"L'Angolo della Psicologa": Violenza negli asili: come affrontare le conseguenze!

17/04/2019 - Sempre più frequentemente assistiamo a violenze fisiche e psicologiche in contesti che dovrebbero essere di crescita, protezione e supporto per i bambini.

La cronaca in questi ultimi tempi ci ha reso sempre più partecipi di azioni di violenza sia fisica che verbale nei confronti dei bambini da parte di educatrici e maestre di asili nido.
Questi fatti hanno incrementato l’esigenza di porre maggiore attenzione su alcuni segnali che potrebbero essere colti preventivamente, in modo da poter gestire nel migliore dei modi queste situazioni incresciose e traumatiche per un bambino piccolo.
La scelta di iscrivere un bambino all’asilo nido va sempre incoraggiata, perché costituisce un contesto di socializzazione allargata, dove gli stimoli saranno sicuramente maggiori rispetto ad un ambiente domestico, in questo ambiente il bambino dovrebbe imparare ad esprimersi e a rapportarsi con gli altri nella misura più opportuna.
I genitori devono essere sempre degli attenti osservatori per poter rilevare qualsiasi minimo cambiamento nel comportamento del proprio figlio, devono sempre poter recepire all’interno dell’asilo calore, accoglienza, desiderio di scambio da parte delle maestre, imparare a parlare con i bambini per capire se si divertono, se c’è una maestra preferita oppure una che non piace.
Si può rivolgere l’attenzione su diversi aspetti, senza però necessariamente legare questi cambiamenti a maltrattamenti o a trascuratezza, ma attuando un monitoraggio più analitico. Nell’area del gioco potrebbero iniziare a vedere il proprio figlio che maltratta i giocattoli, rompendoli o tirandoli con rabbia; relativamente alla sfera del sonno, potrebbero essere frequenti i risvegli notturni o una difficoltà a prendere sonno; riguardo alla sfera alimentare, si potrebbero verificare inappetenza, rifiuto del cibo associato a comportamenti non adeguati come rovesciare il cibo a terra o sbattere un piatto.
Qualora questi cambiamenti poi vengano confermati da fatti reali di maltrattamento o inadempienze da parte delle educatrici, nel genitore potrebbe generarsi un senso di colpa e di rabbia , fino a farlo sentire responsabile di ciò che è accaduto e incapace di affrontare la situazione.
Questa fragilità emotiva associata ad elevato livello di ansia non fa che ripercuotersi negativamente sul bambino che a sua volta reagisce con la paura, l’isolamento e la tristezza.
Un adulto non deve isolarsi, bensì parlare del suo vissuto, condividere le emozioni negative affinché si possa lavorare sul senso di colpa, sulla fiducia e sull’autostima che va sempre recuperata.
Il tentativo di sottacere da parte del genitore può coincidere con una chiusura emotiva nel figlio, per cui va anche stimolato il dialogo con il bambino, cioè l’espressione del proprio stato emotivo-affettivo attraverso il gioco e il disegno per permettere che lui si senta compreso e rassicurato. Inoltre il bambino dovrebbe continuare a fare la vita che faceva prima, senza isolarlo, continuare a portarlo dai nonni, dagli amici cari e dai parenti e fargli frequentare i coetanei.






Questo è un articolo pubblicato il 17-04-2019 alle 15:59 sul giornale del 18 aprile 2019 - 401 letture

In questo articolo si parla di psicologia, cultura, bambini, genitori, famiglia, giochi, asilo, maltrattamenti, articolo

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