“D’onde le parole”: prima edizione della rassegna di teatro sulla spiaggia del “Quadrifoglio”

3' di lettura 06/09/2019 - Porto S. Giorgio: Settembre è giunto ma non per questo l’estate può dirsi finita, non a Porto S. Giorgio quanto meno, non allo chalet “Quadrifoglio” dove ieri si è svolto il primo dei due appuntamenti di “D’onde le parole” la micro rassegna di teatro sulla spiaggia pensata dal titolare dello stabilimento Alessandro Rutili insieme con il filosofo-performer Cesare Catà.

Ed è stato proprio lui, Catà, ad inaugurare ieri sera, 5 settembre, questa nuova rassegna con uno spettacolo dedicato alla figura di Ulisse dal titolo “Ascolta, Penelope”. Un aedo dei nostri giorni, coinvolgente, divertente e capace di mantener viva l’attenzione di un pubblico accorso numeroso per sentire narrate le vicende di Odisseo, o Ulisse che dir si voglia.

Ulisse infatti ne ha passate tante, poverino! Che fosse astuto si sa, infatti senza lo stratagemma del cavallo probabilmente non sarebbero bastati altri dieci anni per mettere fine alla guerra di Troia. Penelope intanto si sarebbe iscritta a un master da tessitrice di secondo livello. Ma di lui, di Ulisse che ne sarebbe stato?

Se è vero, come scriveva Jean Pierre Vernant, grande studioso di cultura classica, che “Penelope non vuole un marito. Vuole Ulisse” e così, fedele, lo attende per venti lunghi anni tenendo a bada quei grezzi dei Proci, anche per Ulisse non c’è Calipso che tenga.

Penelope è Penelope, senza di lei Ulisse si sente nessuno. Non sente nessun altro bisogno Ulisse, se non quello di approdare ad Itaca e tornare ad essere re, padre e marito: se stesso in pratica.

Chiave del racconto la nostalgia. Tale parola - spiega Catà - è composta dal greco νόστος (ritorno) e άλγος (dolore), un “dolore del ritorno”, più propriamente un desiderio forte di ritornare nel luogo di appartenenza, dove essere se stessi e smettere di soffrire. Così, l’Ulisse dall’intelligenza indomabile si tramuta in eroe nostalgico, fragile; si lascia spesso sorprendere a piangere, seduto sulla riva del mare sognando un altro mare, il suo mare, il mare di Itaca.

Per finire, una poesia, “Itaca”, di Costantino Kavafis, poeta greco del Novecento. Un augurio celato tra i versi recitati da Catà, quello di vivere senza fretta, di non affrettare il viaggio verso Itaca perché non è la meta quella che conta bensì il viaggio. Poco importa se non dovessimo riuscire a realizzare tutti i nostri sogni, l’importante è vivere appieno quel tratto di strada che ci separa da Itaca arricchendo giorno dopo giorno il nostro bagaglio di conoscenza ed esperienza .

Le paure durante il viaggio sparirebbero se sempre riuscissimo a scorgere Itaca all’orizzonte, tant'è vero che “non vedrai né Lestrigoni né Ciclopi, né il furioso Poseidone se non te li porti dentro, se non è la tua anima che te li mette contro”.

Secondo e ultimo appuntamento (in attesa di una rassegna ancor meglio strutturata il prossimo anno) giovedì prossimo, 12 settembre, sempre presso lo chalet “Quadrifoglio”, sempre alle ore 19.00, con l’attore Vincenzo Di Bonaventura e il suo “Chisciotte”.






Questo è un articolo pubblicato il 06-09-2019 alle 14:18 sul giornale del 07 settembre 2019 - 1948 letture

In questo articolo si parla di cultura, articolo, Benedetta Luciani

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