Amandola: La chiesa di San Ruffino ha riaperto le porte ai fedeli

5' di lettura 11/08/2019 - La prima messa celebrata da Monsignor Pennacchio vescovo della diocesi di Fermo

Torna agibile uno dei centri religiosi più importanti dell’area montana. È di nuovo fruibile una delle Chiese più antiche della Regione Marche. Riapre un significativo punto di riferimento per la Comunità della Città di Amandola e delle zone limitrofe.
C’era grande attesa per questo momento e la grande presenza di fedeli ne è la conferma. Chiesa di San Ruffino era gremita già prima dell’inizio della celebrazione: bambini, famiglie, anziani, tutti presenti per questo importante momento.
Da circa tre anni la struttura religiosa era chiusa, dopo il tremendo terremoto del 2016, che aveva causato non poche problematiche. Danneggiati l’abside, parte delle sezioni interne, in maniera minore la facciata ed anche la torre campanaria.
Fin dall’inizio l’obbiettivo dell’Arcidiocesi di Fermo era quello di restituire ai fedeli la possibilità di frequentare la Chiesa, e così è stato.
Il budget per i lavori, di circa 300.000 €, è stato messo a disposizione proprio dalla Diocesi di Fermo ed una parte dai “Fondi destinati al Sisma”. La Chiesa è intitolata a due Santi, ovvero S. Ruffino e S. Vitale e l’aspetto attuale risale alla metà dell’XI secolo; infatti la struttura fu costruita su di una cripta del VI secolo.

La riapertura si è svolta sabato 10 Agosto, alle ore 18.30, alla presenza dell’Arcivescovo Rocco Pennacchio che ha celebrato la Santa Messa.
Presenti anche il Sindaco di Amandola Adolfo Marinangeli, Il senatore Francesco Verducci, l’Assessore della Regione Marche Cesetti e le autorità della zona.
“Oggi è una giornata di festa e gioia: torna fruibile una delle Chiese più importanti dell’intero territorio. È il segno della rinascita dopo il noto terremoto. Questo complesso è ricco di memoria religiosa e storica”.
Questo l’intervento dell’Arcivescovo Pennacchio, che ha poi continuato: “Spero, con tutto il cuore, che la riapertura determini anche una rinascita umana del nostro territorio. Oggi ci viene restituito un centro di fede. Anche dopo il sisma, la comunità, con impegno e fede, si è riunita per le celebrazioni nelle stanze a fianco l’Abbazia, segno di quanto fosse legata a questo complesso.
La riapertura deve suscitare sia sentimenti di identità per il territorio, ma anche richiamare i valori cristiani che fanno parte di questa terra e che nella società di oggi si stanno perdendo, perché dati per scontati”. Dopo le sentite e profonde parole del Vescovo, interviene Don Giordano De Angeli, vicario della Parrocchia di Amandola e delle comunità limitrofe: “Il terremoto non ha allontanato la fede dalla nostra gente. È giusto e doveroso riaprire le Chiese, ma è anche necessario riempirle, perché solo così si può incontrare la vera fede”.

Poi Don Giordano ha ringraziato le autorità e gli Ingegneri che hanno seguito i lavori ed ha passato la parola al Sindaco di Amandola Adolfo Marinangeli: “E’ una giornata di profonda emozione e commozione per la Comunità amandolese e per tutto il territorio.
Questa Chiesa è nel cuore di Amandola. Da sempre è stata venerata e frequentata. Ricordo con piacere quanto ne fosse innamorato Padre benedetto. Questa è una delle più antiche Chiese della Regione, ricolma di storia e ricordi di epoche passate. Ha ospitato secoli di preghiere e richieste e continuerà a farlo. E’ il fulcro per la fede di tutta la zona”.

A seguire le parole del Senatore Francesco Verducci: “La Chiesa, per la comunità oggi presente e per tutto il territorio, rappresenta la nostra storia e grazie a lei molte generazioni sono cresciute. Tale riapertura ha un grande significato religioso e sociale. L’abbazia da sempre ha nutrito e custodito il nostro territorio, fin dall’anno mille e soprattutto con i Benedettini.
È una giornata di riscatto per questa zona; il punto di partenza per la rinascita”. Presente anche l’Assessore Cesetti, che ha portato i saluti del Presidente della Regione Marche Ceriscioli: “Oggi si rinnova la forza di ripartire e di non dimenticare.
La Chiesa è la casa e la culla della comunità. Grazie a questa Chiesa le comunità vicine si riuniranno e ritroveranno. San Ruffino è la meta di tanti cittadini e rappresenta un presidio che vigila sulla bellezza di questo territorio, affinchè venga conservato”. A seguire le parole dell’Ing. Massimo Conti, il direttore dei lavori, che, mediante una relazione ha illustrato le opere svolte.
L’ingegnere ha ricordato anche Evelina Ramadori, l’archietto che ha redatto il progetto, purtroppo scomparsa prematuramente. È stato compiuto un attento lavoro di consolidamento e restauro delle componenti danneggiate, quali l’abside, le pareti interne e la torre campanaria. Inoltre è stato portato a termine il recupero filologico dello stile della Chiesa, caratterizzato dal sapiente uso della pietra, riportate alla luce le pareti ingrigite dal tempo ed anche miglioramenti strutturali. In seguito, nel suggestivo giardino dell’Abbazia, è stato allestito un rinfresco per tutti i presenti.
Riapre la Chiesa tra le più caratteristiche ed importanti dell’intera zona montana: un dono significativo per tanti fedeli ed un punto di riferimento costante.








Questo è un articolo pubblicato il 11-08-2019 alle 08:34 sul giornale del 12 agosto 2019 - 1751 letture

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