Gli invisibili/visibili da ringraziare: l'opera degli operatori ecologici

3' di lettura 23/05/2020 - Per la guerra al “maledetto”, abbiamo ringraziato medici, infermieri, volontari. E l'abbiamo fatto applaudendo, postando saluti su fb, appendendo striscioni alle inferriate dell'ospedale Murri di Fermo. Più che giusto. C'è una categoria che c'è sfuggita. E questo articolo, allora, è un ringraziamento a che ne fa parte e non fa notizia, non accende discussioni, non divide gli animi.

Li hanno chiamati spazzini poi netturbini quindi operatori ecologici. Ma non è l'appellativo mutante al pensiero comune che li identifica a dovere. Ne coglie le mansioni, certo, ma non va oltre. È il lavoro che svolgono, invece, che già – uso un termine desueto – li nobilita in sé. Cosa c'è stato chiesto per la battaglia contro il virus oltre al distanziamento? Igiene, pulizia. Ma non solo privata. Anche pubblica: strade, vie, mura.

Gli operatori li ho visti all'opera in queste settimane e posso dirvi che se camminiamo in una città che non dà preoccupazioni e comunque è linda lo dobbiamo a loro. L'avverbio è necessario, perché la loro è una battaglia quotidiana: contro l'inciviltà di certuni, la disattenzione di altri, la presenza di troppi volatili.

Io non so quanti di voi passino per la stradina che costeggia il tribunale e sfocia all'arco della Rivolta. Lo faccio nella mia quotidiana passeggiata. E vi posso assicurare che quel che combinano i piccioni è inimmaginabile, specie al confine con le costruzioni. Eppure, i nostri operatori ecologici stanno lì, non dico tutti i giorni, ma molto spesso, per pulire, disinfettare, igienizzare. Non conosco la persona vestita di arancio con il tubo in mano e il disinfettante a pressione che deterge la strada. L'ho salutato. Lui s'è fermato. Ha risposto al saluto. Abbiamo fatto due chiacchiere. Prima di andarmene, gli ho detto «grazie», a nome mio e, sicuro che avreste acconsentito, a nome vostro. Certo, è il suo lavoro. L'ASITE lo paga per questo. Ma c'è modo e modo di lavorare. Si può tirar via, oppure essere attenti. A me sono capitati operatori che non tiravano via. Prendete via Lattanzio Firmiano, prendete via Langlois. Abito da quelle parti. Conosco il problema. Vedo l'azione.

Il bombardamento dei piccioni è continuo. In primavera è un disastro. In questi giorni ancora di più perché la chiesa di San Pietro è chiusa e i volatili hanno riempito la torre campanaria (recentemente anche il terrazzo di un palazzo vicino), disseminando l'asfalto di schifosissime deiezioni. Ogni tot arrivano gli operatori, puliscono e le pietre di via Langlois si fanno quasi lucenti e l'asfalto torna scuro da verde che era. Dura poco. Dura un giorno. Poi, si va daccapo. E loro tornano. E fino a quando il problema volatili non verrà risolto sarà sempre un'altalena. Va ancora peggio in via del Capestro, zona Piazzetta. Il vicolo è stretto. Bisogna andar veloci cercando un'impossibile camminata al centro.

Ma non è solo – anche se notevole – questione di piccioni. Si diceva dell'inciviltà di alcuni che portano a spasso i propri cani. Diversi hanno imparato a raccogliere i «prodotti organici». Altri lasciano lì.

Ma non intendevo denunciare il malcostume. Intendevo sottolineare l'impegno paziente, costante, quotidiano degli Arancioni. Mi domando spesso se, dovendo rimettere e rimettere le mani sul già fatto, si domandino: ma ne vale la pena? Credo che se lo chiedano. Però, in attesa di una qualche soluzione, continuano il lavoro. Per noi. E, allora, «di nuovo grazie».




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 23-05-2020 alle 10:09 sul giornale del 25 maggio 2020 - 252 letture

In questo articolo si parla di adolfo leoni, netturbini, covid19

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