Brasile, il virus dilaga: la testimonianza di Alessandra Massucci, medico montevidonese a San Paolo

5' di lettura 29/06/2020 - Il Coronavirus non rallenta, non in Brasile almeno. Oltre 57.000 i decessi, più di 1 milione i contagiati in tutto il Paese. Tra le città più colpite, San Paolo. Ed è proprio a San Paolo che la dott.ssa Alessandra Massucci, originaria di Monte Vidon Combatte, da quattro anni vive e lavora.

La prima esperienza di Alessandra in Brasile risale al 2009 con Aloe, associazione missionaria di Fermo. Quattro mesi a Sucupira do Norte, nel Maranaho, dove la missionaria laica Anna Maria Panegalli opera. Dieci i volontari Aloe impegnati negli anni. Due le iniziative: il “Progetto Speranza” dedicato ai bambini più piccoli e la “Scuola Famiglia Agricola” dedicato ai ragazzi più grandi.

Dopodiché, per Alessandra, è la volta della specialistica in Italia. Poi il ritorno in Brasile, a San Paolo, dove da quattro anni è medico di famiglia.

«Tante peripezie per vedermi riconosciuta la laurea. Finalmente medico di famiglia, un tutto fare in Brasile tantoché ho dovuto studiare tantissimo per potermi occupare di tutto. In questi anni ho seguito 4.000 pazienti. Dico “ho seguito” perché al momento lavoro nella telemedicina: visito da remoto persone di tutto il Brasile. Con questo servizio riusciamo a raggiungere i tanti cittadini che hanno bisogno di assistenza medica ma che, vivendo in aree lontane e mal collegate, non hanno accesso al servizio di salute. Gli ambulatori sono difficilmente accessibili, la guardia medica non esiste. Esiste solo il Pronto Soccorso: anche solo per un’influenza è qui che ci si deve recare e ciò per molti è sentito come una condanna a morte. Il servizio di telemedicina aiuta quindi, ora più che mai».

San Paolo, la megalopoli con il numero maggiore di casi Covid. San Paolo, la megalopoli dalle tante contraddizioni. Una risiede proprio nella sanità. «Mentre il sistema pubblico arranca, quello privato è d’eccellenza, pari se non superiore agli altri centri europei. Un ospedale pubblico di riferimento un paio di settimane fa ha annunciato che i farmaci per l’intubazione stavano finendo. Siamo al collasso.» racconta Alessandra.

I test svolti a campione dal governatore locale rivelano qualcosa di sconcertante: un milione e più di contagiati starebbero solo a San Paolo e non, come si legge nei report ufficiali, in tutto in Brasile.

Significa che ci sono persone che ufficialmente non esistono. Sono quelli che un tampone non possono permetterselo, che si ammalano e non ricevono cure, che spesso non la raccontano.

«Nel sistema pubblico tamponi solo a chi è in fase molto grave o a chi si trova ricoverato, per gli altri niente. Privatamente, pagando, i test si fanno ma il costo di un tampone varia dai 300 ai 600 reais. Considerando che qui uno stipendio minimo è di 600 reais ci vorrebbe uno stipendio per fare un solo tampone».

I più esposti al virus coloro che vivono nelle favelas: «si tratta di gente che lavora in centro o nelle abitazioni delle persone più ricche. Raggiungono il posto di lavoro con i mezzi pubblici, dove restano ammassati ore e ore senza mascherine e a sera rifanno il tragitto per tornare a dormire, magari in dieci, in delle “case” di due stanze. Queste stesse persone non hanno accesso al servizio di salute».

Intanto nei cimiteri si stanno estraendo i resti delle persone decedute da tempo per fare posto ai nuovi.

Il Presidente Bolsonaro di Coronavirus non vuole sentirne parlare. Il Ministro della Salute che sosteneva il confinamento è stato cacciato. Quello che ha preso il suo posto non ha retto molto: non se l’è sentita di assecondare il Presidente e imporre ai medici l’uso indistinto della clorochina nei casi confermati.

Fortunatamente qualche governatore locale con un po’ di coscienza c’è stato: «di lockdown si è potuto parlare solo in quegli Stati con le situazioni più disperate, ma sempre decretato da governatori locali (e non senza ripercussioni), mai dal Governo federale. Un non confinamento giustificato da ragioni economiche: in tanti vivono alla giornata. Chi non lavora oggi, non mangia stasera. In più gli aiuti governativi sono minimi, se non nulli».

Guardiamo alla scuola. Didattica a distanza? «Solo nel privato, mentre i bambini della scuola pubblica sono abbandonati a se stessi, senza computer, senza connessione, senza i genitori che li seguono. Ѐ tutto aperto, ma non le scuole. Si rimanda: i numeri sono ancora troppo alti».

Alessandra a stare lontana dall’Italia è abituata. A San Paolo ha il suo lavoro, suo marito, la loro bimba e la famiglia di suo marito: «siamo dei privilegiati, riusciamo entrambi a lavorare da casa, esco il meno possibile. Certo è che la prospettiva di non sapere quando poter tornare in Italia non è piacevole».

Ѐ un medico Alessandra, non fosse per la figlia così piccola l’istinto le direbbe di buttarsi, esporsi di più: «cerco di proteggermi il più possibile per lei, altrimenti sarei in prima linea. Sebbene il servizio che svolgo sia necessario - in quanto i brasiliani non sono abituati ad avere l’accesso telefonico al medico - non è facile per me assistere a tutto questo da lontano».

Buona fortuna dottoressa e a presto…magari nella tua Monte Vidon Combatte.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questa è un'intervista pubblicata il 29-06-2020 alle 20:01 sul giornale del 01 luglio 2020 - 5130 letture

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