Intervista esclusiva: Dardust. L’Artista dalle mille anime proiettato sempre al futuro.

6' di lettura 01/06/2020 - Il poliedrico pianista e producer musicale si racconta tra passioni, progetti futuri, ricordi e l’amore per la sua terra, le Marche. Dario Faini, alias Dardust, si esibirà domani 2 Giugno alle 21.30 a Monte Rinaldo, presso la suggestiva area archeologica La Cuma, con il suo spettacolo per piano solo “Lost in Space”. Il concerto sarà trasmesso live streming nella pagina fecobook del Comune e nei social ufficiali di Dardust.

Un evento esclusivo, anzi storico per Monte Rinaldo, per la Provincia di Fermo e per tutta la Regione Marche. Dopo circa 3 mesi di lockdown, domani alle 21.30 andrà in scena il primo concerto in streaming di un big nazionale ed internazionale dall’inizio dell’emergenza covid. La grande musica riparte dalle Marche.

Il protagonista assoluto sarà Dardust, il pianista, autore e produttore musicale noto a livello nazionale ed internazionale, che vanta riconoscimenti e collaborazioni con artisti di grande fama. Lo scenario sarà quello dell’area archeologica “La Cuma”, situata nel Comune di Monte Rinaldo, nonché uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia dell’intera Regione. Tra le antichissime colonne ed il santuario del II secolo a.c,

Dario Faini, alias Dardust, si esibirà con il suo spettacolo per piano solo “Lost in Space”, attraverso il quale ripercorrerà i suoi album “7” e “Birth”, come ha spiegato nell’intervista esclusiva che ha rilasciato alla redazione “VivereFermo”. «Sarà un concerto-racconto, una sorta di viaggio musicale legato ai primi due capitoli discografici del progetto Dardust. Il pubblico in streaming, grazie alla scenografia di Pietro Cardarelli ed a suggestivi giochi di luce, sarà trasportato nel sistema solare tra pianeti e stelle, il tutto con la musica come regina».

Da cosa nasce questa passione per lo spazio e per i pianeti, che spesso ritorna nei tuoi brani? «Il mio compagno di viaggio è il pianoforte. Da quando avevo 9 anni siamo una cosa sola e l’ho sempre visto come una sorta di astronave che mi conduceva verso il futuro e tutt’ora lo immagino così. È lo strumento per eccellenza che mi permette di viaggiare. La passione per il cinema, per i film di fantascienza e per molti lavori di David Bowie, mi hanno permesso di creare questo connubio. Tutta la mia musica è una continua proiezione al futuro, alla sperimentazione ed alla ricerca del nuovo».

Cosa si prova ad essere scelti come ambasciatori per la ripartenza della Stagione Musicale nelle Marche e soprattutto che significato ha farlo in un luogo senza tempo come La Cuma? «Mi sento onorato e molto privilegiato. Sono davvero felice di essere stato scelto per questo nuovo inizio. L’Area archeologica della Cuma è il luogo perfetto per il mio spettacolo, un teatro ideale dove passato e futuro si conciliano alla perfezione. Allo stesso tempo ringrazio tutte le Istituzioni, Enti ed organizzatori che hanno permesso ciò. Scegliere un genere non così convenzionale come il mio è sintomo di una grande voglia di ripartenza e lo faremo in un modo unico e speciale».

Quanto sei legato alla tua Ascoli ed alle Marche in generale? Nella tua musica quanto c’è delle tue origini? «Torno spesso nelle Marche ed ogni volta ricevo un calore sempre nuovo. Nelle creazioni e nei progetti ci sono tutte le mie origini ed allo stesso tempo tantissimi miei collaboratori, che mi affiancano giornalmente, sono marchigiani, come Vanni Casagrande, il coreografo Pietro Cardarelli o il fotografo Alessio Panichi».

