Educatore 2.0: intervista a Davide Cesolini

5' di lettura 12/01/2020 - L’educatore deve avere il cuore del poeta e la mente dello scienziato. Maria Montessori

Davide Cesolini compirà trent'anni a luglio, vive a Roma ed è un educatore professionale. Amante della natura, degli animali e del buon cibo, adora cucinare, disegnare, viaggiare e ascoltare musica. Vive da solo dall’età di 23 anni e non rinuncerebbe mai alla sua indipendenza. La famiglia rappresenta per lui il porto sicuro ove rientrare ogni qualvolta ne sente il bisogno. Ha una compagna di viaggio con cui condivide i problemi del quotidiano e con cui sogna una vita immersi nella bellezza del mondo. Cresce insieme a un cane pazzo e dolcissimo che ogni giorno gli insegna cosa significhi amare incondizionatamente.

1) Tre aggettivi con cui ti descriveresti.
Empatico, resiliente e pignolo

2) Chi è l’educatore e di cosa si occupa?
L'educatore è un professionista della relazione d'aiuto. Si occupa della sfera sociale dei suoi educandi allo scopo di migliorarne la comunicazione, l'autonomia e l'autostima.

3) Perché hai scelto di diventare un educatore professionale?
Ho scelto di diventare educatore perché in un periodo di smarrimento sono stato aiutato e supportato da due figure adulte. Da quel giorno ho pensato che avrei voluto fare lo stesso con gli altri.

4) Quale percorso formativo hai seguito?
Triennale in Scienze dell'Educazione indirizzo educatore professionale. Successivamente laurea magistrale in progettazione e coordinamento dei servizi socio educativi. Nel mezzo, corsi sulle tecniche di coaching e di counseling per l'età evolutiva.

5) In quali settori hai lavorato finora?
Infanzia, minori stranieri non accompagnati e in messa alla prova dal tribunale dei minori, disabilità, adolescenza e genitorialità.

6) Chi sono in genere i datori di lavoro di un educatore?
Generalmente cooperative, opere nazionali, fondazioni, associazioni e onlus. Ma anche scuole e famiglie.

7) Esiste un’associazione a tutela degli educatori?
Esistono diverse associazioni di categoria. Ainsped, Apei e Anep sono attualmente tra quelle più strutturate.

8) In cosa consiste la legge Iori?
La legge Iori pone l'obbligo formativo universitario per chi vuole intraprendere la professione di educatore. In questo modo chi già svolgeva la professione senza laurea si è trovato a conseguire il titolo richiesto. Inoltre, tale legge distingue l'educatore professionale a indirizzo socio pedagogico da quello socio sanitario.

9) Qual è la differenza tra educatore socio pedagogico ed educatore socio sanitario?
Sostanzialmente l’educatore professionale socio pedagogico interviene prevalentemente in contesti non sanitari, circoscritti dunque all'ambito sociale, come possono essere ad esempio una scuola, un gruppo appartamento o una struttura residenziale per minori. Il suo intervento non è di carattere assistenziale, a differenza di quello dell'educatore socio sanitario. Quest’ultimo opera soprattutto in strutture sanitarie. Le due figure possono comunque lavorare negli ambiti dei rispettivi colleghi, limitatamente alle loro competenze: ad esempio un educatore socio pedagogico può intervenire in una struttura sanitaria purché rimanga nel suo ambito di competenza.

10) Educatori professionali ed elenchi speciali: quali prospettive?
C'è da premettere anzitutto che gli elenchi speciali per gli educatori riguardano le professioni sanitarie. Il recente decreto Lorenzin ha specificato che per tutti gli educatori impegnati in ambito socio sanitario per almeno 36 mesi negli ultimi 10 anni, sarebbe stato necessario "riaggiornarsi" in caso di mancato possesso della laurea di Educatore Professionale Sanitario o di titolo equipollente. Successivamente alla specifica di questo upgrade si è chiarita la necessità di iscrizione all'elenco speciale per le professioni sanitarie. Il termine ultimo era fissato al 31 dicembre 2019 e ciò ha messo molti professionisti in difficoltà per via delle tempistiche. Si è deciso allora di prorogare la scadenza a giugno 2020. Tale iscrizione non riguarda gli educatori socio pedagogici che non prestano servizio in strutture sanitarie o socio sanitarie.

11) Com’è nata l’idea di creare la pagina Facebook “Educatore 2.0”?
L'idea di mettere in piedi la pagina "Educatore 2.0" nasce dall'esigenza di dare voce a una professione meravigliosa, che ancora stenta a essere riconosciuta per il suo reale valore e soprattutto per l'impatto positivo che ha sulla società. Ho voluto dare un’impronta molto reale. Nei miei post parlo di quello che ogni educatore vive o ha vissuto almeno una volta. La velocità dei social network mi permette di arrivare a un numero molto alto di colleghi o aspiranti tali sparsi per l'Italia. È bello mettere a confronto le proprie esperienze che variano di città in città, di regione in regione. È importante che gli educatori facciano rete.

12) Quali sono le criticità legate alla professione di educatore?
In primis direi il lavoro di équipe. Quando questa non funziona come dovrebbe, si parte già svantaggiati. Un altro problema serio riguarda la gestione delle risorse umane, ossia proprio di noi educatori. Molti vengono sbattuti a destra e a manca unicamente per fare da tappabuchi. In questo modo si perde in qualità poiché l'educatore passa più tempo a spostarsi da una parte all'altra della città che non a fare il suo dovere. La mia esperienza è su Roma. Basti pensare che per spostarsi da una parte all’altra della città occorre un'ora di macchina, se tutto va bene. C'è chi per necessità fa questi tragitti con i mezzi pubblici e di ore ne impiega anche due. Trovo assurdo che non ci si applichi per adoperare al meglio le risorse. Ci perdono tutti: da chi fruisce del servizio a chi lo offre.

13) Cosa ti piace del tuo lavoro?
È un lavoro che sicuramente non ti annoia. Mi piace avere a che fare con le persone. È un arricchimento continuo. Per aiutare qualcuno a migliorare qualcosa della sua vita, devi prima fare lo stesso con la tua. Si cresce insieme a chi ci sta intorno e questo mi piace moltissimo.

14) Qual è il tuo motto?
Mi sono appassionato a una frase di Annibale che ho adottato come motto: "o troveremo una strada o ne costruiremo una". Ritengo sia un pensiero motivazionale molto forte che mi rispecchia in pieno. Mi piace molto anche un aforisma della life coach Kim Bayne: “sii grato per le sfide. Stanno generando la tua forza”.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 12-01-2020 alle 20:50 sul giornale del 13 gennaio 2020 - 2783 letture

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