Porto San Giorgio: Rimandato a data da destinarsi il concerto del nuovo disco di Lucio Matricardi.

6' di lettura 03/05/2020 - Curiosità e progetti sul presente e sul futuro del cantautore sangiorgese.

L'artista che aveva previsto a breve termine un grande live di presentazione del nuovo album, è stato costretto a temporeggiare senza sapere quale sarà il periodo di uscita, a causa del perdurare della situazione legata all'emergenza sanitaria.
A tal proposito, vorrei fare due chiacchiere con Lucio su come sta vivendo questo periodo da musicista di professione, per cui fortemente coinvolto.

Lucio, come ben sai, io sono di parte, poiché la prima volta che ascoltai i tuoi brani, rimasi letteralmente folgorata, sino a decidere, grazie alla tua fiducia nei miei confronti, di promuovere la tua musica.
Detto questo, per chi ancora non ti conosce, come descrivi il tuo percorso musicale, e quali sono i musicisti che hanno influenzato la tua vita?

Ciao Teresa! Il mio percorso musicale lo definirei molto semplice. Ho avuto la fortuna di iniziare molto presto a suonare il pianoforte e ancora non ricordo bene come, sono rimasto subito molto affascinato dai suoni, dall’emozione che mi procuravano e dall'improvvisazione. All’inizio era solo del tempo che dedicavo a qualcosa che mi piaceva. Non me ne accorgevo neanche. Poi ho scoperto che ci si poteva emozionare insieme agli altri e allora è venuta la voglia di trasformarla in azione e quindi lavoro. Tutto ciò che incontro per strada, gente, concerti, amici, persone che vogliono partecipare è per me un miracolo e tutto ciò che cerco. Gli artisti che mi hanno influenzato sono tanti. Mi piace citare Lèo Ferrè che è stato un grande cantautore anarchico francese perché mi piacerebbe che la sua opera fosse più conosciuta in Italia. E poi il pianista Keith Jarrett, Chick Corea… etc…, tutti musicisti di cui amo estasiarmi perché sono molto vicino al loro “sentire musicale”.
E noto dai tuoi lavori, che la musica è il centro della tua vita, ove metti al centro della tua musica parole tue ed arrangiamenti musicali scrupolosamente ricercati, direi maniacali, che producono risultati di elevato pregio. A tal proposito, vorrei sapere a cosa ti ispiri per comporre ed arrangiare i tuoi brani?
Ti ringrazio tanto per l’apprezzamento. Mi fa molto piacere. Tralaltro colgo l’occasione per ringraziare chi quegli arrangiamenti li crea e li suona insieme a me che sono i miei amici-musicisti. Collaborare con loro mi permette di stupirmi sempre e di trasformare il lavoro in un’avventura. L’ispirazione è una materia controversa. Non so mai dove vado a sbattere. Tendenzialmente è qualcosa che ti cattura, ti commuove, qualcosa che senti abbia un valore per te e che quindi vorresti ricordare a muoverti. E’ come se cercassi di trascrivere quello che mi ha arricchito, o quello che inaspettatamente è sbucato dalla vita e ti ha fatto guardare oltre, ti ha fatto sentire un pò più libero. Ci sono personaggi, uomini, storie, dolori e gioie che ho piacere di rievocare cercando di ammantarli per quel che si può di bellezza. E il fatto curioso è che quando ricanti un pezzo che hai scritto molto tempo prima, anche se all’istante non ti ricordi in modo forte quello che hai vissuto, riesce sempre a riportarti un pò lì ma con emozioni nuove. Anche le parole prendono nuovi significati. E questo lo trovo divertente, è come se fosse un viaggio. Poi spero sempre che nella condivisione anche gli altri possano fare il piccolo viaggio che faccio io.
