Essere CODA: intervista a Moira Sbriccoli

2' di lettura 24/09/2019 - Coda (Children of deaf adults) è un acronimo internazionale nato negli Stati Uniti nel 1983 e scelto per indicare i figli udenti di genitori sordi.

Moira Sbriccoli vive a Roma dove lavora come Interprete e Performer di Lingua dei Segni Italiana. Ha conseguito altresì il titolo di Assistente alla Comunicazione.

1) Cosa significa per te essere CODA?
Essere coda significa avere qualcosa in più degli altri. Mi sento ricca interiormente, ho avuto la possibilità di apprendere due culture differenti tra loro e questo mi ha dato la possibilità di guardare al mondo e alle persone con occhi diversi, ma soprattutto con una sensibilità che oggi è appannaggio di pochi.

2) Come e quando sei stata esposta all’italiano?
Sono stata esposta all'italiano fin da subito perché la mia nonna paterna è vissuta con noi. Lei era udente e quindi in casa praticavo due lingue: la LIS con i miei genitori e l'italiano con la mia dolcissima nonna.

3) A scuola ti sei mai sentita diversa dagli altri?
Assolutamente sì. Io ho frequentato le scuole pubbliche ma nella mia classe mi sentivo fuori luogo non per i compagni ma perché mi sentivo estranea io in quel contesto. Stavo bene solo quando andavo con i miei genitori ai circoli dove c'erano CODA come me o bambini sordi. Forse perché sentivo che sia le maestre che i miei compagni non avrebbero mai potuto capirmi fino in fondo.

4) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sorda?
So che magari le persone non capiranno ma mi sento molto più vicina alla cultura sorda che a quella udente.

5) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno?
La cultura sorda mi ha dato la possibilità di guardare il mondo in profondità. Percepisco in maniera molto intensa ciò che accade intorno a me. Della cultura udente apprezzo il fatto di riuscire a cogliere le sfumature della vita e non solo il bianco o il nero.

6) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)?
Direi un’elasticità mentale che mi consente di andare oltre e di accettare le varie situazioni che si presentano nella vita.

7) Diventare Assistente alla Comunicazione e/o Interprete LIS: vocazione o senso del dovere?
Bella domanda! Non saprei. Io ho seguito entrambi i corsi ma poi mi sono orientata soprattutto verso l'interpretariato. Forse perché da quando sono nata faccio da interprete ai miei genitori e ai miei familiari.

8) Ritieni che i CODA abbiano una predisposizione maggiore all'interpretariato IT>LIS>IT?
Sulla base della mia esperienza direi di sì perché conoscono benissimo la cultura sorda.

9) Qual è il tuo motto?
Vivi e lascia vivere.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 24-09-2019 alle 21:08 sul giornale del 25 settembre 2019 - 2296 letture

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