"Il Salotto della Fotografia":la Fotografia raccontata da David Fazzini

6' di lettura 19/11/2019 - David Fazzini, classe 1969,vive e lavora ad Ancona.E' stato uno stampatore fotografico, per poi intraprendere la sua carriera da fotografo matrimonialista ed insegnante in vari corsi.

Da oltre trent'anni David Fazzini vive nell'ambito fotografico che è una sorta di "habitat naturale" per lui, e ci svela il suo punto di vista su alcuni argomenti davvero interessanti.
Quale aggettivo daresti al mondo fotografico attuale?
Direi che l'aggettivo più appropriato sia: "caotico". C'è grande confusione nel mondo fotografico, dove l'avvento del digitale ha determinato un appiattimento di contenuti, se mi passate il termine, determinato da un lato, dalla grande diffusione di immagini a livello di massa su internet, attraverso i social, dall'altra dalla "semplicità nell'uso della macchina fotografica" che il digitale è in grado di offrire ai suoi utenti.
Un tempo la fotografia era appannaggio di pochi, perché in sè era intrinseca la consapevolezza, la conoscenza tecnica e culturale dell'arte visiva. Oggi tutto questo può essere by-passato con il display digitale della fotocamera che restituisce un'immagine in tempo reale, dopo lo scatto, ma al tempo stesso toglie la capacità di "pensare", di progettare, di comunicare. Naturalmente è doveroso fare le dovute distinzioni tra chi usa il digitale in maniera "analogica", cioè basandosi sulla conoscenza e capacità di linguaggio, da chi invece ne è assolutamente assuefatto e in qualche modo, "condizionato". Il Fotografo resta comunque al centro dell'universo fotografico. Almeno fino a quando non perderà la capacità di sognare.
Assistiamo ad un ritorno pressante e, quasi nostalgico,verso la fotografia analogica.Sei del parere che l'analogico eserciti ancora un fascino indiscusso in fotografia?
Più che un ritorno io direi una conferma! La conferma che la pellicola fotografica non è mai morta e mai morirà. Proprio perché il fotografo comincia a capire che il digitale ha quasi completamente azzerato "le distanze" tra fotografia amatoriale e fotografia professionale, cresce sempre di più l'esigenza di riprendere i vecchi strumenti di lavoro che per loro conformazione tecnico-culturale, permettevano di fare la differenza a prescindere.
La pellicola fotografica possiede una caratteristica che il digitale non potrà mai replicare: il momento dell'attesa. Quel lasso di tempo che intercorre tra lo scatto, lo sviluppo della pellicola - prima fase - e la stampa finale - fase conclusiva.
Tutte le sensazioni, ansia, paura, gioia o delusione, che "il momento dell'attesa" procura in ognuno di noi, resteranno per sempre uniche e personali. Molti persone, soprattutto tra i meno giovani, davanti a tutto questo si emozionano e si innamorano della pellicola piuttosto che del digitale.

Fotografo ed Insegnante:cosa ami di ciascuno di questi due aspetti del tuo lavoro?
Vedi Barbara, io nasco come stampatore.
Il mio trascorso professionale, vissuto in gran parte nella semi-oscurità della camera oscura, è fatto di passione per la chimica, per gli sviluppi, per le stampe fine-art.
Questo mi ha permesso di lavorare con numerosi fotografi di livello assoluto, in svariati settori della fotografia,e ciò mi ha aiutato ad accrescere il mio bagaglio culturale fotografico, ma anche a trovare la mia strada, la mia dimensione nelle vesti di fotografo.
Sono un fotografo di matrimonio, e lo dico con orgoglio perché trovo che la fotografia di matrimonio sia la forma più complessa, dal punto di vista tecnico, e al tempo stesso più stimolante, del mondo della fotografia.
Per me fotografare è "terapia". Quando racconto la storia di due giovani sposi con la mia macchina fotografica, lo faccio senza risparmiarmi. Senza freni. Ripeto, per me la fotografia, quando realizzo un servizio fotografico, è terapia allo stato puro.
Non sarei come sono senza la fotografia. Dell'insegnamento invece adoro la possibilità di poter mettere a disposizione dei miei ragazzi tutto quello che so e che ho imparato in questi trent'anni di carriera professionale. Mi piace un sacco insegnare, al pari di fare foto o stampare un'immagine su carta ai sali d'argento.
Poter insegnare è un dono, una fortuna che in pochi sanno apprezzare fino in fondo. Quello dell'insegnate è il "mestiere" più bello del mondo. Potrei smettere di fare foto, al limite anche di stampare, ma non potrei mai smettere di insegnare fotografia ai miei ragazzi.