Hai scritto canzoni come La Manna dal Cielo, sul caporalato, ed anche Altri figli di questo mare, che definirei anch'esso un brano con un forte messaggio sociale, tutte con il tuo inconfondibile linguaggio poetico, di conseguenza, ti definiresti un artista sensibilizzato, nel senso etimologico del termine, ovvero qualcuno che si occupa attivamente di temi sociali nei propri brani?
Io non ho vissuto l’"Epopea cantautorale” al suo nascere, ma successivamente. Quindi a me il valore “politico” nel senso alto del termine, cioè sguardo sulla società, è arrivato mediato dal tempo. Sono cresciuto che già De Andrè era un punto di riferimento, ma non ho vissuto la forza di rottura sociale delle sue canzoni appena è arrivata. Così in realtà il vero slancio a guardare i mondi della strada e la gente è arrivato dai miei amici, da chi lotta ogni giorno e racconta le sue storie, dal fatto che mi piace viaggiare e stare in mezzo alle persone cercando di percepire di quali mondi vivono. Per me i “cantautori impegnati” sono le persone che vivono ogni giorno in situazioni e contesti dove c’è tanta umanità e tanti problemi da risolvere. Io alla fine sono solo una “radiolina accesa”.
Veniamo al presente, era in uscita il tuo nuovo album, il secondo, dopo "Sogno Protetto", ma con questo enorme dramma del Covid-19 è tutto bloccato fino a data da destinarsi, per cui ora, come vedi il tuo futuro, sia in virtù del valoroso e faticoso lavoro svolto al disco, sia per il tuo futuro da musicista, visti i tempi incalcolabili di ripresa.
Non saprei. Il futuro lo vedo pieno di sorprese e di esperienze. Non sono in grado di valutarlo scientificamente. Sono in grado solo di percepire la sua nebulosa. E mi dispiace molto che tante persone e tanti lavoratori oggi siano in questa situazione difficilissima. Ci sono tante dimensioni veramente al limite, ma nell’assurdità ho percepito tanti scorci di rinascita. Ho percepito l’umiltà di chi si sta reinventando, ho percepito spiriti che hanno accettato mille rinunce ma non fermano la loro voglia di fare, di creare e di ripartire. Poi da un lato ci sono cervi che si affacciano sulle strade come se fossimo in un film, da un lato l’economia tutta proiettata a far girare il mondo. E’ frastornante. A volte mi chiedo se anche tutto il nostro fare, questo delicato e stressante ingranaggio possa permettersi una pausa. A vedere il dramma che si sta generando sembrerebbe di no. I debiti e le difficoltà impongono un lavoro continuo. Ma siamo sicuri di volere una realtà così? Come si crea? Come ci si può fermare senza incrementare debito? Il fermarsi e guardarsi non è una prerogativa dell’uomo? Vabbè… ma questa è un’altra storia!!!
Nel ringraziarti della tua preziosa testimonianza, in attesa di poterti di nuovo vedere sul palco, con tutta la tua band, mi piacerebbe conoscere qualche anticipazione sul nuovo disco, se vuoi dirmela. Sarebbe un'onda di bellezza in questo mare in tempesta!
Si certo. Il disco si intitolerà : “Non torno a casa da tre giorni” che in questi tempi potrebbe essere passibile di censura o di autocertificazione. (Scherzo!).
Mi sono immaginato un viaggio fuori da luoghi sicuri e da certezze consolidate. Un viaggio appena all’inizio. Dal titolo non si capisce se il protagonista tornerà o se continuerà a rimanere fuori dai confini. D’altronde ho questa sensazione, all’inizio di nuove pagine della propria storia paure e voglia di scoprire si intrecciano indissolubilmente. Avevo piacere di fotografarmi lì. Col profumo di cose nuove mentre aspetto nuovi segnali senza sapere dove andare.




di Maria Teresa Virgili


Questo è un articolo pubblicato il 03-05-2020 alle 16:53 sul giornale del 04 maggio 2020 - 711 letture

In questo articolo si parla di spettacoli, articolo, Maria Teresa Virgili, Lucio Matricardi, cantautorato, musica dal vivo

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