Fermo, "Dipende da Noi" alle regionali: «la nostra politica voce del verbo "prendersi cura"»

3' di lettura 04/08/2020 - Presentati i candidati del movimento Dipende da Noi alle elezioni regionali per la circoscrizione di Fermo. Il volontariato come minimo comun denominatore.

Il candidato alle presidenza è Roberto Mancini. A lui il compito di presentare il movimento da poco nato. A caratterizzarlo, l’impegno nel mondo del volontariato, della solidarietà, nella scuola o in corsia. «L’idea - dice - è quella di proporre un movimento di impegno civile orientato a sinistra, ma non la sinistra identitaria che rivendica una bandiera particolare, bensì una sinistra etica, orientata verso i fondamenti della convivenza formulati nella Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 3».

Il loro motto - dice Mancini - non è “prima i marchigiani” ma “insieme tutti coloro che vivono nelle Marche”.

Due dati che il movimento riscontra. In primis, «le ultime tre giunte, (Spacca e Ceriscioli) hanno governato con la strategia dell’abbandono; si sottolinea la mancata risposta alle comunità nel post sisma (mancata - dice Mancini - la figura di un commissario che conoscesse realmente il territorio) e, da ultimo, nella risposta sbagliata all’epidemia.

L’altro dato - prosegue il candidato alla presidenza - è che, a chi ci accusa di disperdere il voto a sinistra e di favorire la presa del potere da parte della destra, andrebbe ricordato che nelle Marche nelle ultime elezioni meno del 50% degli elettori è andato alle urne.

Nostro scopo - dicono - è aprire una strada tra la comunità civile marchigiana e l’istituzione regionale, tentativo rimasto sempre soffocato.

Nel programma il riordino del territorio tra zone costiere, collinari e montane, la priorità di generare posti di lavoro, la lotta alla povertà e l’intendere il tema dell’economia in chiave ecologica: «l’ecologia non è un freno, ma motore propulsivo per riorganizzare l’economia e generare posti di lavoro».

Si cita come esempio l’agricoltura biologica, l’unica che oggi dà un margine di reddito, rispetto all’agricoltura industriale delle multinazionali.

Sguardo sulla sanità. Niente strutture centralizzate che sradicano completamente i presidi sanitari sul territorio e no categorico alla privatizzazione: sì ad «una sanità pubblica, gratuita, diffusa sul territorio, con almeno due ospedali funzionanti per ogni provincia».

Prime assemblee del movimento a gennaio, raccolta delle proposte, ascolto, racconti di esperienze vissute, speranze: così il programma ha preso forma.

«Il potere costruisce carriere, non dà risposte alle persone - sostiene Mancini. La nostra, una politica voce del verbo prendersi cura». Da qui i nomi dei quattro candidati, appartenenti al mondo del volontariato.

C’è Stefano Ricci, che dal 1998 al 2001 ha lavorato al Centro nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, a Firenze, dal quale poi sono nate le politiche per l’infanzia e l’adolescenza in Italia.

C’è Mina Viscione, direttrice didattica in pensione, lucana di origine, da 25 anni nelle Marche, quattro dei quali passati in Etiopia come volontaria.

C’è un infermiere, Fabio Bernardini, che constata come il servizio sanitario regionale si stia prendendo sempre più cura del budget e del bilancio di fine anno e non della comunità. A lui cara la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, ma su questo le Marche è indietro, la regione fatica a intercettare i finanziamenti europei - dice. Stesso dicasi per l’emodinamica a Fermo, sempre nei piani ma mai attuata.

Infine Luisella Pieroni, operatrice sociale dedita al volontariato e alla promozione dello stesso nelle scuole.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 04-08-2020 alle 22:32 sul giornale del 06 agosto 2020 - 1469 letture

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