Cosa davvero funziona per te, a livello fotografico?Quando una fotografia smette di essere tale,andando oltre e raccontando una storia?
Quando la fotografia viene da dentro di te. Non esistono fotografie belle o brutte ma solo fotografie banali o interessanti. Una foto funziona se colpisce l'occhio dell'osservatore.
Se suscita emozione, sentimento, attenzione. Non necessariamente una sensazione positiva: può anche suscitare sdegno, fastidio, rifiuto. Ma deve sempre saper cogliere lo sguardo dell'osservatore.
Un fotografo deve essere capace di saper comunicare con la macchina fotografica proprio come lo scrittore lo fa con la penna o il pittore con i colori sulla tela. La fotografia è solo uno strumento di comunicazione, in fondo. Ecco, questa è la chiave: comunicare. Se la foto ci comunica qualcosa (quindi, interessante), allora funziona.

Molti fotografi amatoriali si mescolano ai professionisti,grazie sopratutto al mondo dei Social Network;cosa nè pensi al riguardo?
Il digitale ha quasi azzerato le distanze tra professionisti e amatori. Per lo meno dal punto di vista tecnico.
Ma dal punto di vista comunicativo (narrativo) e culturale direi che le differenze tra professionisti e amatori sono ancora decisamente macroscopiche e rilevanti, anche sui social.
Anzi, la grande abbondanza di immagini che troviamo sui vari social, mette ancor di più in risalto le fotografie di qualità (interessanti) da quelle assolutamente anonime (banali). Che ovviamente sono in maggioranza. Vuoi un esempio, Barbara? Sui social si vedono talmente tante foto di tramonti, direi fino alla nausea, che quando te ne capita una davanti che, oltre al solito sole rosso fuoco, ha anche qualche elemento interessante, beh non può passarti inosservata.

Quali saranno i tuoi prossimi progetti?
Vuoi sapere cosa farò da grande?... Per adesso sono impegnato nei corsi di fotografia che sto conducendo ad Ancona, Falconara Marittima e Chiaravalle. E per l'anno nuovo sono previsti altri corsi nelle sedi di Morro d'Alba e Civitanova Marche.
Non solo corsi di fotografia di base ma anche formazione in ambito di post-produzione (Photoshop ®) e corsi di livello più avanzato. E ci sono in progetto diverse collaborazioni con altri professionisti del settore per worshop e seminari.
Nel 2020 è in progetto l'apertura del mio nuovo studio ad Ancona. Spero di poter inaugurare al più presto.
La mia aspirazione è quella di creare uno spazio polifunzionale dove poter fare e insegnare fotografia. Inoltre, sto lavorando ad un progetto fotografico che riguarda il matrimonio, di cui mi occupo principalmente come fotografo, ma per adesso non posso dirti di più...
Per maggiori informazioni sul lavoro di David, potete consultare il sito:www.davidfazzinifotografia.it








Questo è un articolo pubblicato il 19-11-2019 alle 22:59 sul giornale del 21 novembre 2019 - 1729 letture

In questo articolo si parla di cultura, attualità, fotografia, corsi, articolo, fotografi, Barbara Palombi

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