Porto San Giorgio, Rosanna Galdi: “Mio fratello non si è ucciso”

4' di lettura 25/05/2020 - In riferimento alla notizia pubblicata lo scorso 2 maggio della scomparsa del 50enne Renato Galdi di Porto San Giorgio si precisa che la morte non è avvenuta a causa di un gesto volontario dell'uomo, ma di un malore. Di seguito si riporta la lettera inviataci dalla sorella Rosanna

“Stavolta era veramente difficile ingannare l’opinione pubblica. Nessuno ci ha creduto. Mi riferisco alla notizia della morte di mio fratello che è stata diffusa in maniera falsa e tendenziosa da alcune testate locali e non Notizia diffusa fra l’altro priva di particolari e non avendo nessun rispetto per il dolore di una famiglia. Ragion per cui, dopo il dolore di aver perso un fratello in maniera così repentina, ho deciso di intervenire. Non si gioca con la vita delle persone. Mi ci è voluto un po’ di tempo per farmi un’idea più completa di quello che è avvenuto quella notte, perché il mio dolore e quello della mia famiglia è tuttora molto grande. Per mia forma mentis e lavorativa sono abituata ad analizzare i fatti in maniera concreta e con carte alla mano.
L’ordine dei giornalisti delle Marche, fra l’altro, durante il lockdown ha appositamente ribadito che i dati della pandemia devono corrispondere al vero. Per non creare falsi allarmismi e per non dare, di conseguenza, dei messaggi sbagliati.
Mio fratello non è morto suicida. Era un uomo leale, buono, intelligente. Era difficile non volergli bene. Tutti hanno pianto la sua morte. Anche da un punto di vista lavorativo era tranquillo. Perché mio fratello si è sempre rimboccato le maniche e ha lavorato. Era uno dei migliori diplomati dell’ITI Montani di Fermo, progetto AMBRA. Non amava le raccomandazioni. Lo stimavo molto perché ho un ricordo di lui bellissimo legato al volersi rendere indipendente economicamente e perché era un uomo leale e gentile. Anche con le donne.
Teneva molto al suo aspetto fisico, tant’è che non avrebbe mai fatto un gesto autolesionistico contro se stesso. Era circondato dall’affetto di tutti. L’affetto della famiglia ma anche dell’intera comunità. Nella sua biblioteca ho trovato due libri che mi hanno fatto riflettere: i disegni di Leonardo e il Medico di se stesso, un manuale di medicina cinese edito da Feltrinelli che stava leggendo ultimamente. Mio fratello amava la vita e la bellezza. Avevamo tanti progetti insieme per la fine della pandemia. Per quello che ne so io l’intervento quella notte si è svolto bene. Sia la Polizia che i sanitari e il magistrato di turno hanno fatto bene il proprio lavoro. Colgo l’occasione per ringraziarli pubblicamente. Mio fratello aveva avuto un attacco di panico venti giorni prima di morire. E ne ha avuto con molta probabilità uno la notte che è morto. Purtroppo mi sto rendendo conto che le restrizioni del lockdown hanno avuto un effetto fisicamente negativo su tanti uomini. Noi donne siamo abituate dopo tutto a stare in casa, in casa per una donna c’è sempre qualcosa da fare. Per gli uomini non è la stessa cosa.
A volte diamo per scontato di essere forti. E quella notte mio fratello ha avuto un malore. Non volendo disturbare i miei genitori che dormivano, è andato in cucina a prendere un bicchiere d’acqua e si è affacciato al balcone per prendere una boccata d’aria. Con la speranza di sentirsi meglio.
Nella cronologia del suo pc abbiamo trovato delle brutte notizie che riguardano la pandemia. Delle brutte immagini. La ricostruzione più plausibile è quella in base alla quale affacciandosi al balcone, un capogiro ha fatto sì che la parte superiore del suo corpo, che pesava di più, lo precipitasse a terra. Per fortuna ha battuto la testa ed è morto sul colpo. Il suo corpo ed il suo volto erano bellissimi. Anche la dinamica della caduta e della posizione del corpo indicano chiaramente che non è morto da suicida. Solo dei professionisti impreparati e degli sciacalli potevano diffondere una notizia così delicata derubricandola in un articoletto di poche righe. Mio fratello si annotava tutto. Avrebbe lasciato almeno due righe per dare una spiegazione del suo gesto. Proprio la sua compostezza, la sua eleganza, la sua sobrietà mi hanno fatto ulteriormente capire che non sarebbe mai stato capace di un gesto così plateale. Era credente. Ed era una persona profondamente positiva e costruttiva. In tutta la mia vita non l’ho visto mai triste. L’ho visto sempre spensierato. Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato al nostro dolore”.




redazione Vivere Fermo


Questo è un articolo pubblicato il 25-05-2020 alle 18:50 sul giornale del 26 maggio 2020 - 1462 letture

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