Il mio BUON GIORNO

2' di lettura 25/03/2020 - Circa un anno e mezzo fa, chiesi al capo-servizi de Il Resto del Carlino di Fermo Stefano Cesetti di poter avviare una nuova rubrica. Proposi un nome: Civile Società. Lui non fece obiezioni. Condivideva l'idea. Quale? Che questa nostra Italia andava avanti per l'abnegazione dei tanti, silenziosi, di cui si parlava poco o nulla. O di cui si parlava solo nelle sciagure.

Intendo: le Pubbliche assistenze, le associazioni di volontariato e quelle di ricerca, i dipartimenti medici, i gruppi informali, di contrada, di rione, etc. etc. Insomma, la gente che si ritrova per costruire fatti e opere buone.
Ho scoperto un mondo di enorme umanità e di grande efficacia. Ho scoperto che in quegli ambiti si sviluppa un senso di solidarietà e di famiglia che va oltre l'essere collaboratori pur bravi. C'è di più, molto di più.
Oggi, a un anno e mezzo di distanza da quell'inizio, nel mezzo di una tragedia, l'Italia ha dimostrato che esiste un'enorme presenza di positività. Esiste una civile società che è un mare, no, meglio: un oceano di bene. E questo s'impone su tutto. Sopravanza e zittisce tutto.
Forse, allora, cambierà anche il nostro modo di fare giornalismo e anche il vostro modo di leggerci e di pretendere qualcosa di diverso.
Vera più che mai appare la frase di George Eliot che recita: «Il bene crescente del mondo è parzialmente dipendente da atti ignorati dalla storia...». E non solo dalla storia. Ma qualcosa dovrà pur cambiare. E mentre scrivo, il grande regista (e poeta) Pupi Avati lancia un appello su La Stampa: « Approfittare del momento per cambiare la tv e far crescere culturalmente il Paese ». In un'altra cultura, cioè.



Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 25-03-2020 alle 08:54 sul giornale del 26 marzo 2020 - 1933 letture

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