Il diritto di contare: lettera a uno Stato sordo

5' di lettura 05/06/2020 - "Un bambino ha piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo ha idee piccole." Beatrice Alemagna

La logopedia dovrebbe costituire un diritto per chi nasce con problemi di sordità. Essa rappresenta una parte fondamentale del percorso riabilitativo di un bambino nato con sordità. Purtroppo però non sempre è così. Ci sono genitori che si vedono negare questo diritto e che scelgono di lanciare un appello affinché le cose cambino, una volta per tutte.

Elisabetta e Maurizio sono la mamma e il papà di Samuele, un bimbo di 15 mesi. Samuele è sordo come sordi sono i suoi genitori.

Quello che leggete vuole essere un vero e proprio grido di AIUTO! Ci auguriamo che quanto stiamo vivendo non possa accadere ad altre famiglie. Dopo una serie di visite specialistiche, è emerso che Samuele dovrà iniziare un percorso di logopedia. Il problema è che dove abitiamo noi non c'è un servizio adeguato alle esigenze di Samuele. Tuttavia, noi genitori non abbiamo perso la speranza e vogliamo garantirgli il meglio. Vogliamo comprendere quale sia il percorso più adatto a lui e in questa scelta così importante nessuno ci ha aiutati. Deve per forza mettere le protesi? Sono utili senza il percorso di logopedia? Abbiamo chiesto tante volte un aiuto. Siamo genitori sordi, non possiamo accorgerci se le pile delle protesi di nostro figlio sono esaurite. Il consiglio è stato quello di usarle e buttarle ogni giorno, tanto sono gratuite. Ma alla fine non è vero. Dobbiamo pagare le pile?
Nella nostra zona di residenza non c’è una logopedista che conosca la lingua dei segni italiana. Dato che conosco una logopedista segnante che lavora presso un centro privato, mi hanno detto che avrei potuto pagare di tasca mia. In provincia di Torino, ci sono logopediste dell’ASL che conoscono la LIS ma è l'ASL di un altro comune e Samuele non può accedervi. Mi hanno consigliato di rivolgermi a una sede ASL di Torino ma c’è una lista d’attesa di 12 mesi e in più quella zona di Torino per me è lontana, qualora dovessi andarci tre volte alla settimana. Mi hanno fornito un elenco di logopediste che posso contattare solo al telefono. Questo per me significa usare il servizio ponte. Ho scoperto inoltre che questa lista non era aggiornata ma si riferiva al 2016 e che molte non si occupano di sordità o non lavorano più. Mi hanno detto di andare ai Servizi Sociali del Comune di Torino per richiedere un supporto economico utile a pagare la logopedia. Non sappiamo per quanto tempo potremo andare avanti così. A Samuele non devono mancare l'amore, la gioia, i sorrisi ma allo stesso tempo deve poter fare logopedia. Per il momento non riusciamo ad avere questo servizio. Dobbiamo forse trasferirci altrove? Magari vendere la nostra casa e cambiare residenza? Siamo costretti a ricorrere alla logopedia privata ma ha un costo. Per quanto tempo potremmo permetterci di pagarla di tasca nostra? Sappiamo bene che un percorso logopedico dura mesi, anni. Trovo assurdo che mio figlio non possa godere del diritto di una logopedia convenzionata con l'ASL. Abbiamo anche provato a contattare la presidente della nostra circoscrizione che ci ha accolto caldamente e ha provato in diversi modi ad aiutarci. Un politico del territorio ha provato anche con un’interrogazione regionale ma ad oggi tutto tace. I bambini devono avere la possibilità di essere come tutti gli altri a partire dalla loro differenza. Ringrazio di cuore l’Istituto dei Sordi di Torino che non ci ha mai abbandonati anche se non può darci più di quello che i regolamenti prevedono. Vi è un problema anche nel servizio educativo rivolto alle persone sorde. Dovrei inserire mio figlio all’asilo nido ma ha diritto solo a 10 ore alla settimana con un educatore specializzato mentre la frequenza prevede, considerando il part-time, 20 ore alla settimana e un tempo pieno di circa 38 ore. Ancora adesso sto lottando per chiedere che venga riconosciuto il servizio educativo specializzato sulla sordità a tempo pieno. Non è possibile lasciare il bambino senza educatrice che conosca la LIS, come potrebbe progredire nelle relazioni e accedere alle informazioni? Questa battaglia la stiamo portando avanti anche per quelle famiglie che non hanno la forza o i mezzi per poter alzare la voce ed esprimere un malessere.
Ci rivolgiamo a voi genitori: riuscireste a portare i vostri figli in una scuola dove gli insegnanti non hanno titoli o competenze adeguate? Ovviamente no, come noi genitori sordi con un figlio sordo vorremmo per lui una scuola adatta alle sue reali necessità. Vorrei avesse al suo fianco delle figure in grado di poter lavorare con bambini sordi e soprattutto che sappiano comunicare con la LIS. Essere disabili non significa essere tutti uguali. Ognuno ha la propria diversità e così servono educatori adeguati che sappiano come si lavora.
Noi sordi siamo una categoria da tutelare e invece veniamo calpestati. Questo perché non siamo abituati a lamentarci e perché esistono sempre altre priorità. Siamo forse un fardello per questa società? Allora torno a pensare che occorra FARE in prima persona: chiedere, addirittura pretendere non solo che i servizi migliorino e siano più qualificati ma anche che ci sia più rispetto per i bambini tutti, anche i disabili, e soprattutto rompere l’isolamento.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 05-06-2020 alle 08:48 sul giornale del 06 giugno 2020 - 902 letture

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