Giorgio Valentini ed il suo apprezzamento per i giovani artisti: "anticipano i mutamenti del mondo, colgono prima di tutti le trasformazioni"

3' di lettura 19/01/2020 - Non solo codici civili o penali, toga, palazzi di giustizia, processi e giudici. Giorgio Valentini da Porto San Giorgio, oltre che avvocato, è anche un ricercato collezionista d'arte contemporanea. Da pochi giorni sono tornate a casa alcune sue opere date in prestito alla Galleria d'arte Osvaldo Licini di Ascoli Piceno.

Chi non avesse visitata la mostra curata da Alessandro Zechini, sfogliandone il catalogo, potrebbe già capire gli artisti presi in considerazione da Valentini e la di lui filosofia.
Innanzitutto, le date di nascita: il più anziano, l'inglese Ian Kiaer, è nato nel 1971; come degli anni Settanta sono Amalia Pica, Becky Beasley, Bouchra Khalili, Charles Avery, Chiharu Shiota, Christian Holstdat, Danh Vo, Gardar Eide Einarsson, Jamie Shovlin, Josh Smith, Oscar Tuazon; degli Ottanta sono invece Ahmet Ogut, Alexandre Singh, Athena Papadopoulosc Leo Fariselli, Roman Stetina, Rowena Harris, Simon Denny.
Il cipriota Lito Kattou è nato nel 1990. La caratteristica di Valentini è quella di scegliere artisti piuttosto giovani e provenienti da ogni parte del mondo: dalla Nuova Zelanda all'Inghilterra, dalla Repubblica Ceca agli USA, dal Vietnam alla Norvegia, dall'Italia al Giappone, Scozia, Marocco, Canada, Argentina, Turchia, Francia.
Perché? «Perché i giovani artisti, i veri artisti – risponde – anticipano i mutamenti del mondo, colgono prima di tutti le trasformazioni, le avvertono, vibrano in loro». Valentini si considera un collezionista atipico. Non è la questione economica che lo attira, non commercializza le opere acquisite. Il gusto è quello di scoprire talenti in formazione e di studiare le loro opere in modo da capire anzitempo quello che andrà ad accadere, «di cogliere l'indistinto in itinere», e rimanere così giovani, nel flusso del divenire. Per lui l'arte contemporanea «è quella che viaggia sulla schiuma dell'onda, individuandosi con il nuovo».
Oggi, ad esempio, a suo dire, si confronta con il post-human, il dopo umanesimo.

Il suo interesse per il collezionismo data «da poco più di venti anni». Una passione nata quasi per caso.
«Rimasi colpito, nei sensi e nella mente, da alcuni dipinti con acrilico su tavola raffiguranti personaggi e ambientazioni surreali, realizzati da una persona che seguivo professionalmente».
Di giorno in tribunale, di pomeriggio in studio, di notte sui libri. Valentini dorme poco, da sempre. Quelle ore rubate al riposo le ha passate sui testi di storia dell'arte e sui social dove ha conosciuto tanto.
Ma la cosa che più gli piace è entrare in rapporto con i giovani artisti, penetrare il loro mondo, confrontarsi con loro. In questi ultimi anni, l'avvocato che da ragazzo suonava la chitarra in una band rock, è diventato punto di riferimento per gli artisti emergenti.
Lo cercano, gli scrivono, gli telefonano. Valentini ha ormai relazioni in buona parte del mondo. I giovani, specie quelli di periferia, fanno fatica a farsi conoscere, ad emergere.
Il nostro collezionista sangiorgese li sostiene come può: come può un piccolo collezionista lontano da un certo «sistema finanziario che si è insinuato nel mondo dell'arte e non sempre con l'intento di promozione culturale».
Gli chiedo delle Marche. Mi risponde che l'ISTAT ha certificato una debole domanda culturale nella nostra regione. Aiuterebbe un attrezzato Museo di Arte contemporanea? «Certo che sì».




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 19-01-2020 alle 10:20 sul giornale del 20 gennaio 2020 - 592 letture

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