Fin dagli inizi nell’Istituto Gaspare Spontini di Ascoli Piceno, i tuoi genitori ti hanno appoggiato in questa tua passione o non pensavano potesse diventare un lavoro? «Il mio successo è dovuto proprio al loro sostegno. Hanno compreso che avrei dedicato anima e corpo al pianoforte ed alla musica e mi hanno sostenuto in tutto, sempre però facendomi tenere aperto un piano B. Infatti, hanno pagato i miei studi per la laurea in Psicologia. Mi hanno insegnato ad andare sempre fino in fondo alle cose e a non mollare. Li ringrazio davvero per tutto».

La tua musica è decisamente nuova, avanguardistica e capace di conciliare lo stile neoclassico con l'elettronico. Sono due mondi apparentemente opposti, ma hai saputo unirli e creare una miscela vincente. Quanto lavoro c’è dietro? «Devo essere sincero, non è facile abbinare questi due generi. Io provenivo da un mondo, diciamo, puritano e neoclassico, dove queste due categorie non andavano miscelate, ma, fin dagli inizi, ho sempre voluto lavorare sopra questi schemi e così amavo sperimentare e mescolare suoni. C’è un grande lavoro dietro fatto di prove minuziose, cura dei dettagli e sperimentazione, come testimoniano ad esempio le nostre t-shirt, nell’ultimo spettacolo “Storm and drugs”, che permettono alle persone con problemi di udito di percepire la musica attraverso le vibrazioni».

Un genere del tutto innovativo e sei stato il primo a portarlo in Italia; grande successo e molti riconoscimenti in tutto il mondo. Qual è il segreto e secondo te perché questa musica è così apprezzata? «Credo che colpisca il mio desiderio di sperimentare, questa ricerca continua del nuovo, che riesce conciliare sonorità classiche ed effetti elettronici, un po' come unire passato e futuro. Il pubblico apprezza la sorpresa, la novità e cerco di regalare questo».

Artista, pianista, autore e produttore musicale. Hai mille anime. Come riesci a conciliarle tutte? «Non è semplice conciliare tutto, ma è piacevole farlo. La mia è una vita molto impegnativa e complessa, tanto lavoro, inizio la mattina presto con la meditazione, poi proseguo con lo studio del pianoforte, la composizione e mi dedico ai progetti a cui sto lavorando, continuando fino a sera. Devo dire, però, che il tanto impegno paga sempre, le soddisfazioni sono molte e ne vale decisamente la pena».

In un momento così difficile, dove l’emergenza covid ha sconvolto le nostre vite, quanto pensi sia importante la musica? «Credo che la musica, in tutte le sue forme e soprattutto ora, sia una valvola di sfogo fondamentale. Un modo per alleggerire le nostre giornate dopo mesi intensi e cupi. In questo periodo, ognuno di noi ha riscoperto o scoperto una parte di sè nuova e profonda, fatta di emozioni, sentimenti e amore per la vita; la musica può aiutarci a mantenere viva questa nostra parte di anima e di certo accompagnarci verso un ritorno alla normalità».

Hai avuto infinite collaborazioni, cosa si prova a lavorare con artisti così importanti ed in futuro con chi vorresti lavorare? E qual è stata la soddisfazione più grande di questi ultimi anni? «Lavorare con artisti, cantanti e musicisti di grande fama è fantastico. A dire il vero vorrei continuare a lavorare con tutti; se devo proprio scegliere mi piacerebbe collaborare di nuovo con Jovanotti ed in futuro con Tiziano Ferro. Riguardo alla mia soddisfazione più grande, direi lo spettacolo del 2016 al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno. È uno dei ricordi più belli che ho, forse il più bello della mia vita. C’era il sold out e fu un live show davvero fantastico ed emozionante. Il calore e l’amore che ti trasmette la tua terra è qualcosa di unico».

Un artista con la “A” maiuscola, innovativo, poliedrico ed innamorato follemente della musica. Di certo regalerà grandi emozioni anche nell’esclusivo concerto di domani sera alla Cuma di Monterinaldo.








Questo è un articolo pubblicato il 01-06-2020 alle 18:15 sul giornale del 03 giugno 2020 - 526 letture

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