Coronavirus: Licio Livini: "E' il tempo dell'emergenza massima. Serve unità e collaborazione"

5' di lettura 24/03/2020 - Il punto sull'emergenza Coronavirus fatto dal Direttore di Area Vasta 4 Licio Livini.

“Preferisco il contatto diretto, senza barriere, non davanti a uno schermo come siamo costretti a fare oggi”, così il Direttore dell’Area Vasta Licio Livini collegato via Skype con gli organi di stampa.

Una conferenza fuori dall’ordinario resasi necessaria per fare il punto sull’emergenza Covid-19.

“Ora più che mai serve parlare di unità, di collaborazione e di solidarietà”, dice Livini, “invece ho visto che sono apparse delle dichiarazioni spettacolari da parte di alcuni che al momento servono solo a privare di tranquillità chi deve prendere decisioni difficili per fronteggiare l’emergenza”.

In un documento elaborato dall’Unità di Crisi dell’Area Vasta 4 sono descritte le tre fasi dell’emergenza (grave, severa e massima) e le relative azioni.

“Oggi siamo in fase di emergenza massima”, spiega.

Nella prima fase, quella grave si prevedeva una separazione tra spazi cosiddetti sporchi e spazi cosiddetti puliti cercando così di far convivere nella struttura percorsi Covid e percorsi normali: questo ha permesso un allestimento e una disponibilità di 87 posti letto.

Poi sono state fatte delle azioni all’interno della fase dell’emergenza severa accorpando in un'unica area il dipartimento chirurgico e dunque ulteriori 36 letti.

Oggi infine sono state messe insieme le aree c.d. nobili, l’UTIC e la cardiologia. Si è arrivati così a 143 posti letto finali, di cui oggi 68 usati.

Ulteriori azioni di supporto al quadro dell’emergenza sono comunque previste.

Al momento i dati parlano di 579 persone vigilate a domicilio, di cui 101 sintomatici e 165 positivi.

Sono stati attivati sul territorio percorsi importanti con i medici di medicina generale e con i nostri servizi che permettessero visite e tamponi.

Tamponi se ne fanno anche al personale. 43 sanitari dell’azienda sono attualmente in quarantena: si parla di 11 medici e 20 infermieri, ma con loro tecnici, Oss e via dicendo. Alcuni di loro sono anche ricoverati, altri sono asintomatici.

“Quando si scrive che siamo partiti in ritardo e alcune azioni dovevano essere più tempestive rispondo dicendo che il fatto che l’emergenza fosse di questa portata non lo potevamo prevedere, probabilmente saremmo dovuti essere più puntuali ma stiamo facendo un grandissimo lavoro, siamo coerenti con le indicazioni del Gores, del Ministero e della Regione, abbiamo forzato la mano per quanto riguarda il far fare i tamponi a tutti gli operatori, potevamo arrivare prima ma non è dipeso da noi. Andavano fatti infatti solo a quelli sintomatici ma noi abbiamo scelto di farli a tutti gli operatori ospedalieri e siamo partiti con questo percorso”, spiega.

“Difficoltà ce ne sono”, aggiunge. “Abbiamo difficoltà nel reperimento di ventilatori, di dispositivi di protezione individuale. Le criticità le viviamo quotidianamente e dobbiamo fare un utilizzo intelligente di quello che abbiamo a disposizione senza poter dare troppo”.

I dati parlano di 68 ricoverati, fino a ieri sera erano 24 le persone decedute, negli ultimi tre giorni dimessi 8 pazienti. In 10 giorni 802 tamponi fatti da cui sono emersi 210 casi di positività.

“Oramai siamo nella fase in cui Fermo non ha solo pazienti del Nord delle Marche ma pazienti della provincia”, continua il Direttore.

I ricoveri sono divisi tra terapia intensiva e sub intensiva, tra malattie infettive e un' area medica detta Covid 1 e un’altra detta Covid 2 in fase di avvio. Pronti infine per il "drive- thru", ossia i tamponi fatti in auto per pazienti convocati che fanno parte dei 579 detti prima.

“A me premeva rispondere a chi è uscito sulla stampa criticando e dicendo che dovevamo essere più pronti e più bravi senza trascurare gli operatori. Ma noi non abbiamo omesso niente, abbiamo fatto il nostro meglio. Certamente in qualche percorso qualcosa poteva essere governato meglio, ce ne rendiamo conto, ma il fenomeno è imprevedibile, pieno di sorprese. Abbiamo avuto una brutta esperienza nel reparto di Medicina e non pensavamo che potesse arrivare il contagio per pazienti e medici. Siamo stati sfortunati, abbiamo cercato di recuperare la leggerezza. Andiamo avanti con il nostro programma”.

Davanti al Pronto Soccorso sono state messe su insieme alla Protezione Civile tre tende dove concentrare il discorso tamponi e fare le valutazioni per classificare i pazienti in due gruppi (ricovero o domicilio).

Per quanto riguarda le assunzioni sono state scorse tutte le graduatorie possibili.

“Ho firmato oggi pomeriggio 6 contratti di infermieri, abbiamo preso 4 medici. Facciamo anche formazione prima ma capita che diversi ci ripensino e non accettino. Ieri sera ho chiesto alla Protezione civile 10 medici di area medica, 5 anestesisti, 2 infettivologi e 10 infermieri. Il personale deve essere pronto e qualificato per lavorare in area critica, abbiamo anche medici specializzandi che non sono ancora formati e preparati per lavorare in certi settori e li facciamo lavorare in situazioni meno pesanti.

E le strutture periferiche come Montegiorgio ad esempio potrebbero invece avere una loro utilità? Queste non sono attrezzate per il ricovero ospedaliero - sostiene Livini - come sostiene pure l’importanza per un paziente sintomatico di fargli fare l’isolamento in casa e non piuttosto deportarlo altrove, lontano dai propri cari e dal proprio ambiente familiare.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 24-03-2020 alle 19:43 sul giornale del 25 marzo 2020 - 1641 letture

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