Moresco: Nuova stagione espositiva del TOMAV - "Ch’arsi di foco" personale di Giovanni Gaggia

3' di lettura 18/07/2019 - Milena Becci insieme al direttore artistico del Centro Arti Visive Andrea Giusti, ha deciso di ospitare da domenica 28 luglio, all’interno della peculiare struttura che domina la valle dell’Aso, i lavori di Giovanni Gaggia

Il progetto espositivo segue metaforicamente la linea in ascesa della vita, accompagna la sua pulsazione verso l’alto entro le mura della torre eptagonale di Moresco e fuori di essa.
Tra tracce ematiche e oro la mostra racchiude un percorso che si espande dallo spirituale al materico con rimandi e profondità altre che da sempre emergono nelle opere di Gaggia, in assonanza con il suo essere sin da quando ha determinato di aprire le porte di casa sua ad artisti, critici e curatori che hanno dialogato attorno al tavolo della cucina della sua abitazione. L’artista marchigiano, partendo da un’intima ed innata relazione con il territorio, sempre esistita e naturalmente empatica, si ricollega all’universalità ed alla singolarità di ognuno, in una serie di rimandi associati all’osservazione del paesaggio che si apre all’esterno dei confini architettonici della struttura.
Le Marche sono terra natia di Leopardi e proprio quest’anno si festeggiano i duecento anni della stesura de L’infinito: era il 1819 quando, in cima al Monte Tabor, colle di Recanati che si scorge dall’ultimo piano della torre, il poeta fu ispirato per descrivere la pace, il silenzio e la libertà rara di poter vagare con la mente che ancora oggi, salendo su questo colle, ispirano pensieri felici.
Gaggia riprende parte di un verso tratto da Il primo amore, che occupa una posizione cruciale nel sistema dei Canti, e la ricama su di un arazzo: Ch’arsi di foco. L’amore diviene forza trainante, universale, che dona libertà all’essere umano ed è tanto spirituale quanto carnale.
La traccia ematica dei disegni esposti in mostra, dal tratto delicatissimo, è simbolo di forza ma anche di concretezza della materia, per terminare poi nell'oro e nel primo amore, quindi nell'essenza.
I cuori in ceramica, sui quali cadono gocce dorate, ricordano il ritmo pulsante della vita bloccato nella materia proveniente dalla terra, ed una corda, con moschettoni anch’essi dorati, lega il tutto in un insieme di sinergie e rinvii che conducono all’ultimo piano in cui appare una vetrofania che ci indica la direzione da prendere per giungere nella città che diede i natali a Leopardi, ricordando anche il sentimento che lega due soggetti in maniera forte ed inspiegabile.
Dalla freccia di Apollo all’apice fino al suono che attraversa il TOMAV: un audio diffuso con la registrazione dell’intervento artistico di Gaggia durante la residenza a Buonalbergo riporta le risposte ad un’unica domanda posta dall’artista: qual è stata la prima cosa bella che hai avuto dalla vita?
Da qui è emersa una forte volontà da parte delle persone intervistate di abbattere muri, barriere e confini, verso un infinito che torna guardando all’arazzo ed alla direzione che esso segnala.
Un inno alla vita del singolo e della collettività che attraversa i quattro piani della torre.
Ch’arsi di foco, personale di Giovanni Gaggia a cura di Milena Becci, inaugura domenica 28 luglio alle ore 18.30 e sarà visitabile fino all’8 settembre, da venerdì a domenica dalle ore 18 alle ore 20.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-07-2019 alle 16:05 sul giornale del 19 luglio 2019 - 500 letture

In questo articolo si parla di cultura, comune di Moresco

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/a9MA