"Il Salotto della Fotografia":Fotografia e Fotografi

10' di lettura 14/06/2019 - Continua il viaggio, raccontato da Paola Palmaro, nel vasto mondo fotografico e grazie alla sua esperienza ed alla grandissima passione che nutre per la fotografia, ci fornisce un'attenta analisi riguardo i suoi meccanismi e significati più complessi.

Quanto incide l'influenza dei Social Network sui linguaggi e stili fotografici?
Spero proprio che non ne abbia alcuna, non in modo decisivo Barbara, anche se temo che la superficialità e la mancanza di un confronto, di una dialettica, sia parte fondante dei nuovi ed attuali mezzi di comunicazione e lo diventi sempre di più smembrando quel corpo da cui prendono forma e senso i fatti, gli eventi, le emozioni, i ricordi.
Facebook, molto criticato, è un mezzo straordinario per farsi pubblicità, per avvisare più soggetti possibili sulla realizzazione di mostre ed eventi, per scambiarsi notizie ed idee ma ha limiti insuperabili: viaggia alla velocità delle luce, non approfondisce, non trasmette se non brandelli di informazioni slegate fra loro, non fa riflettere nè scegliere, la velocità con cui si consumano gli scatti ed i pensieri, è tale che sembra una gara a chi mangia più uova sode, alla fine fai indigestione anche solo a guardarli mangiare.
Se non sei attenta ed accorta nella scelta e nell’uso che fai di tutti i dati che ti passano davanti agli occhi come una meteora, se non sai cosa cercare, inutile tentare di usare un mezzo così dispersivo dove non riesci neppure ad andare indietro nella ricerca di scatti per visionarli nuovamente, superando lo spazio temporale degli scorsi sei mesi. Devi continuamente salvare quel che ritieni importante, tutto corre sul filo del rasoio di un oblio cosciente e demenziale nella sua attuazione. Temo perfino che tale effetto boomerang sia cercato e studiato a tavolino, privarci della memoria e smembrarla in tanti pezzi per non riuscire a ricostituire un quadro più generale, per non esercitare il pensiero e l’attività della coscienza umana capaci di comprendere e scegliere dove dirigersi, è come una fotografia con negativo folgorato e bruciato in fase di sviluppo. Siamo bombardati da fotografie, spesso senti il bisogno di riposare la vista, di fermarti, di guardare all’esterno di un album fotografico che diventa la nostra prigione, non vivendo più, se non attraverso gli istanti ed i simboli altrui quel che siamo e desideriamo essere, una proiezione inquietante.
Oggigiorno tutti fotografano, la maggiorparte non bene, a caso, tanto per fotografare, non mi riferisco solo agli autoritratti col cellulare ma a qualsiasi tipo di fotografia.
Tutti o quasi possiedono un cellulare, molti una macchina fotografica e, nell'obiettivo finisce di tutto, quasi mai qualcosa di veramente "utile" e degno di nota,q
uasi mai! Riconosci subito coloro che usano questi mezzi con cognizione di causa ed effetto e ti senti rassicurata quando un fotografo possiede talento ed anima e si amministra con parsimonia senza riempire il suo profilo, le pagine ed i gruppi dei suoi scatti in modo bulimico.
Le persone non sono più abituate a scegliere cosa fotografare, ma si fanno scegliere, influenzare dalle mode passeggere, dal desiderio di mostrare che volenti o nolenti, possono riprendere di tutto, anche le cose più stupide, sentendosi paradossalmente liberi ed intelligenti! C’è chi vuole vendersi al meglio ma anche chi si vende senza sapere a chi e per cosa, questa è la delirante meta che stanno prendendo i social ed i mezzi di comunicazione più in generale.
La grande diffusione della fotografia non è stata come quella dell'educazione scolastica o sanitaria, del cinema o dei musei, dove si raccoglieva l’esperienza creativa umana come coagulo di una memoria colletiva. La fotografia non è paragonabile alla libera fruizione del sapere umano, negli ultimi tre decenni non si è evoluta di pari passo con la coscienza umana delle cose e degli avvenimenti che hanno influito su di essa, piuttosto ha divorato e si è fatta divorare dalle mode.
