Montegiorgio: A teatro le Rcacciature

3' di lettura 11/12/2019 - Sono una cinquantina tra bambini e pre-adolescenti

Dicono che il nostro dialetto sia lingua. Certo è che alcune parole sono molto più esplicative. Come avessero più anima. Prendete le Rcacciature.
Dire: germogli, è perfetto. Ma non rende il senso del legame.
Rcacciature, invece, è ciò che rinasce e si protende oltre.
A Montegiorgio c'è un gruppo di Rcacciature. Sono una cinquantina tra bambini e pre-adolescenti.
La cronaca dice che sabato e domenica prossimi saliranno sul palcoscenico del Teatro Alaleona.
Lo faranno per offrire uno spettacolo che, negli anni scorsi, è stato sempre delizioso. Ma, quel che interessa noi, è sapere chi sono, cos'hanno dentro, come questi ragazzini vengano tirati su, perché oggi - e proprio oggi - l'emergenza educativa è sempre più drammaticamente chiara.
Dunque, Rcacciature. A monte c'è il Complesso Scenico Cacionà, quell'idea geniale di un gruppo di poeti - veri - dialettali, che a fine anni Sessanta volle celebrare e ricordare la cultura contadina e artigiana, che si andava perdendo.
Anni di ricerca e proposta. I protagonisti però invecchiano, alcuni, in punta di piedi, lasciano questo mondo.
Occorre allora un supporto. Occorrono forze fresche abbeverate alla stessa sorgente culturale.
Anno 2014.
La presidente del Complesso, Franca Trapé, lancia l'idea di crescere un gruppo di ragazzini che vada ad inserirsi gradualmente nel Complesso Scenico, che prenda i posti lasciati vuoti. Forze nuove, forze vive.
L'idea piace. L'obiettivo è quello di tramandare un messaggio, costruire una mentalità, non perdere una tradizione, e di passare gradualmente il testimone tra generazioni, in un legame dove tutti sono importanti, e nessuno è scarto. Continuità.
E qui torna l'immagine di Enea con sulle spalle Anchise e per mano Julo. Un insieme.
L'idea diventa fatto concreto. Si parte. Ad affiancare la Trapè ci sono Michela Vita e Manuela Ortenzi.
Loro sono la seconda generazione di Cacionà. Iniziano con 20 bambini, quasi tutti figli o nipoti dei cacionari in attività o a riposo.
Oggi, come scrivevo, superano i cinquanta.
L'età media è di dieci anni: si va dai sei ai diciotto anni.
Primo dato: la lettura, saper leggere, imparare bene a leggere.
Importante, specie dopo la fotografia impietosa scattata dall'OCSE che dà i nostri ragazzi incapaci.
E cosa fanno le Rcacciature? Si addestrano a recitare, cantare, imbastire uno spettacolo, buttar giù un palinsesto.
Tutto finalizzato all'evento di dicembre ma anche ai futuri impegni per Montejorgio cacionà. I lavori iniziano ogni settembre.
Tre mesi e mezzo di prove: due volte la settimana per la recita e la lettura, una volta per il coro. Per la parte musicale, l'aiuto ai ragazzi è stato affidato a Luigi Azzurro e Stefano Santilli, che di musica se ne intendono.
Ad attrarre i minori è stata anche la proposta della scuola di Saltarello. Dopo qualche tempo di migrazione a Mogliano per seguire i corsi del gruppo La Cocolla, ora le lezioni si svolgono a Montegiorgio.
La sede delle prove si trova in C.so Italia, a pochi metri dalla piazza principale.
Ma qual è il punto importante? «È che - spiega Michela Vita che funge da regista insieme a Michela Ortenzi - i ragazzi imparano ad aiutarsi, scoprono la dimensione dello stare insieme, coltivano un rapporto con gli adulti».
Ogni anno lo spettacolo di dicembre serve anche per la solidarietà Quest'anno il ricavato andrà all'UNICEF. Come dire: condividere.




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 11-12-2019 alle 09:06 sul giornale del 12 dicembre 2019 - 113 letture

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