Monte San Pietrangeli, la vacanza dura 100 giorni. Cintio: «abbandonati in Brasile dallo Stato italiano»

5' di lettura 05/08/2020 - A unita.crisi@esteri.it: “Buongiorno, vi scrivo da Natal, in Brasile. Siamo un centinaio di italiani, bloccati qui perché la nostra compagnia aerea ha sospeso i voli. Fino a maggio sarà così. Siamo molto preoccupati, stiamo anche rimanendo senza soldi. Come ci dobbiamo comportare? Attendiamo risposte”.

Natal è la capitale dello Stato del Rio Grande do Norte, nel nord est del Brasile. Alessandro Cintio, pizzaiolo di Monte San Pietrangeli, insieme a due suoi amici, da tempo la sceglie come meta di vacanza.

Anche quest’anno così. La partenza, i primi di febbraio. Il rientro, fissato per il 10 marzo. Il Covid, però, li tratterà laggiù ben oltre, fino al 10 maggio.

«L’8 marzo la compagnia aerea portoghese TAP ci ha cancellato il volo; causa Covid non sarebbe potuta volare e noi siamo rimasti bloccati in Brasile».

Il tempo della vacanza era finito ma le cose si sono fatte complicate. Oltre a loro tre e al gruppo vacanze composto da una ventina di italiani, i connazionali bloccati a Natal erano in totale un centinaio.

«Siamo rimasti complessivamente in Brasile per oltre cento giorni. Durante il primo mese niente voli, da marzo fino a Pasqua tutto fermo».

Cintio prova a mettersi in contatto con l’unità di crisi della Farnesina. « Scrissi una mail in cui spiegavo la situazione in cui ci trovavamo, le nostre preoccupazioni, il rischio di rimanere senza soldi. Nessuna risposta».

Secondo tentativo, il console a Natal. «In buona sostanza il console se ne è lavato le mani, dicendoci: “prima andate a casa, meglio è”. “Sì, lo crediamo anche noi, ci piacerebbe capire come”- dicemmo».

Il console si riferiva a quegli aerei messi a disposizione dal ministro Di Maio per il rimpatrio. «Quel volo, con Neos o Alitalia, rotta San Paolo - Roma, messo a disposizione dal ministro non era però ad uso gratuito, anzi: sarebbe venuto a costare dai 1.500 alle 2.000 euro, contro i consueti 550-650 euro al massimo» dice Cintio.

Il problema era anche un altro, ossia arrivare da Natal a San Paolo: voli che collegassero le due località, molto distanti tra loro, a quel punto non ce n’erano.

Sta di fatto che nessuno degli italiani lì ha potuto usufruire di questo volo per rimpatriare.

«Quindi Di Maio ci ha lasciato là, l’unità di crisi della Farnesina non ci ha risposto, il console s’è lavato le mani. Per di più, non potendo viaggiare nemmeno più i brasiliani, le case di cambio a Natal non cambiavano più i soldi. Solo quello che avevamo nelle carte di credito poteva salvarci» racconta.

Il governatore locale dispose la chiusura delle spiagge e dei locali. Così, gli abitanti delle favelas che lavoravano la maggior parte nelle spiagge, di punto in bianco si sono ritrovati senza lavoro. «Stavamo chiusi in camera quasi tutto il giorno, dopo le 17 era pericoloso andare in giro, gli assalti della gente rimasta senza lavoro, cominciavano ad essere sempre più frequenti».

Né Cinti né i suoi amici hanno sperimentato il Covid sulla propria pelle, «ma il pensiero era sempre rivolto all’Italia, ai milioni di morti (guardare Rai International faceva gelare il sangue), alla mia famiglia, a mio padre che in passato ha avuto dei problemi di salute, a mia nonna di 90 anni. Nessuno di noi sapeva quando saremmo potuti finalmente rientrare a casa, ci siamo sentiti completamente abbandonati dallo Stato italiano» afferma.

«Gli unici che ci sono stati vicino sono stati Armando, che dal sud Italia ha aperto un ristorante a Natal (“Il Barone”) e Stefano di Roma che ci hanno dato una mano con i pasti, più il gestore della struttura dove alloggiavamo che ci ha esonerato dall’affitto».

Il grazie, oltre a questi, va anche a Mauro Lucentini il quale, tramite Whatsapp, li ha messo in contatto con Maria Antonietta Federici dell’ufficio legislativo Lega Senato. «La Federici ci ha contattato e si è resa disponibile, ha voluto sapere quanti eravamo là, chi eravamo. L’unica che ci ha ascoltati e seguiti, insomma, oltre all’agenzia di viaggi Astro Brasile di San Benedetto, in difficoltà anch'essa a causa della situazione». «Porterò la compagnia TAP in tribunale - conclude Cintio - ha fatto una vigliaccata. La TAP, infatti, ha come partner la Lufthansa. Avrebbe potuto farci volare con lei da San Paolo fino a Francoforte e poi da Francoforte a Roma. Bastava solo che la TAP ci comprasse o ci dicesse di comprare un biglietto da Natal a San Paolo con LATAM o la GOL, le due compagnie locali che all’epoca ancora volavano».

Così, invece, non è andata. Con la TAP gli italiani non sono riusciti a comunicare affatto. A fronte del disagio la compagnia ha fornito loro un voucher di solo andata: direzione Brasile, febbraio prossimo.

«Ora sono a casa, ho fatto la quarantena e sono risultato negativo al test. Sono tornato al mio lavoro e dalla mia famiglia. Non accetterò quel voucher assolutamente» conclude.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 05-08-2020 alle 17:45 sul giornale del 07 agosto 2020 - 4178 letture

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