Ci sono più manuali fotografici pubblicati che apparecchiature fotografiche vendute od usate, peggio, molti si costruiscono un corredo fotografico degno di un professionista e dopo aver tentato di usarlo la prima volta, finisce ricoperto di polvere, mostrandolo agli amici solo per vantarsi, come fosse un bene di lusso da mettere in vetrina, un oggetto che definisce lo stato sociale di appartenenza ed il suo valore sul mercato dell’immagine e non su quello della memoria delle esperienze umane.
Pochi fotografano per passione. Anche tra i professionisti chi fotografa per vivere ha la stessa passione di un droghiere che vuole arrivare a fine mese in attivo con la vendita dei suoi prodotti. Quando è arrivato o si sente tale, sono davvero troppo pochi coloro che crescono, si evolvono, che fotografano non smettendo mai di mettersi in discussione in modo creativo ed innovativo con il mondo delle idee e dei fatti storici sia quotidiani che universali.
Esiste una linea di confine tra fotografia amatoriale e professionistica, anche se non sempre facile da distinguere, da cosa viene definita oggi?
No, per me non esiste, i ruoli spesso si confondono e qualche volta il talento e l’esperienza vengono boicottati dagli stessi fotografi, pronti a donare un occhio per ottenere fama e gloria.
L'emulazione o la sicurezza di essere arrivati fa vittime illustri, vedi lavori che si ripetono nel tempo cambiando solo colori, cornice, ambientazione, sempre e solo gli stessi schemi.
L'entusiamo invece qualche volta fa miracoli ed è accompagnato da un'umiltà che paga più di quanto si creda. Ho conosciuto viaggiatori fantastici che fotografavano per memorizzare gli incontri avvenuti, quello che avevano provato conoscendo una cultura diversa da quelle di appartenenza come pure patetici impresari di sè stessi che provavano a svendere un talento inesistente rivestendolo di buone intenzioni, di lustrini ed effetti ottici creati ad hoc.
La fotografia cerca di conquistare il tempo, si lavora per vendere un prodotto su commissione o per proprio conto, non c'è nulla di male in questo fino a quando non menti a te stesso e spacci per nuovo quel che già avevi realizzato in passato o peggio avevano realizzato altri prima di te. Tutto ciò si fonda sull’ignoranza, nel senso di ignorare, di non informarsi, di non approfondire un argomento che ti interessa, lasciandoti influenzare da maestri di pensiero poco attendibili o da mode.
Altro discorso è il plagio. Prima o poi trovi quella foto che ha dato ispirazione ad una reinterpretazione, nel migliore dei casi, od al plagio conclamato, se giri nel web, su molti motori di ricerca, se frequenti mostre, se leggi libri fotografici, non immagini quante fotografie scovi che sono state ispiratrici di pseudo fotografi, Qualcuno le propone come sue in modo talmente sfacciato, sembrano non conoscere vergogna. La mole di condivisioni è tale che non riesci a stare dietro al ritmo del succedersi di ogni post e quindi spesso a distanza trovi quella data foto che ti pare di aver visto ma un poco diversa, cambiata, con un altro nome a latere del frame.
La fotografia amatoriale è alla ricerca di continue conferme, di ricevere uno status che la renda ancor più preziosa agli occhi stessi di chi la pratica.
Per me ha un gran valore, si evince da chi ha poca esperienza come le persone guardino la realtà attraverso l'obiettivo per capirla e riconoscerla, all'inizio della loro avventura sono così pieni di entusiasmo e di inventiva che ti rende felice conoscere i loro lavori, con tutti i loro limiti, più tecnici che umani. I neofiti hanno l’attitudine a sperimentare e senza saperlo trovano il loro stile, riescono a capire cosa fare e come ottenerlo, questo amo di loro, la tenacia e la gioia di provare un nuovo linguaggio.
