ARTIGIANI VERI. I gioielli di Gina Galieni

3' di lettura 31/07/2020 - I gioiellieri di San Benedetto del Tronto erano concordi: la vetrina di Gina Gali risultava la più bella, non la più preziosa, ma sicuramente la più creativa. Esponeva oggetti di un artigianato artistico di alta qualità. Gina Galieni è stata un'orafa di livello. Per 31 anni, sino al 2008, ha tenuto aperto un negozio-laboratorio in via Crispi. Insieme a lei ha lavorato un'altra orafa di valore: Tamara Pennacchietti. Un giorno, con un suo ciondolo che rappresentava una statuina di Pulcinella e che poteva scindersi in altri due ciondoli, ha fatto innamorare un notissimo stilista. Idea eccezionale!

Gina Galieni ha studiato all'Istituto d'Arte di Fermo. Oggi ricorda con piacere i suoi maestri: Ferroni per lo smalto, Pancione per lo sbalzo, Zanchi per l'oreficeria. Finita la scuola – era il 1977 – alcuni mesi li ha impiegati a perfezionarsi in una piccola bottega orafa di Giulianova, dal sig. Piersanti. Poi, l'apertura di un proprio laboratorio a San Benedetto del Tronto. Inizialmente era solo una stanza con un piccolo retro bottega, poi, sempre sulla stessa via, qualcosa di più ampio.

In 31 anni di attività ha realizzato centinaia e centinaia di oggetti, soprattutto in oro, pietre dure, coralli: collane, girocolli, anelli, bracciali, orecchini, ciondoli, spille. Ha sempre creato gioielli su misura, pezzi unici, «mai replicato un prodotto – spiega – mai effettuato un lavoro in serie». D'altronde, neppure possedeva le attrezzature. Quelli che ha avuto – e voluto - a disposizione sono stati gli strumenti minimi: il laminatoio, la spazzatrice, il tavolo da lavoro, il trapano elettrico «con le stesse frese del dentista», la lavatrice ad ultra suoni e soprattutto e prima di tutto le mani. Le mani! Anche se questo non è proprio vero. Perché prima di tutto c'è stato il cervello. Quella parte creativa che scattava incontrando la clientela. «Quando arrivava un cliente, signore la maggior parte, ponevo molte domande, mi facevo un'idea dell'obiettivo da raggiungere e della persona destinataria, però devo dire che, discutendo, mi si accendeva immediatamente una lampadina nel cervello». Le scattava l'idea da cui sarebbe conseguita la forma del gioiello «come se ci fosse qualcosa dietro agli occhi, quasi un'illuminazione».

Guardo le sue opere e ne colgo il genio, come in quegli incredibili pezzi cui lei dà un nome: Nigredo, Albedo, Rubedo... «le tre fasi principali dell'alchimia».

Gina, che ha fatto parte del Consorzio Piceni Art For Job, ha partecipato a numerose mostre. Con una iniziativa della regione Marche ha toccato l'Inghilterra, gli Stati Uniti, la Francia; con l'organizzazione “Oro di Roma” le sue creazioni hanno raggiunto la Cina, la Russia, Hong Kong...

Ispirazioni? «Una volta, esponendo per un mese a Roma, a Castel Sant'Angelo, realizzai una collana, un bracciale e un anello avendo in mente i nostri antenati Piceni. Apprezzamenti tantissimi, vendite nessuna». Da qualche tempo si diletta a costruire oggetti con materiali di riuso. Nella sua città, ha allestito per due anni consecutivi l'albero di Natale con lattine come decorazione. Per il Museo del cappello di Montappone ha costruito il “Cappello quotidiano, la circolazione delle idee”, con carta di giornale. Tempo fa ha partecipato ad una serie di filmati prodotti dal Consorzio in veste di attrezzista. Insomma, creativa a 360 gradi.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 31-07-2020 alle 09:04 sul giornale del 01 agosto 2020 - 218 letture

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