Di Ruscio: Non sento più parlare del distretto calzaturiero e delle sue difficoltà: Servono liquidità e fiducia

5' di lettura 22/05/2020 - "Da persona che vive nel fermano e conosce il sistema produttivo calzaturiero, settore che ha fatto la fortuna di questo territorio e ce ne dobbiamo ricordare, resto basito dal fatto che non ho sentito un solo rappresentante delle istituzioni farsi carico della situazione e dei problemi del distretto calzaturiero fermano-maceratese"

Probabilmente non hanno compreso che c’è il rischio reale che il settore esca da questa pandemia fortemente ridimensionato o, addirittura, cancellato. Il sistema calzaturiero è fatto di moltissime imprese collegate in rete o piramidalmente tra di loro.
Ci sono alcune aziende con marchio riconoscibile, si contano sul palmo della mano, che danno lavoro a piccole o piccolissime aziende conto-terziste e ad altre aziende, anche di maggiori dimensioni, fornitrici di materie prime (pellami, fondi, minuterie metalliche, ecc.). In questo momento le aziende leader, che tengono in piedi tutto il sistema, debbono finire di introitare, anche se in minima parte, i proventi della produzione invernale che è rimasta chiusa nei negozi o addirittura nei magazzini; la produzione primaverile-estiva parte è ancora nei magazzini e parte è stata consegnata ai negozi ma non è stato venduto nulla; ora si dovrebbe mettere in cantiere, e qualcuno l’ha già fatto, la produzione per il prossimo inverno (2020-2021) e preparare il campionario per il prossimo estivo (2021), anticipando tutte le somme necessarie.
Questo discorso vale tutta la filiera. In altre parole sono state anticipate le somme necessarie per la produzione di due stagioni senza aver incassato nulla o quasi. Inoltre quali sono oggi le prospettive di vendita per il futuro dopo che per tre mesi ci sono state somministrate immagini di morte e abbiamo ascoltato parole che hanno provocato paura e terrore e che di fatto hanno stravolto la vita e la mentalità di miliardi di persone? Tutto il mainstream ci dice “Nulla sarà più come prima”…..”Andrà tutto bene”. Mi domando ogni sera, ma che dovrà succedere di peggio rispetto a quello che è già accaduto? “A settembre ci sarà la ricaduta!”.
Chi di noi se ne esce tranquillo e spensierato, con la museruola in viso, per comprare un paio di scarpe? Il distretto calzaturiero ha bisogno urgente di liquidità, ma non è la FCA, leggasi FIAT, che dice al Governo o mi dai 6 miliardi con le tue garanzie o mando a casa 60 mila persone. Confindustria Marche ha rilevato che nel protocollo per la sicurezza il Presidente Ceriscioli vuole imporre la presenza dei sindacati attraverso la costituzione di un comitato interno. Non solo non si vede un euro e non si vende nulla, ma s’impongono altre incombenze burocratiche ed altri soggetti che entreranno nel merito delle scelte aziendali (questo accadeva nella Russia comunista).
Nessun imprenditore, in una situazione come questa, si sognerebbe di trascurare le norme igienico-sanitarie e comportamentali necessarie per garantire la sicurezza dei lavoratori! L’RSSP è già previsto e presente nelle aziende. Il 17 maggio i massimi rappresentanti di Confindustria Centro-Adriatico, a supporto delle esternazioni del Presidente Regionale Confindustria, hanno fatto sentire le loro ragioni al Governatore Ceriscioli. Aggiungiamo che il 12 maggio l’assocalzaturifici riporta dati apocalittici : “ Comparto calzaturiero-Nel 1° Trimestre il fatturato crolla (-38,4%) e gli ordini (-46,2%)”.
Il bazooka di 200 milioni di euro di Ceriscioli e C. non è sufficiente neanche per una parte minoritaria del comparto calzaturiero. L’area di crisi complessa dovrebbe triplicare i fondi ma a fondo perduto o prestiti a tasso zero da restituire in 5/10 anni. Non sono esperto di armi ma so che il “rinculo” del bazooka fa molto male. Mi rendo anche conto, come afferma spesso un politico nazionale, sicuramente più competente di me, che la gran parte della classe politica attuale non ha gestito neanche un bar. Però chi sta molto in alto ha l’opportunità di sentire i titolari dei più importanti bar della regione e chiedere consiglio.
Oltre alla liquidità la classe politica deve generare fiducia nel futuro; purtroppo non è quello che vediamo.
Forse ha ragione il sociologo Luca Ricolfi, siamo passati dalla “società signorile di massa” ad una “società parassita di massa”, una mutazione involutiva dove i nuovi parassiti vivono dipendenti dalla mano pubblica grazie al primo governo della storia repubblicana iper-statalista. Non se sono scollegati dalla realtà o se ne infischiano preferendo distribuire 200 milioni di “mancetta” elettorale! Mi viene in mente il film di Walt Disney, ” Mary Poppins”, la scena dei due penny, si svolge in banca dove il Presidente Dawes (padre) spiega ai giovanissimi Michael e Karen Banks come avviene una crisi finanziaria e come la si affronta. “Finchè la Banca d’Inghilterra sta in piedi, l’Inghilterra sta in piedi…se crolla la Banca d’Inghilterra, crolla l’Inghilterra….tutto per mancanza di due grami, miseri, semplici penny da versare in banca….”.
Ecco, se non sosteniamo seriamente il sistema produttivo che regge l’economia di un territorio, il territorio crolla. I soldi ben spesi torneranno al territorio, e tutti se ne gioveranno. Se sono mal spesi, in seguito non ce ne sarà più per nessuno, neanche per quelli che ora ne stanno usufruendo.


da Saturnino Di Ruscio già Sindaco Città di Fermo



Saturnino Di Ruscio già Sindaco Città di Fermo


Questo è un articolo pubblicato il 22-05-2020 alle 13:43 sul giornale del 23 maggio 2020 - 291 letture

In questo articolo si parla di lavoro, articolo, Saturnino Di Ruscio già Sindaco Città di Fermo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bmdC





logoEV
logoEV