Donatella Ruggieri: do al mondo il lato migliore di me

7' di lettura 11/04/2020 - Siamo tutti chiamati a remare insieme. Papa Francesco

Donatella Ruggieri, originaria di Montesilvano, ha 40 anni ed è sorda. Ha conseguito il diploma di capotecnico chimico industriale. Sposata con il ballerino sordo Salsavino Cubano, si occupa dell’organizzazione di eventi accessibili a sordi e udenti in Abruzzo.

1) Tre aggettivi con cui ti descriveresti.
Empatica perché ho la tendenza a immedesimarmi negli stati d'animo altrui per poter essere di maggior aiuto verso il prossimo;
generosa perché ho sempre teso la mano a chi aveva bisogno di qualcosa e poterlo fare mi riempie di gioia;
sensibile perché non riesco a essere indifferente alle situazioni che mi stanno a cuore.

2) Che cosa significa per te essere sorda?
Questa è una domanda da un milione di dollari. Sono nata udente e sono diventata sorda a soli 13 mesi in seguito a un'influenza virale nel pieno della stagione estiva. Avevo già acquisito le prime paroline poi ho dovuto ricominciare tutto daccapo. Sono cresciuta frequentando soltanto persone udenti. Per me la sordità era un tabù. Ho sempre avuto la convinzione di essere l'unica e la sola a essere diversa. In età adulta, grazie al corso LIS, mi sono resa conto di avere dentro di me una nuova identità ancora da scoprire. Pian piano, entrando in contatto con il mondo sordo, ho acquisito una nuova consapevolezza e ho potuto abbracciare la mia sordità a 360 gradi. Ora posso dire di essere completa nella mia invisibile imperfezione. Se avessi la possibilità di scegliere tra il sentire e il non sentire, non cambierei mai il mio silenzio che per molti è assordante. Il silenzio è anche rumore.

3) Com’è stato crescere in una famiglia di udenti?
Crescere nella mia famiglia tutta udente è stato bello e molto istruttivo. Non mi è mancato niente e non mi hanno mai fatto percepire la mia sordità. Anzi, mi accompagnavano a logopedia e ho potuto fare ripetizioni con le mie maestre. Sono stata circondata da persone che mi hanno voluto bene e seguita fino alla fine. Mi hanno resa quella che sono. Ho ricevuto tanti insegnamenti anche da parte della mia famiglia, dai miei genitori, da mia sorella, dai nonni materni e dagli zii materni poiché vivevamo tutti nella stessa casa. All’epoca ero esposta soltanto alla lingua parlata.

4) Perché hai sentito l’esigenza di imparare la LIS?
Io non conoscevo la LIS e neanche sapevo esistesse. L'ho vista la prima volta nel celebre film “Figli di un Dio minore” e me ne sono innamorata. Ero piccola e i miei genitori erano contrari alla Lingua dei Segni perché un tempo i sordi segnanti venivano emarginati. I miei hanno scelto per me il metodo oralista. In età adolescenziale si è molto influenzabili e mi dicevano che imparando i segni avrei corso il rischio di rendere vani i miei progressi in ambito logopedico. Allora ho abbandonato questo interesse. In seguito mi sono trasferita a Roma dove ho vissuto per 13 anni. Lì ho sentito nuovamente la necessità di imparare la LIS. Mi sono iscritta a un corso ma l'inizio è stato un po’ traumatico. Ero immersa in un mondo nuovo e non ero pronta psicologicamente. La frequenza dei sordi ha fatto sì che la mia voce tornasse a essere gutturale. Per me è stato un vero shock. L'unica opzione che mi sembrava plausibile era quella di abbandonare la LIS. Non volevo mandare all'aria gli sforzi fatti in passato con tanto sudore e sacrificio. Invece, grazie all’aiuto di un’amica con cui parlavo molto, ho tenuto allenata la voce e nel contempo ho continuato a seguire i corsi LIS. Sempre questa mia amica mi consigliò di pensare di essere udente in mezzo ai sordi. Questo sarebbe stato l’unico modo per mantenere i miglioramenti ottenuti nel parlato. Ho continuato così fino alla fine dei tre livelli, soddisfatta di poter comunicare anche con i sordi. La LIS è una lingua molto bella e visiva. Ti permette di vedere il mondo a 360 gradi.