Alcuni neofiti hanno talento da vendere e fin dalle loro prime foto amatoriali lo riscontri, altri tendono a sbiadirsi, come certe copie, ed imitano senza mai farsi coraggio per personalizzare il loro modo di guardare attraverso l'obiettivo, mettendosi in discussione poco o nulla.
Per me è un privilegio poter seguire i secondi e scovare il loro stile, capire cosa li animi o li interessi veramente. Come è un privilegio imparare a capire il percorso di professinisti che a testa bassa nei decenni si sono spesi per migliorare e crescere. Trovarli tra i vivi è una promessa, una preghiera da mantenere che si spera assolvano, trovarli tra i morti è il riconoscimento di quanto abbiano fatto ed influito nell’evoluzione della scrittura di luce e delle sue forme artistiche più vicine come il cinema.
Quali sono per te gli ingredienti per rendere un'immagine efficace e potente?
Studio da anni la storia della fotografia ed oggi come oggi, vedo fotografie esteticamente perfette, ben composte, che però non dicono niente. Una buona fotografia racconta sempre qualcosa, magari solo l'autore ma non è poco anche in questo caso, come un buon racconto di Cecov, comunica, ti svela stati d'animo, vissuti, dettagli imperdibili. Una bella fotografia al contrario ti trasmette la sua perfezione stilistica ma il più delle volte non comunica nulla di utile. Un'immagine è "forte", "intensa", puoi donarle qualsiasi aggettivo ma la sua efficacia è direttamente proporzionale alla sincerità ed all’entusiasmo, alla cura ed alla forza del progetto con cui il fotografo ha deciso di dare corpo alle sue intuizioni ed idee, se ti vuole comunicare qualcosa ci riuscirà, su di lui puoi contare sempre ad ogni suo scatto.
L'efficacia di uno scatto per me è inversamente proporzionale alla tecnica usata, puoi scrivere dei bei pensierini e non dire nulla, puoi catturare quel che ti ha colpito come un fulmine a ciel sereno senza declinare bene il complemento oggetto della tecnica e dei suoi derivati come il ritocco fotografico. Che si tratti di bellezza, di umanità, di tragedie, di amore, importa solo quello che hai percepito dal contatto con un soggetto od un luogo, se sei stato capace di comunicare quel che hai provato di fronte ad essi e di farci sentire le loro voci ritraendoli. Quando avevi la pellicola dovevi ragionare prima di scattare, nell’era digitale puoi cancellare le foto sbagliate, puoi ritoccarle, fare scatti multipli, a raffica. Non pensi che potresti sprecare un pezzo di pellicola, che devi impostare diaframma, iso, zoom, composizione, pensare ed agire alla velocità della luce che vuoi catturare. Puoi sbagliare all’infinito tanto cancelli e ricominci da capo senza colpo ferire. L’era digitale ha creato una nuova evoluzione artistica della fotografia ma ha pure annullato l’attività cerebrale ripetendo all’infinito gli errori, tanto li correggi, e non evolvendo per migliorarsi, tanto puoi ritoccare una foto. Sta tornando di moda l’analogico, la camera oscura, spero che i due movimenti possano convivere senza venire messi in discussione da chi cerca la via più facile oppure vuole in modo snob evidenziare le proprie differenze dalla massa di fotografi che optano per il cellulare e non conoscono un apparecchiatura fotografica più complessa di una compattina, nè i risultati stimolanti che tale ricerca potrebbe donar loro.






Questo è un articolo pubblicato il 14-06-2019 alle 19:45 sul giornale del 15 giugno 2019 - 453 letture

In questo articolo si parla di cultura, articolo, Barbara Palombi

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