"L'angolo della Psicologa": Non comunicare credendo di comunicare

2' di lettura 27/05/2019 - Uno dei bisogni principali dell’essere umano è quello di riconoscere la propri identità nella vita di relazione sia nell’ambiente sociale sia in quello mediale.

Nelle amicizie in rete come in quelle della vita quotidiana, c’è uno scambio comunicativo, ma occorrerebbe sempre valutare il fine della relazione e la qualità della conversazione in corso, cosa assai più difficile se non si ha davanti l’interlocutore che dovrebbe inviare feedback non verbali e paraverbali. Fingiamo di comunicare on line, intrecciamo conversazioni sul web credendo di essere impegnati in una vera conversazione con un altro essere umano, ma se riflettiamo perché ci piace questa modalità? Conversare con l’altro, seppur possa sembrare un atto automatico, risulta faticoso e difficile, soprattutto quando siamo incalzati dalle domande se dall’altra parte c’è un interlocutore esperto, per cui continuamente mettiamo in atto tentativi di ridefinire la nostra identità. Questo accade perché per definire noi stessi abbiamo bisogno dell’altro, per cui sono di fondamentale importanza le relazioni umane. Nel web però noi ci costruiamo un’identità fittizia, che ci dà la possibilità di sottrarci alla costruzione del vero , sia che messaggiamo su una chat sia che inviamo messaggi , sottraendoci ad una conversazione reale. Pertanto la tecnologia ci permette di camuffare la nostra identità , ritoccandola ogni qual volta che vogliamo. La tecnologia sfrutta la nostra vulnerabilità e ci offre l’illusione che possiamo stare in compagnia anche quando in realtà siamo soli, nascondendo il vero problema: la paura delle solitudine. Quando siamo on line abbiamo l’illusione di stare in compagnia, di avere qualcuno dall’altra parte che ci comprende e che condivide le nostre stesse idee e schemi mentali che foggiano la forma mentis di ognuno . Eh si, perché gli schemi ci orientano ad avere una rappresentazione di noi stessi e dell’altro, come se fossimo degli attori impegnati ad impersonare dei ruoli, perdendo così di vista la nostra identità. Deleghiamo al web la nostra esigenza di manifestare le informazioni più intime, che forse nella realtà non avremmo il coraggio di comunicare, pertanto in quel momento ci sentiamo liberi e appagati. I pensieri dichiarati su Facebook, le fotografie su Instagram, le dichiarazioni riportate su Twitter o filmati riprodotti su Youtube sono l’espressione non dichiarata e inconsapevole di un bisogno di riconoscimento che ci dà l’impressione di condividere con gli altri qualcosa di nostro, in realtà crediamo solo di comunicare!






Questo è un articolo pubblicato il 27-05-2019 alle 07:26 sul giornale del 28 maggio 2019 - 1125 letture

In questo articolo si parla di psicologia, cultura, articolo

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