Noi e gli altri

3' di lettura 29/08/2019 - Noi non siamo nulla senza l’altro…può sembrare una frase fatta ma non è così! La nostra individualità è costruita sull’immagine che gli altri ci rimandano nell’intero percorso interrelazionale fin dall’infanzia all’età adulta

Quando iniziamo ad interagire nelle prime esperienze infantili si costruiscono le basi della nostra identità psichica, la prima persona con cui ci relazioniamo è la figura materna, da cui si sviluppano le basi di un attaccamento che può essere di vario genere, l’imprinting poi si ripercuote sulle successive esperienze relazionali che si susseguono nella nostra vita.
Il modo di vedere se stessi è in larga misura il riflesso del modo in cui gli altri ci vedono e ci percepiscono; a tal proposito può accadere che ci sia una discrepanza tra come noi ci percepiamo e come ci vedono gli altri.
Gli altri non costituiscono altro che uno specchio che ci aiuta a comprendere chi siamo e come siamo, può rendere nitida la nostra immagine oppure offuscarla, nel caso che ciò che vediamo non ci piaccia.
Indagare e conoscere la nostra personalità potrebbe anche farci paura e non tutti sono pronti per affrontare la verità.
Jung sosteneva che le persone e le relazioni hanno il potere di restituirci molto di noi stessi, perché ciò che potrebbe irritarci negli altri o che giudichiamo sbagliato, non è altro che un segnale per far luce sulle nostre problematiche.
Infatti ci sono persone introverse, che non amano relazionarsi e rimangono chiuse in se stesse, forse per paura di scoprire qualcosa di sé e perché non conoscono le modalità adeguate per rapportarsi con gli altri, ma ciò non è altro che una conseguenza di un attaccamento inadeguato nell’infanzia e nella pubertà.
Quanti sono pronti a confrontarsi con gli altri?
Confrontarsi e dialogare implica un costante processo di apprendimento e non tutti sono capaci di mettersi in discussione.
Aprirsi allo scambio con chi è diverso da noi è importante, perché ci permette di assimilare esperienze altrui che arricchiscono il nostro modo di vedere e conoscere la realtà.
Spesso ci troviamo a replicare schemi comportamentali visti in altre persone, perché già sperimentati e quindi andiamo sul sicuro.
C’è chi beneficia della presenza reciproca traendone serenità e benessere, c’è anche chi può essere considerato un essere asociale, ma la solitudine devasta l’interiorità e compromette la personalità.
Si può spingere, ma non obbligare, l’altro a creare e a coltivare relazioni perché ciò rappresenta una crescita costante, nel contempo noi stessi diventiamo per il prossimo fonte di ispirazione e di confronto.
Ricordiamoci sempre quanto sia bello incontrare le persone con cui abbiamo dei rapporti, non dimentichiamo mai che gli altri sono importanti.
Quando impieghiamo il nostro tempo ad ascoltare, quando stringiamo la mano a qualcuno, quando confortiamo una persona che in quel momento è giù di morale, quando discutiamo in maniera costruttiva con un interlocutore, noi stiamo sempre costruendo qualcosa di unico, nulla è scontato e tutto è in continuo divenire.






Questo è un articolo pubblicato il 29-08-2019 alle 10:52 sul giornale del 30 agosto 2019 - 1034 letture

In questo articolo si parla di psicologia, cultura, articolo, barbara mercanti

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