"Netto" Carletta, l'infaticabile postino di Smerillo. E il ricordo di suo padre che fece 4 volte il "giro del mondo"

4' di lettura 30/05/2020 - Novantanni ben portati, ma anche ben vissuti e ben spesi. Sono quelli che ha sulle ancora forti spalle Benedetto Carletta da Smerillo. È il personaggio di oggi, ma non solo lui stavolta. Ed è l'esempio (gli esempi) che andrebbe raccontato dappertutto, specie nelle scuole, ai giovani, a chi entra nel mondo del lavoro.

Se lo cercate, andate nell'orto, perché è lì che lo troverete mentre lo coltiva. Se volete vederlo all'opera, alto e ancora robusto, passate nella struttura che funge da chiesa. Fa da sagrestano, istruttore dei chierichetti, braccio destro, sinistro e centrale di ogni parroco vissuto in parrocchia. «Un uomo mite e solare» come sottolinea Marco Ercoli che lo conosce e me lo ha indicato. «Un uomo che, - aggiunge il sindaco Antonio Vallesi - insieme alla signora Maria, sua moglie, venuta meno cinque anni fa, ha tirato avanti una famiglia esemplare con quattro figli: Antonio, Paola, Benito e Rosaura, fatti studiare, portati alla laurea, con il solo stipendio da postino e l'immancabile sorriso in volto. Un compito che svolgeva nel modo più coscienzioso possibile, con la sua 126 carta da zucchero. Un modello per Smerillo. Tutti gli hanno voluto bene». Vallesi aggiunge anche altro. Il nome Benedetto si presta ad abbreviazioni. La più comune è Netto. E così ancora lo chiamano. Ma i ragazzi, quando Netto era nel pieno del suo impegno professionale, correndogli dietro, aggiungevano: Lordo e Tara. Se volete sentirlo con la sua voce baritonale, basterebbe sorprenderlo mentre gioca a carte con l'amico che sbaglia. Oggi Netto vive, in due appartamenti separati ma pranzi e cena comuni, con la sorella Lidia, 95 anni, pilastro del coro in chiesa. Ecco perché Smerillo è terra della dieta mediterranea... Un altro fratello: Peppe (Giuseppe), morto alla fine degli anni '90 (fu anche internato in un campo di concentramento in Germania), è stato la guardia comunale per eccellenza: mai una multa, tante le raccomandazioni a ben comportarsi.

Postino, dunque, Netto, esattamente come suo padre Vincenzo, classe 1895. Vincenzo fu portalettere per 40 anni. In un'epoca dove s'andava a piedi e le vertenze sindacali erano sconosciute. A piedi in centro storico, a piedi nelle cinque frazioni di Smerillo. A piedi, due volte al giorno, su e giù fino alla stazione di Smerillo/Montefalcone, lungo la valle, per ritirare posta e pacchi in arrivo, e consegnare posta e pacchi in partenza. Tutti i giorni, neve e freddo compresi. «Il tutto – come scrisse in questo giornale Vincenzo Morosi, quasi 50 anni fa – senza mai perdere un treno e senza mai buscarsi un'ammenda o un richiamo». Ogni mattina alle quattro, sempre con il buio, già in servizio, per il suo servizio alla comunità. Si raccontava che a volte, la sera, tornando verso casa, si riposasse in una stalla, sulla paglia, e lì si addormentasse stracco, sfinito ma contento. Un impegno quotidiano, gravoso, senza ferie. Ma da assolvere perché c'era una famiglia da tirare avanti, con otto figli, una moglie e una suocera.

Qualcuno ha provato a contare i chilometri da lui coperti. Sarebbero stati 500.800, più di dodici volte la circonferenza della terra. Per questo suo camminare instancabile e per la sua velocità, i concittadini gli diedero un nomignolo (magari oggi, dopo i fatti cinesi, un po' meno simpatico), ma allora molto indicativo: il pipistrello.

Ecco, Netto è figlio di quell'uomo esemplare, ed esemplare lo è anche lui, perché entrambi, prima di pensare alla durezza del lavoro e al sacrificio che comportava, avevano in mente una comunità da servire.




Adolfo Leoni


Questa è un'intervista pubblicata il 30-05-2020 alle 09:15 sul giornale del 01 giugno 2020 - 420 letture

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