prosegue Vittorio, e ne verifico la notizia chiedendo al diretto interessato, il quale risponde: "Mia nonna diceva che a trent'anni devi essere consapevole di ciò che sei, io l'ho capito a sessanta. La mia biografia può iniziare così, ma non la scriverò mai perché ci sono troppi episodi che mi imbarazzano e che non posso raccontare".

Il successo dell'evento rende orgogliosa l'Assessore Amurri: "si tratta di una serata unica in una situazione completamente sfavorevole, che ci ha fatto capire che se vogliamo possiamo organizzare eventi anche in momenti difficili. L'arena allestita in Piazza, secondo le norme anti contagio del momento, ha permesso l'ingresso a più di 150 persone che hanno potuto godere di un incontro che resterà nella storia della città".


di Marina Mannucci
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 10-08-2020 alle 11:05 sul giornale del 11 agosto 2020 - 320 letture

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