La collana di ambra della sua donna. Il Racconto della Domenica

3' di lettura 24/05/2020 - La chiesa di Sant’Agostino non era ancora gremita. Lui arrivò tra i primi. Non si segnò con la croce, come altri avevano fatto. Si guardò in giro. Guardò sopra l’altare. Si fermò a contemplare il dipinto del Crivelli. Lo fece a lungo, come se non comprendesse o vedesse quella pala per la prima volta. Uno stupore nel volto. Scelse di sedere non troppo avanti. Scelse l’inizio del banco, sull’esterno, per non infastidire e farsi infastidire dai passaggi. Qualcuno si girò. La sua barba attirava. Ma di più attiravano il suo strano vestire e quelle calzature bagnate che lasciavano impronte sul pavimento. Silenzioso, attese l’inizio.

La grande chiesa di Torre di Palme si riempì all’inverosimile. I banchi non bastavano. Gente si assiepava alle pareti e sul fondo. E lui immobile, dritto come un soldato, un portamento orgoglioso, capelli bianchi, occhi verdi, vecchio ma non vecchio. Muto.

L’inaugurazione cominciò. Di lì a poco si sarebbe aperto il museo dedicato ai ritrovamenti della necropoli e delle tombe rinvenute. Parlarono le autorità cittadine, gli archeologi che avevano partecipato a scavi e recuperi, e i rappresentanti dell’azienda che aveva sostenuto le spese. I Piceni, questi sconosciuti! Questi nostri Padri! Questa nostra… famiglia!

Le parole dette sembravano non trapassarlo. Come se non le conoscesse. Come se il linguaggio gli sfuggisse. Capì, però, che ormai l’incontro si stava concludendo.

Prima che la folla si muovesse, lui si mosse. Uscì. Seguì una pista che intuiva. Raggiunse le stanze del museo. Come fece ad entrare non si sa. Ma fu dentro, eludendo la gentile ma ferma sorveglianza. Si diresse alle teche. Come se qualcosa lo guidasse. E la trovò. Trovò la collana! La collana di lei. I brevi cerchi e il pendaglio. E l’ambra, rossa come il sangue coagulato. E quel graffio trasversale. Era proprio la collana della sua donna. La sua donna: alta, fiera, dolce. Gliela aveva messa al collo in un’alba cristallina. Lui sarebbe partito poco dopo. L’imbarcazione era già pronta. I suoi uomini lo attendevano giù, sulla spiaggetta del Navale. Una missione pericolosa. Lui lo sapeva. Lui non lo disse. Ma voleva lasciarle un segno. Un ricordo del loro amore. L’ambra era del nord, il lavoro invece degli orefici di una comunità vicina.

La guardò per l’ultima volta. La collana spiccava sul collo e sul petto bianchissimi. Intensamente la baciò. Mise la spada nel fodero. Alzò la mano destra, in segno di saluto.
Scese di corsa la china. Non si girò più. Lei guardò l’imbarcazione muoversi lentamente prima, più spedita dopo aver preso il mare aperto.
Vide la vela rimpicciolirsi verso est e poi sparire. Per sempre. Lui cadde combattendo sull’altra sponda del mare. Lei attese sino a tarda età e mai smise di indossare la collana del ricordo. E quando scese nella tomba le fu posto sul ventre l’anello a quattro nodi.
Chissà se dal Paradiso degli dei Piceni si possa tornare. Lui tornò. Seppe di una tomba ritrovata, di una collana riemersa dai secoli. Forse la collana di lei…

E volle vedere, capire. Piangere. Perché pianse quel giorno che la ritrovò e che la vide. Perché lei gli diede la mano. Vicino alla teca. Nell’immagine dell’ambra riflessa.






Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 24-05-2020 alle 10:14 sul giornale del 25 maggio 2020 - 342 letture

In questo articolo si parla di cultura, racconti, storie, adolfo leoni, torre di palme, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bmlg





logoEV
logoEV