5) Che cosa rappresenta per te la Comunità Sorda?
Come ho scritto in un post Facebook il 23 marzo, non trovo giusto l’uso del termine comunità. Io sinceramente non sento di appartenere a una comunità e non capisco il perché di questo termine. Trovo più idoneo il termine CULTURA perché suona alla perfezione. So che la convenzione ONU cita la parola comunità in riferimento al riconoscimento delle lingue dei segni. Rispetto questa definizione ma non la condivido. Non si è mai sentito comunità di ciechi, comunità di paraplegici, comunità di autistici o comunità di down. Meglio usare il termine comunità in un contesto politico, religioso o in ambito sanitario e psicologico. Penso alla comunità di persone che devono disintossicarsi da una dipendenza. Si definiscono comunità solo perché utilizzano la LIS? È pur sempre una lingua come lo sono le lingue vocali.

6) Che cosa ne pensi di un eventuale riconoscimento della LIS?
Spero che venga riconosciuta a tutti gli effetti perché, oltre a essere una lingua fondamentale per i sordi, lo è anche per le persone udenti che hanno difficoltà nel linguaggio verbale. Le ragioni sono molteplici. È comunque utile per facilitare una comunicazione.

7) Qual è la tua opinione in merito alla divisione tra sordi segnanti e sordi oralisti?
Bella domanda anche questa. Ora vedo che c'è troppo egoismo e smania di protagonismo. I segnanti e gli oralisti sono molto diversi tra loro. Eppure sono uniti dalla stessa sordità. Non ci dovrebbero essere rivalità né gruppi separati. Ognuno di noi fa un suo percorso di rieducazione per scelte della famiglia o individuali. Ciò non deve tuttavia influire sulla mancanza di rispetto degli uni verso gli altri. Mi piacerebbe ci fosse una totale collaborazione e scambio di informazioni. Camminare insieme garantirebbe di andare più lontano.

8) Com’è nata la tua collaborazione con il Comune di Montesilvano?
La collaborazione con il Comune di Montesilvano è nata da un mio progetto. Una volta tornata da Roma, ho fatto una proposta al sindaco Ottavio De Martinis che si è dimostrato subito entusiasta. Grazie anche al sostegno dell'associazione Carrozzine Determinate Abruzzo e a Claudio Ferrante dell'ufficio disabili di Montesilvano, abbiamo organizzato la proiezione di un film in Lingua dei Segni con sottotitoli in italiano e la visita al Museo Casa Natale di Gabriele D’Annunzio. Ho conosciuto persone disponibili e con cui si è creata subito una stima reciproca. Obiettivo comune la costruzione di una società accessibile a persone sorde e udenti. Nel mio piccolo cerco di rendere migliore la vita dei sordi.

9) Quali sono i diritti che ti vengono negati in quanto persona sorda?
Sono tanti i diritti negati a una persona sorda. Ad esempio, in situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo, l'uso delle mascherine impedisce una comunicazione visiva. Inoltre, ci capita spesso di ricevere telefonate quando invece dovremmo ricevere soltanto sms. Per quanto concerne il mondo del lavoro i sordi non godono delle stesse possibilità di assunzione rispetto agli altri invalidi. Questi sono soltanto alcuni degli aspetti da migliorare per facilitare la vita di noi sordi.

10) Come stai vivendo questi giorni di isolamento forzato?
Questi giorni li sto vivendo come se fossero tutti uguali. Ho perso un po' la cognizione del tempo.

11) Se la sordità fosse un colore, quale sarebbe?
Il bianco, un colore che non ha tempo. Non tutti sanno portare questo colore. È simbolo di purezza, spiritualità, connessione con un qualcosa di immaginario che è dentro di me. La sordità mi ha resa quella che sono. Il male va modificato in bene.

12) Qual è il tuo motto?
Non vivere per avere ma vivere per essere.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 11-04-2020 alle 00:01 sul giornale del 11 aprile 2020 - 375 letture

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