Fermo: sette anni di reclusione per l’accoltellatore del brigadiere Iadonato

4' di lettura 04/06/2020 - Brahim Bouzroud, il marocchino residente a Montegranaro che lo scorso 29 giugno accoltellò il brigadiere Mario Iadonato, giudicato con rito abbreviato è stato condannato a sette anni di reclusione per aver tentato di uccidere il Carabiniere, nonché per porto abusivo di armi.

Si stava tenendo il Veregra Street in centro a Montegranaro quando da un bar di via Zaccagnini arriva la richiesta di intervento delle forze dell’ordine: un marocchino di 46 anni in preda ai fumi dell’alcol stava importunando clienti e passanti. Il brigadiere insieme con un suo collega interviene, lo portano in caserma, tentano di calmarlo per poi ricondurlo a casa. Bouzroud tuttavia non ci sta a restare calmo, rivuole a tutti i costi il suo gattino rimasto al bar. Una volta riconsegnato il gatto in strada, davanti alla porta, Iadonato fa per risalire in macchina quando gli viene inferto il fendente alla schiena, toccando i polmoni.

«Il coltello si è fermato a 2 cm dal cuore, nel momento in cui ho ricevuto la coltellata mi sono girato un attimo, questo mio gesto ha fatto sì che il fendente non arrivasse al cuore» ricorda il brigadiere, originario del Molise, all’uscita del Tribunale dopo la sentenza pronunciata dal giudice Maria Grazia Leopardi.

Sono quasi le 13, orario per cui è fissata l’udienza, e l’imputato, difeso dall’avvocato Simone Matraxia, dal carcere di Montacuto fa il suo ingresso in Tribunale. In fondo al corridoio, dinanzi all’aula, già presente il brigadiere, circondato dall’avvocato Simone Mancini e alcuni agenti.

Un paio d’ore e arriva la sentenza. Otto anni di reclusione la richiesta del P.M., sette invece quelli che, stando al giudizio di oggi, l’imputato dovrà effettivamente scontare. Parzialmente assolto dal reato di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

«L’impianto accusatorio ha tenuto, quello che a noi premeva di più e che abbiamo portato avanti era l’ipotesi del tentato omicidio, confermato poi con l’aggravante contestata della premeditazione» sono state queste le prime dichiarazioni rilasciate dall’avvocato Mancini. «La difesa - prosegue l’accusa - ha cercato di far passare il tentato omicidio come il frutto di una provocazione da parte del brigadiere, cosa che non è affatto vera e non è stata neppure ritenuta fondata; nessuna provocazione, anzi è stato fatto il possibile per evitare l’aggravarsi della situazione creatasi all’interno del bar prima e della caserma poi, così come nessun eccesso di potere da parte del brigadiere».

Si attendono ora le motivazioni del giudice, motivazioni che arriveranno tra 90 giorni.

Per la difesa invece è parziale soddisfazione per l’assoluzione di due capi su quattro, «ma - sostiene Matraxia - ritengo che la pena applicata sia eccessiva e non concordo con il riconoscimento di alcune aggravanti. Aspettiamo di leggere le motivazioni poi faremo appello. Nell’arringa difensiva innanzitutto ho sostenuto l’insussistenza dell’aggravante della premeditazione, nonché l’insussistenza dei reati satellite, ossia il reato di resistenza a pubblico ufficiale e oltraggio a pubblico ufficiale. Da questo punto di vista il giudice ha aderito parzialmente a quelle che sono state le tesi difensive».

Riconosciuto un risarcimento del danno da liquidare in sede civile e liquidate intanto le spese legali.

«Subito dopo l’arringa del p.m. con la richiesta di condanna, l’imputato, che aveva rinunciato a fare dichiarazioni, limitandosi ad una lettera di scuse, se ne è uscito con un “non è vero niente, sono tutte bugie”» racconta l’accusa. Ragion per cui tale lettera, definita dalla stessa accusa “meccanica”, ha fatto poco colpo sul brigadiere: «avremmo creduto di più a delle scuse che fossero arrivate prima della discussione della sentenza» affermano.

Iadonato dal 10 febbraio è in pensione. «Prima che succedesse il tutto avevo chiesto di rimanere altri due anni nell’Arma; richiesta accettata, dopo il fatto tuttavia, superati i giorni di convalescenza, non sono potuto rientrare in servizio e sono dovuto andare in pensione. Mi è dispiaciuto, ci tenevo, avevo fatto la domanda per due ma volevo restare altri cinque anni».

Le condizioni di salute del brigadiere migliorano: «da circa quattro mesi va indubbiamente meglio ma fino a dicembre facevo fatica a respirare, sono sotto il controllo costante di uno pneumologo. Prima che tutto questo succedesse facevo la mia passeggiata quotidiana e avevo in programma anche il mio quarto cammino di Santiago. Sarà per l’anno prossimo, magari insieme a lui» dice il brigadiere, con accanto suo figlio, davanti all’aula tutto il tempo aspettando suo padre.


di Benedetta Luciani
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Questo è un articolo pubblicato il 04-06-2020 alle 18:38 sul giornale del 05 giugno 2020 - 426 letture

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